SULMONA – Intervista streaming alle ore 15 al sindaco di Sulmona Gianfranco Di Piero, sulla vicenda della nomina contestata di Franco Gerardini, avvenuta il 30 dicembre, ad amministratore unico del Cogesa, la società pubblica che gestisce il ciclo dei rifiuti in 66 comuni della valle Peligna, Subequana, Alto Sangro e Aquilano. E sullo scontro in atto con il Comune dell’Aquila,  dopo che il Cogesa, nel suo nuovo corso, ha annunciato la necessità di aumentare la tariffa per smaltire nella discarica Noce Mattei i rifiuti del capoluogo.

Gerardini, ex sindaco di Giulianova, due volte parlamentare del Pci, e per venti anni dirigente regionale ramo rifiuti, di cui è un esperto a livello nazionale, è stato eletto in particolare con il sostegno di Di Piero, che detiene le quote più pesanti del consorzio, 200 su 1.200, essendo a capo del comune più popoloso, assieme a Pratola Peligna, Pettorano sul Gizio, Acciano, Pacentro e Cansano, Vittorito e Tornimparte. Nomina avvenuta subito dopo l’estromissione per “giusta causa” del presidente Nicola Guerra e dei consiglieri Sandro Ciacchi e Valentina Di Benedetto.

Ma a contestare la nomina, ritenuta illegittima, una quarantina di Comuni, capitanati dal presidente della Provincia e sindaco di Castel di Sangro, Angelo Caruso, di Fratelli d’Italia, primo firmatario della diffida che chiede le dimissioni  di Gerardini,  in quanto si argomenta, i punti all’ordine del giorno dell’assemblea non erano stati comunicati nei tempi, la revoca del Cda e la nomina  del nuovo amministratore unico è stata fatta con il 38,83% delle quote societarie, non si è riunito preventivamente il controllo analogo, prima dell’assemblea dei soci, come vuole lo statuto.

Gerardini ha annunciato comunque che venerdì prossimo si presenterà alla riunione del controllo analogo, organismo composto da tutti i soci, con le sue dimissioni, dopo aver però illustrato ai soci la situazione di Cogesa, e “indicando anche una via d’uscita dal rischio di fallimento della società”. Ha intanto cominciato a fare piazza pulita di consulenze ritenute “immotivate”, non  rinnovando una consulenza fiscale da 20mila euro, e avviando l’iter per la revoca di un’altra consulenza da circa 70mila euro, per una assistenza tecnica.

Per quanto riguarda lo Comune dell’Aquila Pierluigi Biondi, anche lui di Fdi, da una parte, e il Comune di Sulmona e  Gerardini dall’altra,  è braccio di ferro sull’aumento del costo di conferimento della monnezza del capoluogo portata nella discarica sulmonese di Noce Mattei, rispetto alle attuali 110 euro a tonnellata, visto che nel capoluogo la differenziata è ferma ad appena il 42%, in base ai dati più aggiornati, rispetto a quelli dell’Ispra del 2021, del 39% circa, comunque uno dei dati peggiori d’Abruzzo e non solo. Altri comuni sotto la soglia del 65% di differenziata pagano  ben 136 euro. Biondi ha contestato che a provocare cattivi odori sia l’immondizia indifferenziata dell’Aquila,  come affermato da Gerardini, perché “vorrebbe dire che l’impianto di trattamento non funziona e quindi va chiuso”, aggiungendo “c’è la volontà di stoppare e creare difficoltà all’Aquila per motivi politici, che noi saremo comunque in grado di gestire”, evocando ancora una volta uno “spirito anti-aquilano”.

Caruso, proprio ad Abruzzoweb, aveva auspicato la necessità “resettare tutto dopo una vicenda nata sotto una cattiva stella, e trovare condivisione”. Con due possibili vie d’uscita: “la nomina di un cda a tre, con figure tecniche e non politicizzate, ma rappresentative dei comuni soci “, oppure l’individuazione di un direttore generale ad affiancare l’amministratore unico, “per garantire una gestione manageriale dell’azienda”. Con lo stesso attuale,  amministratore unico, “nominato illegittimamente e che deve fare un passo indietro”, Gerardini, come candidato spendibile, “essendo capace e competente”. Infine occorre dialogo e confronto anche sullo scontro in atto intorno alla tariffe per i conferimento dei rifiuti dell’Aquila.

Ha lamentato il fatto che i comuni di maggiori dimensioni, la sua Castel di Sangro, ma anche L’Aquila, che pagano per il servizio reso al Cogesa le cifre più alte, sopra il milione di euro ogni anno, dovrebbero avere maggiore considerazione e peso, rispetto a Comuni che pagano cifre nell’ordine delle decine di migliaia di euro.