CANISTRO – Il patron dell’Acqua Santa Croce Camillo Colella ha bisogno di una decina di giorni per riflettere. È questo l’esito dell’ennesimo tavolo di crisi che si è riunito a Canistro (L’Aquila), per trovare una soluzione alla drammatica crisi industriale dello stabilimento che produce la nota marca di minerale, e dove tutti e 78 i lavoratori sono in cassa integrazione in deroga, con 38 esuberi annunciati dalla proprietà, 15 nel settore impiegatizio e 23 in quello produttivo.

I sindacati hanno ribadito le loro richieste: ridurre il numero delle persone da mettere in mobilità almeno del 50%, forti incentivi all’esodo, una politica di rilancio di un’azienda che nei tempi d’oro, tra il 2000 e il 2007, impiegava 150 lavoratori, produceva 300 milioni di bottiglie l’anno vendute in tutta Europa, in Asia, in Africa e in America.

Oggi, invece, ha ridotto di più di terzo la produzione, impiegando 30-35 lavoratori a rotazione, e commercializzando il prodotto in un mercato circoscritto principalmente al centro Italia.

A fare il punto con AbruzzoWeb è Franco Pescara, segretario interregionale Fai-Cisl Abruzzo-Molise, a conclusione dell’incontro cui hanno partecipato anche rappresentanti di Confindustria e della Provincia.

“Colella ha preso nota delle nostre proposte, e ha chiesto un breve periodo per poter valutarne la sostenibilità economica e per approfondire con i suoi collaboratori alcune questioni specifiche relative alla normativa sugli ammortizzatori sociali. Speriamo che il tempo porti consiglio”, l’auspicio.

Ma il tempo stringe. Il 6 aprile anche a Canistro potrebbe essere una data da ricordare con tristezza. Termineranno infatti gli ammortizzatori sociali in deroga per tutti e 78 lavoratori superstiti, di cui 40 in cassa integrazione a zero ore, gli altri in part-time.

E che, va anche ricordato, non percepiscono l’assegno mensile dall’agosto 2013, e vivono in una condizione umana ed economica sempre più difficile. In un territorio, quello della splendida Valle Roveto, che già subisce la crisi del comparto edile e che non può permettersi altre perdite di posti di lavoro.

La partita è però più complessa rispetto a quella relativa agli ammortizzatori sociali. Punto cruciale per i lavoratori e per i loro rappresentanti sindacali è infatti il rilancio dell’azienda e del marchio Santa Croce.

“Il mercato delle acque minerali ha subito una forte contrazione, la competizione è sempre più agguerrita – sottolinea Pescara – Ma la proprietà continua a non investire, a non reagire alla crisi. La Santa Croce potrebbe invece secondo noi avere un futuro. Ma occorre diversificare il prodotto, andare oltre l’acqua minerale e puntare su altre bibite”.

“Serve poi una rete commerciale come quella che hanno i competitor, e che possa conquistare nuovi mercati. Occorre un marketing e una promozione più efficace e incalzante”. E il pensiero va a quando tanti anni fa la Santa Croce aveva come testimonial d’eccezione Pippo Baudo.

Su questo punto dolente, il segretario Flai Cgil Marcello Pagliaroli è però pessimista: “ L’impressione è purtroppo che Colella voglia defilarsi. Da quando ha rilevato l’azienda, 5 anni fa, non ha ancora fatto utili. Più di una volta ci ha spiegato di aver trovato debiti imprevisti di ben 90 milioni ereditati dalla passata gestione, che hanno compromesso sin dall’inizio le sue strategie industriali”.

Mentre la vertenza vive l’ennesimo stallo, la Santa Croce di Canistro sta comunque presentando alla Regione la richiesta di rinnovo della concessione per l’imbottigliamento dell’acqua minerale, che scade a settembre 2014.

I sindacati sono concordi, però, nel lanciare un aut-aut perentorio all’assessore regionale Alfredo Castiglione, che ha la delega alle Attività produttive: il rinnovo deve essere legato alla presentazione di un piano industriale valido, che salvaguardi i livelli occupazionali e il futuro dello stabilimento.

“Nel 2011 Castiglione firmò una convenzione con la Santa Croce, in cui, a insaputa dei sindacati, era prevista la possibilità di impiegare solo 40 dipendenti, anziché gli 83 allora in forze. Un errore da non ripetere”, sottolinea Pagliaroli.

La convenzione, ricordano infine i lavoratori a termine dell’incontro, prevede un bando europeo.

La loro speranza, si legge dunque tra le righe, è che lo stabilimento possa al limite essere rilevato da altri imprenditori pronti ad investire e che credano davvero nel futuro della Santa Croce e nella loro professionalità, che rischia di andare persa per sempre.