L’AQUILA – Fratelli d’Italia è pronta a sbarcare in Consiglio regionale con un gruppo di almeno quattro-cinque consiglieri transfughi del Popolo della libertà.

Un piano che, nonostante Fdi sia una nuova formazione di area centrodestra, potrebbe complicare gli equilibri all’Emiciclo e creare seri grattacapi alla maggioranza che governa la Regione dalla fine del 2008. Maggioranza che ha già avuto alcune defezioni.

L’annuncio verrà dato nei prossimi giorni e, anche se gli interessati mantengono le bocche cucite, la cosa sembra praticamente fatta.

Nella nuova formazione, guidata a livello nazionale dal trio Giorgia Meloni, Guido Crosetto e Ignazio La Russa, aderiranno sicuramente l’assessore Paolo Gatti, che pure aveva flirtato con l’Udc, destinato a fare il capolista alle elezioni politiche del 24 febbraio prossimo, Emiliano Di Matteo e Alessandra Petri.

Gli altri che stanno per sciogliere la riserva sono Luca Ricciuti, Emilio Iampieri e Lorenzo Sospiri.

Per Gatti e Di Matteo si tratta di una scelta strategica: il primo è da tempo vicino alla Meloni e nell’ipotesi che vada in Parlamento riverserebbe buona parte del suo consenso elettorale (circa 10 mila preferenze nel dicembre 2008) al conterraneo Di Matteo.

Per la Petri, invece, valgono logiche “familiari”. Il fratello della consigliera, Roberto, dal 2008 al 2011 è stato capo della segreteria di La Russa, ai tempi in cui ricopriva l’incarico di ministro della Difesa, prima di diventare consigliere di amministrazione dell’Eni.

Con questi tre cambi di casacca, verrebbe così fortemente ridimensionato lo squadrone del Pdl portato dal governatore Gianni Chiodi all’Emiciclo come “dono” della sua provincia: già in due hanno fatto le valigie, l’assessore Giandonato Morra, transitato nella Destra, e Berardo Rabbuffo, in Futuro e Libertà.

Ora, con l’uscita di Gatti e Di Matteo, dei teramani resterebbero solo il capogruppo, Lanfranco Venturoni, e l’assessore esterno Mauro Di Dalmazio, che non può votare in Consiglio regionale.

Ma il nuovo gruppo potrebbe arrivare a contare su cinque consiglieri, con la prospettiva di altre annessioni, visti i mal di pancia di altri inquilini di palazzo dell’Emiciclo. Per i tre che stanno meditando ci sono argomentazioni valide per un cambio di casacca.

L’aquilano Ricciuti da tempo si trova a disagio dentro il Pdl, di cui non ha condiviso la linea filo-Monti mantenuta fino alla crisi di governo e la scarsa presenza del partito nel dibattito sulla ricostruzione della sua città. Per lui sarebbe pronto il numero 1 al Senato, un posto difficile ma non irraggiungibile se Fdi dovesse ottenere una buona affermazione in Abruzzo.

Iampieri sarebbe pronto a fare il grande passo, animato dall’istinto dell’ex Alleanza nazionale che lo porterebbe a ritrovare tanti compagni di strada di un tempo, ma resta ancora un poco alla finestra pure per capire cosa vuole fare il vice coordinatore del Pdl, il senatore uscente Fabrizio Di Stefano, di cui è considerato un fedelissimo.

Subito dopo Natale Di Stefano ha smentito al Corriere della Sera un suo possibile passaggio a Fdi, compagine alla quale è stato avvicinato, perché intenzionato a dare battaglia dentro al Pdl per conservare lo scranno, ma le porte non sono del tutto chiuse.

Sta ragionando molto sul da farsi Sospiri, nel 2008 primo dei non eletti alla Camera, che ritiene maturo il tempo del suo sbarco a Roma, dove è stato per tanti anni il compianto zio Nino. Potrebbe provarci mettendosi immediatamente dopo Gatti alla lista per Montecitorio, sperando che il quorum nazionale porti a far scattare il secondo seggio in Abruzzo.

Contemporaneamente, però, Sospiri jr sta spingendo sul suo referente nei piani alti pidiellini, Maurizio Gasparri, per accaparrarsi almeno il numero 3 nello schieramento per i papabili deputati: un posto ritenuto border line dagli analisti del partito. In questo caso, però, deve vincere la concorrenza di tanti pezzi da 90 che stanno sgomitando non poco per “piazzarsi bene”.

Con queste nuove defezioni tramonterebbe definitivamente l’età dell’oro pidiellina del 2008, quando il partito uscì dalle urne con un esercito di 23 persone, la maggioranza assoluta dei componenti dell’Emiciclo, per ritrovarsi poi con 20 in seguito alle defezioni di Rabbuffo e Daniela Stati, anche lei in Fli, e Morra.

Senza contare che altri, vedi Alfredo Castiglione, Angelo Di Paolo, Giuseppe Tagliente, Emilio Nasuti e Nicoletta Verì, si stanno guardando in giro da tempo per cercare un nuovo approdo. Che siano i neo-centristi di Mario Monti, la Destra di Francesco Storace o altri poco importa.

La “casa” del Pdl, ormai, fatica a tenere dentro tutti, nonostante gli auspici del leader Silvio Berlusconi che continua a manifestare ottimismo e a parlare di recupero di consenso.

E le sorprese, infatti, sono destinate ad aumentare, soprattutto con l’avvicinarsi della fatidica data del 21 gennaio, quando le liste per il Parlamento dovranno essere depositate.