CHIETI – Addio a Sergio Marchionne. Abruzzo in lutto per la morte del manager, che si è spento nella clinica di Zurigo, nella quale era ricoverato da diverse settimane.
Nato a Chieti 66 anni fa, figlio di un maresciallo dei Carbinieri. Studi in Canada (tre lauree in Filosofia, Economia, Giurisprudenza e master in Business Administration), domicilio in Svizzera, due figli, Marchionne, l’uomo dal maglioncino nero, ha vissuto gli ultimi anni tra Torino e Detroit, guidando la ‘rivoluzione’ che ha portato in Borsa Cnh Industrial e Ferrari.
Tristezza e sgomento a Cugnoli, il paese in provincia di Pescara di cui è originaria la famiglia di Sergio Marchionne. Il dolore della comunità di Cugnoli, dove attualmente vive la zia novantenne Maria, sorella del papà, Concezio, nelle parole del primo cittadino, Lanfranco Chiola: “Questo è un giorno di tristezza assoluta perché, a prescindere da quello che Sergio Marchionne ha fatto come manager, mancherà tanto anche e soprattutto l’uomo che non ha mai dimenticato le sue origini. La comunità risentirà della sua scomparsa. In questo momento – ha detto il sindaco di Cugnoli – a nome del nostro paese voglio esprimere la vicinanza alla famiglia Marchionne”.
A Maranello, dove ha preso le redini della Rossa nel 2014, sarebbe dovuto rimanere fino al 2021, due anni ancora dopo l’addio a Fca. Un manager al centro anche delle relazioni politiche mondiali, da Obama a Trump, che in Italia ha respinto l’invito di Silvio Berlusconi a candidarsi con il centrodestra e ha avuto una lunga luna di miele con l’ex premier Matteo Renzi dal quale ha poi preso le distanze.
A Torino Marchionne lo aveva portato Umberto Agnelli, che lo aveva conosciuto in Sgs e lo aveva voluto nel consiglio di amministrazione. Il primo giugno 2004, pochi giorni dopo la morte di Umberto, è l’uomo scelto per guidare la rinascita, con Luca di Montezemolo presidente e John Elkann vicepresidente. Sul fronte finanziario i primi successi del manager italo-canadese sono la rottura dell’alleanza con Gm, che impedisce l’acquisto di Fiat Auto da parte della casa Usa e l’accordo con le banche sul convertendo da 3 miliardi di euro, grazie al quale gli Agnelli mantengono il controllo.
Marchionne, che il 17 febbraio 2005 diventa anche amministratore delegato dell’auto (solo Cesare Romiti aveva tenuto le due cariche), lancia a Torino la Grande Punto e vara un piano che prevede entro il 2008 investimenti per 10 miliardi. I conti del 2005 sono quelli della svolta: il gruppo registra, per la prima volta dopo cinque anni, un utile di 1,4 miliardi e il risultato della gestione ordinaria e’ venti volte superiore a quello del 2004. Quando presenta i conti 2006, Marchionne parla di una Fiat finalmente uscita dall’emergenza e a suggellare la rinascita arriva il 4 luglio 2007 la nuova 500 presentata con una grande festa a Torino. La crisi del 2008 costringe il Lingotto a modificare i piani e richiede un massiccio ricorso alla cassa integrazione.
“Il 2009 – ammette Marchionne – sarà l’anno più difficile della mia vita perche’ sono state spazzate via le condizioni sulle quali avevamo definito i nostri programmi”. Il 2009 è però anche l’anno del salvataggio di Chrysler dal fallimento, con la trattativa con il Tesoro Usa e i sindacati americani e la benedizione da parte del presidente Barack Obama. L’operazione da cui è nata Fiat Chrysler Automobiles, sesto produttore mondiale di auto, con domicilio fiscale a Londra e sede legale trasferita dopo 115 anni da Torino ad Amsterdam, quotata a Milano e a Wall Street. Ultimo atto a Balocco nel Capital Market Day di Fca l’annuncio del traguardo del debito zero e di un piano di 45 miliardi di euro di investimenti con al centro vetture premium e l’auto del futuro.
Grande fumatore fino a qualche mese fa, Marchionne, appassionato di jazz e lirica ma anche di cantautori come De André, è l’uomo dal look casual. L’abito formale non l’ha mai amato. Nessun dress code rigoroso neppure agli appuntamenti ufficiali, come la visita della Merkel a Maranello. Il suo preferito è il pullover nero a girocollo, comprato in serie su internet. Niente mondanità, meglio un libro o una buona cena, l’attesa di una vita più normale con la sua compagna Manuela che è rimasta fino alla fine accanto a lui. “Marchionne lascerà un copione o istruzioni? Non ci sono copioni. Fca è un insieme di culture e di manager nati dalle avversità”, sono le sue ultime parole a Balocco.
Suono delle sirene, silenzio e momenti di raccoglimento e di preghiera di tanti lavoratori. Anche la Sevel di Atessa (Chieti) si è fermata per 15 minuti in segno di lutto per la morte dell’ex Ad di Fca, Sergio Marchionne. Alla notizia della sua scomparsa, il turno A del mattino ha bloccato immediatamente la produzione per 10 minuti, a cui è seguito l’omaggio e il ricordo di Marchionne per 15 minuti, dalle 14.30 alle 14.45, per il turno B pomeridiano. In nottata, dalla mezzanotte e mezza all’ 1.45, sarà nuovamente riproposto l’omaggio di cordoglio al manager che fece visita alla Sevel il 9 luglio 2013, allorquando annunciò investimenti per la fabbrica record del furgone Ducato per 700 milioni di euro.
Una rappresentanza del Comune di Cugnoli dovrebbe partecipare alle esequie.
Ricordando Sergio Marchionne nell’Aula del Senato la presidente Elisabetta Casellati ha sottolineato del manager scomparso “il tratto umano e l’indiscussa italianità di un grande professionista che ha saputo portare il prodotto italiano nel mondo”. “Un percorso non isolato – ha aggiunto Casellati -, che rimanda ai pionieri dell’imprenditoria italiana, che hanno contribuito a fare grande il nome dell’Italia nei mercati internazionali”. “Tutti coloro che hanno conosciuto Sergio Marchionne sono rimasti inevitabilmente colpiti dal legame che ha sempre mantenuto con la sua terra di origine, con l’Abruzzo, con le radici profonde della sua famiglia – ha detto ancora Casellati -. Una famiglia che ha conosciuto il dramma dell’esodo istriano-dalmata e che poi, attraversando l’Atlantico, ha cercato e trovato quel riscatto comune a tanti figli della nostra Patria”.
“La perdita di Sergio Marchionne rappresenta un danno incalcolabile alla forza propulsiva ed imprenditoriale italiana in tutto il mondo. Amico e corregionale abruzzese famoso, Sergio Marchionne ci lascia dopo aver dato una lezione manageriale di efficienza e capacità senza precedenti. Esprimo il mio cordoglio e le mie condoglianze alla famiglia”. È il commento dell’ex senatore di Forza Italia, Antonio Razzi, alla notizia della morte dell’ex ad della Fiat.
“Ho pregato con tutta la mia forza di credente che Sergio Marchionne potesse superare la sfida più importante della sua vita. Dio ha voluto diversamente e io, insieme a tutto l’Abruzzo, piango uno dei figli migliori di questa regione. Ringrazio Marchionne per aver portato la tenacia della sua abruzzesità nel mondo. Alla famiglia porgo le più sentite condoglianze mie e dell’Abruzzo tutto, che da oggi ha un nume in più nell’Olimpo dei Grandi”. Così il presidente della Regione Abruzzo e senatore Pd, Luciano D’Alfonso, ha commentato la notizia della scomparsa dell’ex ad della Fiat di orgini abruzzesi. “Egli non ha mai dimenticato le sue origini e ha utilizzato la sua tenacia di abruzzese per costruire un sogno. Ha saputo essere un valore aggiunto, proprio lui che era solito dire: alla fine di ogni giorno bisogna chiedersi se siamo stati in grado di fare la differenza, migliorando il mondo in cui ci troviamo”.
Il presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio esprime il suo cordoglio “per la scomparsa di Sergio Marchionne, illustre e orgoglioso rappresentante della comunità abruzzese che tanto lustro ha dato alla nostra regione, diventando negli anni uno straordinario interprete nel suo settore”. “Marchionne – sottolinea Di Pangrazio – è arrivato a essere tra i miglior manager al mondo grazie alle sue straordinarie qualità professionali e umane, facendosi portatore ed eccezionale ambasciatore dei valori e della caparbietà degli abruzzesi. Voglio ricordare che proprio il Consiglio regionale gli ha voluto conferire la Medaglia Aprutium, un’onoreficenza assegnata a personalità che hanno contribuito alla crescita economica, sociale e culturale del nostro Abruzzo e Marchionne ne è sicuramente uno dei massimi interpreti”. “In questo momento così doloroso – conclude di Pangrazio – l’intera comunità regionale si stringe alla sua famiglia”.
“Un grande dolore appartiene oggi a tutta la comunità teatina. Chieti piange la scomparsa di uno dei suoi figli più illustri: Sergio Marchionne. Uno straordinario manager, un condottiero di impresa che è stato capace di sollevare le sorti della Fiat, trasformandola da azienda in crisi, carente della capacità di confronto con il mercato globale, a partner ufficiale di importanti imprese e casa di produzione automobilistica tra le prime al mondo”. È il commento del sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, città dove Marchionne era nato nel 1952.
“Mi unisco al cordoglio per la scomparsa di Sergio Marchionne, rappresentando alla famiglia la vicinanza anche dell’Amministrazione comunale di Pescara e della Città, perché perdiamo tutti un uomo di grande valore. Perdiamo prima di tutto un talento della nostra terra, che, forte delle proprie origini e della tenacia che ci contraddistingue come abruzzesi, ha saputo riportare in alto la forza del modello italiano nel mondo. La sua è stata senza dubbio una carriera straordinaria. Fuori dall’ordinario è anche la sua morte, improvvisa e prematura, accompagnata dal dolore e lo sconcerto di quanti, con lui, hanno condiviso difficoltà e traguardi, personali e professionali”. Così il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini.
“Vado nella città natale di Sergio Marchionne. Non so se avesse un filo diretto con Chieti come presenza fisica, ma ritengo che sia una persona che ha dato lustro a quella terra già operosa di per sé”. Lo ha detto il questore di Isernia, Ruggiero Borzacchiello, a pochi giorni dal termine del suo incarico nella città molisana, che lascerà il primo agosto prossimo per prendere servizio a Chieti.
“Sincero cordoglio” per la scomparsa di Sergio Marchionne viene espresso dalla segreteria della Uilm-Uil di Termoli, città molisana che ospita uno dei cuori produttivi di motori del gruppo Fca. “Entrerà nella storia come l’uomo che ha salvato la Fiat. Vorremmo che si onorasse la sua memoria dando continuità produttiva e occupazionale, in Italia e nel mondo, a questo disegno di sviluppo”, ha dichiarato Francesco Guida della segreteria territoriale del sindacato.





