L’AQUILA – “Anziché valorizzare il territorio per fini economici, lo stiamo semplicemente vandalizzando: bisogna studiare il modo di garantire alla Piana di Campo Imperatore un accesso controllato nei periodi di maggiore affluenza. A ciò si può provvedere con l’istituzione di un pedaggio”.
E’ un passaggio di una lettera a firma di un semplice cittadino, Bruno Dante, ai Comuni di Castel del Monte, Calascio e Santo Stefano di Sessanio, tutti in provincia dell’Aquila. La lettera riporta alla ribalta una proposta più volte avanzata, e non solo dal fronte ambientalista: regolamentare e limitare l’accesso di automobili sugli altopiani di Campo Imperatore, nel cuore del Parco nazionale del Gran Sasso Monti della Laga.
Atttraverso ad il pagamento di un pedaggio, o anche con l’istituzione di bus navetta. Istanze che hanno preso forza soprattutto a seguito dell’incendio, provocato da un barbecue ‘selvaggio’, che nel 2017 ha mandato in fumo ettari di pinete, in occasione della Rassegna degli ovini a Fontevetica, che grandi polemiche ha suscitato, vista la mancata gestione di migliaia di presenze.
Signori Sindaci, quale componente della comunità locale di Castel del Monte mi sia consentito suggerire alle SS.VV. un diverso uso della Piana di Campo Imperatore.
“Prioritariamente, mi preme ricordare che la legge 168 del 2017 – Norme in materia di diritti collettivi- riconosce ai cittadini che vivono in un territorio soggetto ad uso civico il diritto di proprietà e di godimento dei beni di uso collettivo. Pertanto, quantunque questi beni fossero amministrati dai Comuni, i loro legittimi proprietari non sono i Comuni stessi, né lo Stato, né tantomeno le Regioni, bensì le popolazioni che vivono su quel territorio. I cosiddetti naturali del luogo.
Fatta questa necessaria precisazione, la stessa legge precisa che la comproprietà ha carattere inter-generazionale e che la stessa rappresenta elemento fondamentale per la vita e lo sviluppo delle collettività locali.
Pertanto le azioni che le SS.VV. sono chiamate a svolgere hanno un duplice obiettivo: primo, quello di salvaguardare il patrimonio naturale allo scopo di tramandarlo alle future generazioni; secondo, quello di utilizzare il bene per finalità economiche, senza tuttavia comprometterne la elevata valenza naturalistica.
A mio modo di vedere le azioni che in questo momento le SS.VV. stanno esercitando sulla Piana di Campo Imperatore non perseguono nessuno dei due obiettivi. Da un lato il territorio è sottoposto ad un uso quantomeno spregiudicato da parte di avventori che, con mezzi di ogni genere, invadono la prateria, ne danneggiano il manto erboso e vi lasciano rifiuti non biodegradabili.
Dall’altro, qualche operatore turistico lo ha trasformato in un selvaggio west, con l’accensione di fuochi all’aperto, sebbene fossero severamente vietati dalla legge. In poche parole, anziché valorizzare il territorio per fini economici, lo stiamo semplicemente vandalizzando.
Si pone quindi il problema di ricondurre l’uso del NOSTRO territorio nei modi confacenti alla sua natura di zona protetta. E due sono le cose che possiamo e dobbiamo fare. Primo, il rispetto delle regole.
Perché a nulla può servire la cartellonistica che invita a servirsi dei sentieri, a non accendere i fuochi, a non parcheggiare sul prato, se manca l’agente che presiede al controllo ed alla repressione dell’infrazione. Secondo, la limitazione degli accessi in numero compatibile alla capacità del territorio.
È certo che l’altopiano è vasto e può contenere migliaia di visitatori, ma non bisogna dimenticare che si tratta pur sempre di una zona protetta che esige rispetto ambientale.
Allora bisogna studiare il modo di garantire alla Piana un accesso controllato nei periodi di maggiore affluenza. A ciò si può provvedere con l’istituzione di un pedaggio a pagamento, con parchimetro o barriere fisse, da porre in essere sulle due principali strade di accesso alla Piana: la strada provinciale di Santo Stefano di Sessanio e la strada regionale di Castel del Monte.
Dal pagamento del pedaggio dovrebbero essere esentate le seguenti categorie di utenti: i naturali del luogo, da definire con apposita regolamentazione; coloro che vi accedono a piedi; coloro che vi accedono con un accompagnatore turistico; coloro che vi accedono in determinati orari del giorno (prima delle 9 e dopo le 17).
Le modalità del pedaggio possono essere tranquillamente copiate dai tanti Comuni che l’hanno istituito e, per ultimo, non bisogna sottovalutare l’entrata economica che ne deriverebbe per i Comuni beneficiari”.



