L’AQUILA – Ciò che è accaduto la notte scorsa in Garfagnana è anche il “frutto avvelenato della sentenza dell’Aquila” sulla commissione Grandi rischi.
Lo dice il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, ribadendo che non si tratta né di un “eccessivo allarmismo” né, tantomeno, di uno “scaricabarile” tra istituzioni che non vogliono assumersi le proprie responsabilità.
Centinaia di persone, ieri sera, hanno dormito nelle loro auto nei centri della Garfagnana colpiti dal terremoto del 25 gennaio e dove si era prospettata la possibilità di nuove scosse.
Molti altri hanno trovato alloggio in strutture sportive o scuole, che erano state predisposte dopo l’allarme di ieri sera.
Era stato l’invio di uno studio dell’Ingv alla Protezione civile, che lo aveva trasmesso a sua volta alle regioni, a suggerire alla Provincia di Lucca di contattare i sindaci perché informassero i cittadini delle possibili nuove scosse.
Per tutta la notte è stata attiva la sala operativa predisposta dalla prefettura e dalla Provincia di Lucca.
“Con il senno di poi è facile dire che si doveva fare in maniera diversa – dice Gabrielli – in tutta questa vicenda gli unici che non devono subire le conseguenze delle polemiche sono i sindaci, che hanno agito in maniera corretta”.
È innegabile, però, che L’Aquila ha cambiato il modo di agire e di pensare.
“Il frutto avvelenato di quella vicenda – dice Gabrielli – sta nell’atteggiamento che da allora in avanti verrà tenuto. E nel caso dell’Ingv, la preoccupazione che ogni informazione possa essere utilizzata come una sottovalutazione, fa sì che se si deve dire A si dice A+. Si mettono le mani avanti e noi dobbiamo fare i conti con questa situazione”.
Quanto al dipartimento, “cosa avremmo dovuto fare?”, chiede ironicamente Gabrielli. “Tenere le informazioni nel cassetto. Noi abbiamo deciso, nell’ottica della più totale trasparenza che abbiamo da sempre adottato, di renderla pubblica. Se questo è allarmismo, allora andatelo a dire ai sei imputati dell’Aquila”.
CIALENTE: ”SI’ AGLI AVVISI MA VA MESSO IN SICUREZZA IL PAESE”
“Mettere sull’avviso va bene, ma va messo in sicurezza l’intero Paese”.
Lo ha detto il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, interpellato in merito a quanto accaduto la scorsa notte in Garfagnana.
Il problema, ha detto Cialente, è che “per una notte, per quattro, per cinque notti si può fare, poi c’è la vita di una città che continua e parlo di scuole ospedali uffici e quindi, in Italia, rimane un grande tema: c’è bisogno di una grande operazione per la manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici”.
Operazione di manutenzione “sugli edifici pubblici e privati – ha spiegato il sindaco dell’Aquila – con investimenti diretti, crediti di imposta o agevolazioni. Per esempio all’Aquila il patrimonio più danneggiato è stato quello di scuole e uffici”.
Mettere in sicurezza anti-sismica il patrimonio italiano, secondo il primo cittadino della città che subì il tragico sisma del 6 aprile del 2009, “determinerebbe anche il rilancio dell’economia e dell’occupazione”.
“Se io avessi saputo del rischio di un sisma la notte del tragico terremoto, quando provai a chiamare la protezione civile regionale, avrei fatto la stessa cosa dei sindaci della Toscana”, ha detto poi Max.
GIULIANTE: “MEGLIO GLI ALLARMI CHE I MORTI”
“Quando un sindaco, prima autorità di protezione civile, afferma che il proprio operato é un atto dovuto a tutela dei cittadini, tale giudizio non può né deve essere messo in discussione”.
Lo afferma l’assessore alla Protezione civile della Regione Abruzzo, Gianfranco Giuliante, commentando le parole del capo dipartimento Franco Gabrielli successive agli allarmi sisma diffusi in Garfagnana.
“Si è anche chiarito a sufficienza che la cosiddetta sentenza dell’Aquila non voleva né poteva essere un giudizio sulla scienza”, dice Giuliante, rispondendo a Gabrielli che ha parlato di “frutto avvelenato”.
“In ultima analisi, e dovendo e potendo scegliere, è sempre preferibile un’azione di allarme in eccesso, che al massimo può provocare disagio, a un profilo non allarmistico che in qualche circostanza ha provocato morti”, conclude.



