L’AQUILA – La Via è… l’unica via. Questo, con un gioco di parole, l’esito della riunione del Comitato di valutazione impatto ambientale della Regione Abruzzo, che nei giorni scorsi ha ribadito alla Norda, società dei fratelli Pessina, aggiudicatario provvisorio della concessione della sorgente Sponga di Canistro (L’Aquila), che occorre, per ottenere il via libera definitivo, una completa Valutazione di impatto ambientale (Via), sul progetto di estrazione nel suo complesso.

Quindi, la strada per il gruppo nazionale di acque minerali si fa fortemente in salita dal momento che, secondo quanto si e’ appreso, il termine per presentare la documentazione sulla futura gestione alla Via è il prossimo 25 settembre: pena la revoca di ogni diritto. Il Comitato ha infatti confermato che non è sufficiente la più circoscritta Verifica di assoggettabilità (Va), che si limita a stabilire se c’è o meno la risorsa acqua disponibile da imbottigliare.

Un’eventuale uscita di scena della Norda metterebbe in serio imbarazzo la Regione che si troverebbe a dover rifare il bando visto che nella gara del 15 dicembre scorso non c’è un secondo classificato: infatti, la italiana Beverage del gruppo Colella, che con la Santa Croce spa aveva la concessione fino allo scorso anno, prima della revoca per motivi impugnati dall’azienda, non ha ottenuto i requisiti minimi per entrare in graduatoria. Anche in questo caso, c’e’ una opposizione legale del gruppo Colella.

Un quadro del genere mette a nudo i forti rischi sottesi alla strategia disegnata dal vice presidente della Regione Giovanni Lolli e del dirigente regionale Risorse del territorio e attività Estrattive Iris Flacco. Ed ora potrebbero anche irrigidirsi i rapporti tra l’ente e la stessa Norda e il comune di Canistro, la cui economia si fonda in larga parte sulla produzione di acqua minerale. E che ha puntato tutto sull’arrivo della Norda, per riattivare un comparto al palo da più di un anno a seguito della revoca della concessione al vecchio concessionario Santa Croce.

Con i suoi legali la Norda, ha tentato in questi mesi di dimostrare anche nella riunione Via che era sufficiente la Va, in quanto la sorgente ha una portata inferiore ai 50 litri al secondo.

Una strategia, quella della Norda, che sarebbe tesa a dilazionare i tempi, tenuto conto che l’investimento rischia per la società di essere molto più oneroso e complesso di quanto era stato in un primo momento preventivato. Secondo quanto si è appreso, per cominciare la produzione di acqua minerale sarebbero necessari 20 milioni di euro, in particolare per l’acquisto di terreni e per la realizzazione dello stabilimento. Un investimento che pare non essere più intenzionata a sostenere nonostante le rassicurazioni di Flacco.

Le prime vittime di questa intricata vicenda sono i 70 lavoratori messi in mobilità e licenziati da Colella, e che ora attendono di essere riassunti dalla Norda, prima che perdano anche gli ammortizzatori di cui per ora godono. E sono parte lesa anche i cittadini tutti, visto che la preziosa acqua minerale delle sorgenti di Canistro, un bene pubblico, da più di un anno vanno a finire nel fiume, inutilizzata.

A confermare l’esito della riunione dell’ufficio Via ad Abruzzoweb è la stessa Iris Flacco.

“La Commissione non ha fatto altro che ribadire la necessità da parte della Norda – afferma Flacco – di una valutazione di impatto ambientale, come prevede la legge. Finora la società ha avanzato entro i termini l’istanza di Verifica di assoggettabilità, relativa alla disponibilità del bene e la quantità di acque di derivazione. Ora però bisogna esaminare il progetto nel suo complesso, soprattutto il progetto di estrazione di questa risorsa”.

Che non bastasse la Va, era del resto già deducibile alla lettura del bando di gara, e ai vari riferimenti normativi in esso contenuti. Cosa ribadita nell’atto di concessione provvisoria del 22 marzo, e poi ancora il 25 luglio, quando il Comitato ha approvato la Va presentata dalla Norda, per poi però, ancora una volta, richiedere la documentazione utile alla Via, entro 60 giorni, ovvero entro il 25 settembre.

La Norda, con una lettera dell’8 agosto aveva dunque ribadito ancora una volta la non necessità della Via. Ma il Comitato non ha dato seguito a questa istanza.

Ed ora la Norda, oborto collo, si dovrà adeguare. Non è dato a sapere, a tal proposito, se la società abbia chiesto una proroga oltre il 25 settembre.

“Non mi risulta che abbia chiesto proroghe”, si limita ad affermare la Flacco, che poi tiene a sottolineare che “la Via è indispensabile innanzitutto per il progetto di captazione, non per lo stabilimento, ma è lecito supporre che la concessionaria provvisoria ci presenterà la documentazione utile per valutare l’impatto del progetto nel suo complesso”.

Va a tal proposito ricordato che la principale difficoltà del progetto industriale della Norda, è quella di costruire un nuovo costosissimo stabilimento, per il quale il Comune di Canistro non ha ancora messo a disposizione i terreni e non c’è ancora la variazione al piano regolatore, ed anche nuove condutture di circa tre chilometri, dalle sorgenti allo stabilimento. Visto che stabilimento e le condutture esistenti sono di proprietà della Santa Croce, che non ha nessuna intenzione di affittarle o vendere.

Del resto per anni la società di Colella ha estratto acqua minerale a Canistro è si poi vista poi revocare la concessione ottenuta dopo aver vinto il bando del giugno 2015, a seguito di un ricorso del Comune di Canistro. E sta ora ingaggiando una durissima vertenza contro il Comune e la Regione. Pochi giorni fa, il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso della Santa Croce contro l’annullamento del bando.

Colella con l’Italiana Beverage Spa ha partecipato poi anche al bando vinto dalla Norda dell’ottobre 2016, è arrivata di fatto seconda, non superando però la soglia di sbarramento di 65 punti, quindi non inserita nella graduatoria.

Ha dunque presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale, sostenendo che l’assegnazione provvisoria alla Norda sia da annullare, in quanto i parametri di valutazione adottati hanno fatto sì che l’offerta della Italiana Beverage Spa non abbia ottenuto l’affidamento, risultando “addirittura “inidonea”all’aggiudicazione, nonostante, sotto il profilo economico, fosse ben più conveniente per l’amministrazione”.

Ha poi diffidato la Regione a revocare la concessione provvisoria proprio perché la Norda spa non avrebbe ottemperato all’obbligo previsto dalla legge e dal bando, ai fini dell’aggiudicazione definitiva, di predisporre la necessaria documentazione per la Valutazione di impatto ambientale, comprensiva di progetto definitivo, entro 60 giorni, a partire dal 21 marzo, data dell’aggiudicazione provvisoria, presentando solo una procedura di Verifica di assoggettabilità dai legali della Santa Croce ritenuta “inammissibile e non rispondente alla procedura imposta dalla legge”.

Insomma la vicenda delle sorgenti Santa Croce rischia di impaludarsi nei contenziosi legali, e possibili futuri ricorsi anche delle altre società che hanno partecipato alla gara.

Flacco però ostenta ottimismo. “La Norda – spiega la dirigente – ha tutto l’interesse a presentare la documentazione necessaria per completare l’iter di valutazione, ottenere la concessione definitiva, e avviare il suo progetto industriale. Sono sempre presenti e motivati”.

E conclude: “Ritengo legittimo da parte loro aver tentato di proporre solo una Verifica di assoggettabilità, al fine di stringere i tempi e risparmiare sui costi, visto che la procedura come la Via molto più complessa. Ma ora non ho motivo di pensare che non si adeguino a quanto da noi richiesto”.