L’AQUILA – Rischio ricorsi e contenziosi all’orizzonte, di spaccature insanabili, che renderanno un calvario il percorso che dovrà portare alle elezioni del nuovo presidente dei costruttori della provincia dell’Aquila, destinate a slittare a settembre nella migliore delle ipotesi.

È il giorno dopo la tempesta, all’Ance provinciale dell’Aquila, ma senza cielo sereno, a seguito della clamorosa ma inevitabile decisione, da parte del presidente uscente Adolfo Cicchetti,  d’intesa con il direttore Lucio Cococcetta, di rimandare il voto per il nuovo vertice dei costruttori a data da destinarsi, a solo tre giorni dalla data prefissata, sabato prossimo, con in corsa, oramai lanciatissimi, Marino Serpetti, 61enne geometra patron della Todima Srl  ed Eliseo Iannini, 62enne architetto e patron dell’omonimo gruppo.

Questo a seguito di “suggerimento” arrivato dai probiviri dell’Ance nazionale, Marco Buriani,  Alessandro Cherio e Riccardo Giustino, di posticipare la data fissata per l’assemblea elettiva, al fine di svolgere una più approfondita valutazione della posizione, di uno dei due candidati alla Presidenza alla luce di “alcuni dubbi in merito alla sussistenza dei requisiti necessari a ricoprire tale ruolo”. Dubbi in merito ai requisiti dei candidati che invece non sono emersi dall’istruttoria dei probiviri provinciali, Armido Frezza, Luciano Bartolucci e Tonio Di Giannantonio.

Una riunione urgente è stata convocata da Cicchetti per lunedì prossimo, per valutare il da farsi, con nuova data che sarà probabilmente fissata a settembre, per far decantare una situazione esplosiva e dare tutto il tempo ai probiviri nazionali di valutare la bontà dell’operato dei Probiviri aquilani, come ha sottolineato Cicchetti in una nota diramata ieri.

Ma non sarà facile: la bomba è esplosa da una segnalazione partita da Ettore Barattelli, costruttore aquilano e lui stesso ex presidente dell’Ance provinciale e che sostiene Serpetti. Tanto che si può ipotizzare che la richiesta della verifica dei requisiti riguardi il candidato Iannini. Come rivelato da questa testata, venuta in possesso di una lettera dei probiviri allo stesso Barattelli di ieri 30 giugno.

Una legittima istanza, propria di un iscritto, quella di Barattelli, che però in un clima di piena campagna elettorale, non può non essere letto dalla parte concorrente, come un “colpo basso”, un “atto ostile”, che sarà difficilmente sanabile. Con buona pace della posizione assunta dall’Ance in questi mesi, ed anzi anni, sempre volta a minimizzare, per non dire a escludere categoricamente, spaccature nell’associazione costruttori che ha ruolo da protagonista in uno dei cantieri più grandi d’Europa, quello del cratere sismico 2009 e ora anche del post-terremoto 2016 e 2017.

Ma c’è dell’altro: nella lettera dei probiviri nazionali a Barattelli, si fa esplicito riferimento, “alla documentazione trasmessa, e in particolar modo le sentenze allegate”,  aggiungendo dunque che “alla luce delle informazioni fornite, riteniamo che sia necessario svolgere un più approfondito esame della questione, al fine di verificare che nel caso specifico non ricorrano effettivamente condizioni di ineleggibilità”.

Dunque ora potrebbe palesarsi il rischio di ricorsi, sia in caso di clamorosa esclusione del candidato “sotto osservazione”, sia in caso contrario, con il suo restare in pista. Il vaso di Pandora è stato infatti aperto, e una competizione che doveva dispiegarsi solo sul fronte delle idee programmatiche, rischia insomma di deragliare su quello della giustizia amministrativa.

Cicchetti in una nota ha evidenziato che “la momentanea sospensione non era un obbligo, ma un rispetto dovuto ad una autorità garante del Codice Etico associativo”, necessaria  a sgombrare il campo da ogni dubbio sia formale che sostanziale”, e ha preso le difese dei probiviri aquilani, e del loro “lavoro accurato e coscienzioso in cui confido, conoscendo la statura umana e professionale dei nostri decani. Per le elezioni non abbiamo fretta, ci preme piuttosto che siano trasparenti e rappresentative di tutti i costruttori che nella provincia operano non solo come imprenditori, ma spesso come mecenati e importanti motori economici”.

I probiviri nazionali  nella lettera richiamano “il dettato normativo contenuto nell’art. 18 del Codice, in base al quale ‘al fine di rendere effettiva l’applicazione dei principi sanciti nel presente Codice, è preclusa la possibilità di ricoprire cariche elettive ovvero di rappresentanza esterna ai soggetti che si siano resi colpevoli di gravi condotte’. Nello stesso senso, il successivo articolo 23 stabilisce che ‘I Probiviri devono comunque disporre la decadenza dell’eletto o nominato dalla carica ricoperta e/o dall’incarico rivestito nel caso di sentenza di condanna penale anche se non definitiva per uno qualsiasi dei reati previsti nell’Allegato 1′”.

“La ratio delle disposizioni richiamate è evidentemente quella di assicurare una particolare tutela alla reputazione della classe imprenditoriale e dell’intero sistema associativo, precludendo la possibilità di ricoprire determinati incarichi a coloro i quali, per motivi personali, professionali o oggettivi, possano danneggiare l’immagine della categoria”, concludono i probiviri nazionali.