L’AQUILA – Ho letto le bellissime parole di Berardino Santilli, collega e compagno di gavetta nei primi anni della nostra passione (all’epoca solo quella ci spingeva a provare a fare i giornalisti), sull’amico e compagno di redazione Alessandro Orsini.

Sandro mi ha spinto e mi ha insegnato, come si dice, il mestiere, questa passionaccia, prima a Radio Città, poi a Fotofinish e quindi al Messaggero.

Ha seguito i miei primi passi, come si fa con un figlio, incitandomi e incalzandomi, anche con tremendi cazziatoni (nelle “palestre” a quei tempi si sudava, ci si allenava, ci si faceva… male e i risultati si conquistavano piano piano dopo enormi sacrifici) per “vincere” una collaborazione… gratis a un giornale vero.

E Sandro per me è stato tutto: collega, compagno, amico, maestro, capo, un altro fratello.

E lo è ancora. Di Sandro voglio parlare al presente, perché è sempre vicino a me.

Nei momenti difficili (“Compa’, cosa faresti in queste situazioni?”) e nei momenti di soddisfazione (“Compa’, confessa, stavolta ne semo usciti bene!”).

E me lo immagino con il suo bel faccione solare o con gli angoli degli occhi un po’ calati quando… gli girano.

Il compare è stato (è) un grande professionista, una persona onesta, molto colto con un grande pregio: l’ironia.

L’esempio per intraprendere il mestiere di giornalista che mestiere non è più.

Alberto Moravia nell’orazione funebre per Pier Paolo Pasolini disse: “Abbiamo perso prima di tutto un poeta, di poeti non ce ne sono tanti nel mondo, ne nascono tre o quattro soltanto in un secolo. Quando sarà finito questo secolo Pasolini sarà tra i pochissimi che conteranno come poeta. Il poeta dovrebbe essere sacro”.

Basta sostituire la parola poeta con maestro ed ecco, caro compare, il gioco è fatto.

Questi sono i maestri e io fortunatamente lo conosco ed è sempre vicino a me, all’amata Rita, ad Alberto, ad Andrea, a tutti i suoi famigliari e a tutte le persone che gli vogliono bene.

E con te vicino, caro compare, ne usciremo sempre.

* giornalista del Messaggero Abruzzo

ARTICOLI CORRELATI:

ALESSANDRO ORSINI, RICORDO DI UN CRONISTA