AVEZZANO – Una presenza ad Arcore, per la cena elettorale di Silvio Berlusconi, che non è passata inosservata, e ha fatto anzi molto rumore sulla stampa nazionale.

È quella di Massimo Pessina, presidente dell’omonimo gruppo imprenditoriale, socio di maggiornanza della casa editrice dell’Unità, quotidiano del Partito democratico, che ha cessato da giugno scorso le pubblicazioni. In Abruzzo la holding dei fratelli Pessina è assurta alla ribalta delle cronache per aver ottenuto a marzo 2017, con la Norda spa, l’assegnazione provvisoria delle sorgenti di acqua minerale Sant’Antonio Sponga di Canistro (L’Aquila). La Norda in questi mesi è impegnata ad avviare non senza difficoltà il piano industriale, che prevede per prima cosa la realizzazione di un nuvo stabilimento, e che ha tra gli obiettivi la riassunzione di non meno di 50 dipendenti, rimasti a casa dopo che è stata revocata la concessione alla Santa Croce di Camillo Colella.

Alla cena di Arcore, come ha raccontato per primo il quotidiano La Repubblica, a tavola con Berlusconi c’erano una ventina tra imprenditori e liberi professionisti, tra cui appunto Massimo Pessina, che come gli altri commensali ha versato 10 mila euro per finanziare l’imminente campagna elettorale per le elezioni politiche di primavera. Per completezza d’informazione il menu prevedeva antipasto “tricolore” di pomodoro, mozzarella e basilico,  pasta al pesto ai quattro formaggi, sformato di melanzane e panettone artigianale. È la prima volta che il leader di Forza Italia utilizza la sua residenza di Arcore per una iniziativa di fundraising.

La cena ha servito però su un piatto d’argento ai vari commentatori, l’ipotesi di un cambio di schieramento politico,  da parte di un imprenditore, Pessina, considerato da tempo vicino al centrosinistra.

È stato il segretario Pd ed ex premier Matteo Renzi, che avrebbe convinto infatti i Pessina nel 2015 a tentare l’impresa del salvataggio dell’Unità, accollandosi i debiti della precedente gestione. Salvataggio poi naufragato nel giro di due anni, visto che il quotidiano, ancora  gravato dai debiti e in pesante crisi di vendite, da giugno 2017 non esce più in edicola,  e una quarantina di dipendenti tra giornalisti e poligrafici, sono ora in cassa integrazione.  

“Un pessimo affare a conti fatti, per i Pessina”, commenta a tal proposito Il Fatto quotidiano, ma con altre parole anche da altri quotidiani. E ciò potrebbe aver favorito l’avvicinamento dei Pessina all’altra sponda politica di un impreditore che giova ricordare in Abruzzo ha un’interolcuzione molto fitta con la giunta di centrosinistra in Regione, per la vicenda della reindustralizzazione del polo delle acque minerali di Canistro. (f.t.)