L’AQUILA – Un corteo lampo, partito quasi alla fine del percorso di tutti gli anni, ovvero dalla Villa comunale, tagliato in molte sue parti e in un clima di grande raccoglimento.

Così il lutto per il terremoto del Centro Italia ha cambiato pelle alla Perdonanza Celestiniana, l’annuale giubileo dell’Aquila giunto alla 722ª.

Circa 3.500 le presenze stimate dalla questura del capoluogo, molto meno rispetto alle 15 mila dell’anno passato.

Un corteo parso molto simile all’edizione del 2009 celebrata comunque anche a tragedia aquilana ancora fresca.

A portare la Bolla del Perdono emessa da Papa Celestino V la Dama Eleonora Ciocca, accompagnata dal Giovin Signore Ferdinando Carluccio. Entrambi preceduti dalla Dama della Croce Francesca Pancella.

La Porta Santa della Basilica di Collemaggio attualmente in ricostruzione è stata aperta dal cardinale Edoardo Menichelli, rappresentante della Santa Sede, alle 19.37.

Il governo quest’anno è rappresentato dal prefetto Francesco Alecci, a pochi passi dal sindaco Massimo Cialente con cui ha avuto una differenza di vedute sulla sicurezza del centro storico.

Non c’è stata la pur annunciata presenza del capo della Polizia ed ex prefetto del capoluogo Franco Gabrielli.

“È una Perdonanza in tono assolutamente dimesso, grande mestizia, poca gente, ho visto i volti delle persone la tragedia è enorme e si scava ancora per tirare fuori i corpi. È ancora più duro del 2009, dai funerali di ieri ad Ascoli a quelli di martedì prossimo, che saranno ancora più dolorosi. Questa Perdonanza è esclusivamente un momento religioso e speriamo che possa aiutare a trovare conforto. Mi ha colpito l’omelia del vescovo di Ascoli, Giovanni D’Ercole (ex presule ausiliare all’Aquila, ndr), l’unica via è la fede”, ha detto Cialente.

“Il percorso cominciato sembra quasi tornato indietro – ha ammesso – ora dobbiamo riprenderci in pochi giorni perché abbiamo la responsabilità di tirarci dietro anche Amatrice”.

“Ho sentito a lungo Vasco Errani – ha aggiunto il sindaco – se confermata la sua nomina ragioneremo come prendere il buono della seconda fase dell’Aquila, come in ogni cosa ci sono luci e ombre dovute all’esperienza. Quell’area del Parco Gran Sasso-Laga è molto legata a noi perciò abbiamo una responsabilità”.

“Il centro è sicuro, lo è stato prima e lo è ancora più adesso – ha detto ancora Cialente dopo le polemiche degli ultimi giorni – Vi pare che io che ho responsabilità civile, penale e morale farei entrare gente se non fosse sicuro? I confini sono stati divelti e ora siamo costretti a mettere porte alte come ai tempi medievali con varchi controllate, ma man mano riapriremo la città”.

“C’è il segno di Cristo nella storia contemporanea? C’è il segno di Cristo nella nostra storia di cristiani? C’è Cristo nelle nostre relazioni quotidiane familiari e sociali? – si è domandato nell’omelia il cardinal Menichelli – Non mi sono mai imparentato con il pessimismo; tuttavia non faccio torto alla mia coscienza se registro una storia che pensa di salvarsi con un groviglio di leggi che moltiplicano regole senza pensare alla persona e dove non sembra avere cittadinanza la stessa etica naturale”.

“Direi che la Perdonanza consente di mettersi in rapporto con questi eventi con un’anima cristiana, illuminata dalla fede, percorsa dalla carità – ha detto l’arcivescovo dell’Aquila, monsignor Giuseppe Petrocchi, in un’intervista a Radio Vaticana – Un’anima che si apre alla speranza, perché noi sappiamo che la morte non ha l’ultima parola”.

“Nella Pasqua di Gesù la morte è già morta: quindi ogni passaggio, da questo mondo alla Casa del Padre, va vissuto come un entrare nella vita e non come uno sprofondare nel nulla. La Perdonanza ci pone nel cuore stesso della rivelazione cristiana. La Perdonanza è come un pozzo che Celestino V ha scavato fino a raggiungere una falda freatica profonda, dove scorre l’acqua viva del Vangelo. È una grazia che ci viene data: non siamo noi ad averla riversata dentro il pozzo, ma sta a noi attingerla, per potersi dissetare e poterla distribuire. La Perdonanza – ha aggiunto – è la capacità di accogliere la Misericordia di Dio: la Perdonanza è innanzitutto farsi perdonare, lasciarsi riconciliare, come dice Paolo”.

TRIFUOGGI POLEMIZZA

“Non ho sfilato perché è una forma di esibizionismo che non mi appartiene. Non in questa edizione. Pensano di prendere i voti così? Il presidente Benedetti ha fatto i capricci e si sono fatti sfilare i consiglieri, poi anche Di Stefano ha fatto i capricci e si è fata sfilare la Giunta poi anche qualcun altro”. 

Il vice sindaco dell’Aquila, Nicola Trifuoggi, che ha attesto l’arrivo del corteo della Bolla nella platea di sedie posizionate sul prato antistante la Basilica di Collemaggio, ha criticato così la scelta del resto degli amministratori di sfilare lo stesso, anche se in forma ridotta, nonostante il lutto per le vittime del terremoto del centro Italia.

L’assessore al Bilancio, Giovanni Cocciante, stava per raccogliere le provocazioni di Trifuoggi, ma l’intervento del collega dei Lavori pubblici Maurizio Capri ha messo a tacere le polemiche con un “ne parliamo nelle sedi opportune”.

Nel corteo, momento clou della Perdonanza Celestiniana, hanno sfilato 13 consiglieri comunali, alcuni assessori e quasi tutti i presidenti dei Consigli territoriali di partecipazione (ex Circoscrizioni), oltre naturalmente al sindaco, Massimo Cialente.

“Giudico fuori luogo le dichiarazioni di Trifuoggi per la circostanza e il posto! Non risponderò con dichiarazioni che sarebbero altrettanto fuori luogo”, è la secca replica fatta recapitare da Benedetti ad AbruzzoWeb.

Dichiarazioni condivise anche da Di Stefano: “Chi mi conosce sa che sto sempre 10 metri indietro, altro che capricci!”.