LECCE NEI MARSI – Saranno degli psicologi a comunicare oggi a Luca Cornacchia la morte dei suoi amici e commilitoni nell’agguato in Afghanistan. Lo ha confermato il papà di Luca, Domenico Cornacchia, aggiungendo che questa mattina, dopo aver parlato con un ufficiale dell’esercito, ha saputo che un’ equipe di psicologi, in giornata, raggiungerà a questo scopo l’ ospedale dove è ricoverato il figlio.
“Non è escluso – ha ancora detto – che mio figlio possa tornare con loro. Dipenderà dalle sue condizioni in quanto, oltre alla ferita al piede, ha riportato conseguenze non gravi anche in altre parti del corpo”. La moglie di Luca, che al momento dell’ agguato si trovava a Roma, con il figlioletto, ieri ha raggiunto i genitori ad Avezzano (L’ Aquila), dove tuttora si trova.
“E’ visibilmente sconvolta e non vuole parlare con persone che non siano stretti familiari”, ha confermato la madre di Luca, Cesidia. Proprio da lei ha appreso quello che potrebbe essere effettivamente accaduto nell’ attentato. Luca si è salvato in quanto si trovava sulla torretta del ‘Lince’, il mezzo blindato saltato in aria. Ha anche riferito di aver ricevuto la telefonata del familiare di uno dei soldati che seguiva il mezzo coinvolto nell’attentato, non ricordando, però, di chi si trattasse.
“Mi ha detto che Luca, dopo l’ esplosione, è rimasto intrappolato nella torretta e che, a fatica, è stato salvato in quanto i talebani avrebbero continuato a sparare colpi d’ arma da fuoco”. Domenico Cornacchia ha inutilmente cercato di mettersi in contatto con il figlio per sapere, direttamente, le sue condizioni.
“Nonostante alcuni tentativi dei graduati dell’ esercito, non è stato possibile stabilire un contatto. Forse è giusto così perché è ancora sconvolto e chiede continuamente della sorte dei suoi compagni. Perché, si chiede, sono ricoverato solo io?”.





