L’AQUILA – “Nel rifiuto del vaccino agiscono purtroppo paure immotivate, che sono smentite dai numeri, da una grande mole di ricerche, dalle evidenze scientifiche”.
La riflessione arriva dal dottor Alessandro Grimaldi, primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, da due anni sul fronte della pandemia di coronavirus, che ha colpito in Abruzzo 231.000 persone, provocando 2.836 morti, di cui 583 in provincia dell’Aquila, nei cui reparti covid sono attualmente ricoverati 91 pazienti.
In una situazione in cui secondo le elaborazioni di Lab24, c’è un terzetto di regioni dove la quota dei non vaccinati ultra 50enni è superiore al 10%: sono Calabria (10,63%), Abruzzo (10,24%) e Sicilia (10,02%).
Persone che non sono in regola l’obbligo vaccinale introdotto dal Governo e scattato il 1° febbraio “al fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell’erogazione delle prestazioni di cura e assistenza”. E che dal 15 febbraio incorreranno anche in sanzioni da 100 euro, oltre a subire come tutti gli altri non vaccinati, limitazioni e preclusioni, nella vita quotidiana e nel lavoro, che pongono interrogativi sull’opportunità politica e sanitaria, creando ulteriori spaccature in una popolazione già provata da crisi economica ed energetica.
L’Abruzzo è in linea con la campagna vaccinale italiana, con il 94,7% degli over 80 con ciclo completo e 84,3% con il booster o “terza dose”, il 93,4% nella fascia dai 70-79 anni e l’84% con booster, 84,4% nella fascia 30-39 anni, 84,7% nella fascia dai 40-49 anni, 89,7% nella fascia dai 20 ai 29 anni.
Attingendo dalla sua esperienza diretta, Grimaldi spiega che uno dei motivi per cui molta gente non vuole vaccinarsi risiede “nella paura delle allergie, che si sono patite in passato magari assumendo determinati farmaci. Proviamo a spiegare che è una paura infondata e comunque c’è sempre la possibilità di sottoporsi a visite precauzionali. Essere intolleranti ad un determinato farmaco, non significa in nessun modo che si debba essere intolleranti ai vaccini”.
C’è poi il timore dei famosi effetti collaterali: “Se andiamo a vedere a livello mondiale con miliardi di somministrazioni questi effetti collaterali sono davvero in un numero assolutamente minimi – spiega però il dottor Grimaldi -, inferiori a quelli provocati da farmaci di larga diffusione come ad esempio l’aspirina, che usiamo da decenni. Certo si sono verificati complicanze come miocardite e pericarditi, che vengono provocate anche in casi minimi dal vaccino antinfluenzale, ma sono di una tipologia molto lieve e di scarsa durata, che di solito spariscono in breve tempo non lasciando strascichi”.
Va poi sfatato il mito secondo il quale i vaccini anti covid sarebbero “sperimentali” dunque “non sicuri”.
“L’rna messaggero alla base di questi vaccini, sono studiati da anni, l’unico valore aggiunto ottenuto grazie alla ricerca di Biontech e Moderna è che si è trovato il modo di veicolarli all’interno delle cellule. Non sono usciti dall’oggi al domani, del resto in medicina c’è sempre un’evoluzione logica, non si improvvisa nulla, al netto di intuizioni e scoperte geniali”.
C’è poi la vulgata secondo la quale un vaccino mrna modifica il dna, anche qui con effetti “devastanti” per il sistema immunitario.
“Premesso che un eccesso di immunizzazione potrebbe portare a rischi, è assolutamente destituito di fondamento anche questa affermazione: la proteina spike il frammento di rna messaggero che viene inoculato protetto da un involucro lipidico, insegna per così dire alle cellule a produrre anticorpi specifici per contrastare poi il virus. Il dna non subisce nessuna modifica, non lo si modifica in questo modo…”.
In base agli ultimi dati aggregati, la media annuale dei decessi in Europa è di 3,7 milioni. La pandemia ha aumentato del 10 per cento quel dato. Ma l’effetto benefico dei vaccini ha diminuito del 47 per cento le morti, rispetto alle ondate in cui non esisteva ancora questa protezione da Sars-CoV-2. Tutto ciò è avvenuto nonostante, nella seconda parte del 2021, non vi fossero più misure di contenimento come il lockdown o le zone rosse. E nonostante la presenza di varianti maggiormente contagiose.






