AMATRICE – La città dell’Amatriciana fuori dal Lazio? Per ora, è un’ipotesi, ma sempre più concreta.
Mercoledì prossimo, un Consiglio straordinario del Comune di Amatrice (Rieti) dovrà dare il via libera all’ordine del giorno proposto dal sindaco, Sergio Pirozzi: effettuare un referendum consultivo per decidere se rimanere nella Regione Lazio o passare a un’altra.
E, geograficamente, potrebbero essere le Marche o l’Abruzzo la prossima destinazione. Abruzzo di cui, peraltro, Amatrice ha fatto parte fino al 1927, compresa nella provincia dell’Aquila.
Dal 1265 al 1861, per circa 600 anni, inoltre, è stata parte integrante del Giustizierato d’Abruzzo e della provincia Abruzzo Ultra II, nel distretto di Cittaducale, con capoluogo L’Aquila.
La causa scatenante di questa sobillazione sono state le decisioni della Regione Lazio sull’ospedale Grifoni di Amatrice, destinato a diventare una casa della salute.
“Per ora, chiediamo al consiglio il via libera al referendum – spiega al quotidiano Il Messaggero il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi – e poi si deciderà cosa fare. Vediamo cosa pensano i residenti e, poi, le risposte dalla Regione. Ci limitiamo a chiedere un parere sull’uscita dal Lazio”.
Amatrice è un nome noto in Italia e nel mondo sia per le bellezze naturali del paesaggio e, poi, per il piatto, l’Amatriciana appunto, tra i simboli della cucina nazionale.
Tra l’altro, quest’estate L’Aquila Calcio è stata in ritiro proprio ad Amatrice.
“In realtà, è tutto il Reatino a essere penalizzato – sottolinea Pirozzi – dalla sanità alle mancate realizzazioni sulla viabilità, ma il tema del Grifoni è troppo importante. La Regione ha considerato, per le decisioni sulla sanità, come aree disagiate, Subiaco, Monterotondo e Bracciano e non Amatrice, dove c’è l’unico ospedale del Lazio oltre i mille metri, in una zona a rischio sismico uno. Una scelta incomprensibile. Ci sentiamo mortificati e, per questo, proponiamo un referendum”.
Nel 2008, sempre nel Reatino, lo stesso strumento venne utilizzato a Leonessa: quando la domanda era se passare o meno dal Lazio all’Umbria.
In quella occasione, sui 2.290 elettori, andarono alle urne in 1.207: i “sì” furono 926 ma, sarebbero dovuti essere 1.146 per avviare la procedura per il cambio amministrativo.
Nel 2012, infine, il Comune di Antrodoco aveva mostrato l’intenzione di rientrare in Provincia dell’Aquila, incassando anche il placet del presidente, Antonio Del Corvo, ma poi non se n’è fatto più nulla.



