L’AQUILA – A causa di un provvedimento della prefettura di Roma che ha revocato il certificato antimafia all’azienda Safab, rischiano la mobilità 30 lavoratori che dovevano lavorare alla galleria Serralunga, un’opera da 25 milioni di euro, che consentirebbe il collegamento viario tra Campo Felice e l’Altopiano delle Rocche.
L’azienda che si è aggiudicata la commessa, è stata costretta a sospendere i lavori a causa per la revoca del certificato. Da quanto si è appreso, rispetto a una vecchia gestione, indagata, l’azienda ha cambiato i responsabili e la forma societaria, da Srl a Spa, ma non è servito a evitare la mannaia della procura. L’interdittiva sarebbe infatti scattata perché una persona del collegio sindacale appartiene ancora alla vecchia conduzione.
I nuovi responsabili della Safab hanno però presentato ricorso al Tar del Lazio, che ha fissato l’udienza per il 24 marzo, e si dicono tranquilli in quanto secondo loro quella persona non fa più parte della società.
Nel frattempo, però, 30 lavoratori, specializzati in lavori nelle galerie e provenienti dalla Marsica, da Teramo e da Rieti, stanno concludendo la cassa integrazione per ricevere le lettere di messa in mobilità.
La normativa in questi casi non permette di concedere gli ammortizzatori sociali ai dipendenti, che ne possono usufurire solo in caso ci fossero provvedimenti penali.
Venerdì scorso a Roma, il segretario provinciale aquilano della Fillea-Cgil, Rita Innocenzi, ha partecipato a una riunione sulla situazione della Safab.
”Chiediamo un incontro al ministero del Lavoro – lancia l’appello – per salvaguardare i posti di questi lavoratori. È importante la legalità e ne siamo convinti. Ma dobbiamo dare delle garanzie alle maestranze che vedono il loro posto di lavoro sfumare”. (s.cas.)





