AVEZZANO – La Norda, aggiudicataria provvisoria ormai da mesi delle sorgenti Sant’Antonio-Sponga di Canistro, a un passo dal disimpegno dall’ambizioso e oneroso progetto di realizzazione del nuovo stabilimento e di ripresa produttiva dell’attività di imbottigliamento della preziosa acqua minerale: il gruppo industriale ha clamorosamente declinato l’invito rivolto dalla Regione a partecipare alla conferenza dei servizi “istruttoria” convocata per domani all’Aquila per sbloccare una questione diventata annosa e caotica dopo la revoca del mandato alla Santa Croce e il conseguente licenziamento dei 75 dipendenti.
Nella lettera a firma del legale rappresentante Enrico Pessina, pubblicata sulla pagina web dello Sportello ambientale della Regione Abruzzo, come se non bastasse, non si nascondono perplessità su un iter connotato da “estrema incertezza”, lastricato da una “serie di ostacoli non certamente preventivati, né minimamente ipotizzabili”.
In sostanza, un attacco all’ente regionale e agli enti interessati, in particolare il Comune di Canistro.
Norda parla di “scaricabarile” e di “ostacoli non preventivati al momento della gara di appalto” del 15 dicembre 2016.
La improvvisa presa di posizione, la prima ufficiale dopo una assoluta politica del silenzio, getta ombre molto fosche e molto preoccupanti su una concessione legata ad un acqua minerale che da oltre due anni si perde nel fiume Liri, facendo emergere tutta la inefficienza della Regione, proprietaria del bene.
Oltretutto questa grave situazione fa il paio con il fermo, che ha del disarmante, del bando indetto il 12 maggio 2017, per l’attività di sfruttamento della sorgente di acqua minerale “Valle Reale” nei comuni di Popoli (Pescara) e San Benedetto in Perillis (L’Aquila).
Anche questo processo, caratterizzato da proroghe definite poco chiare da più parti, è caratterizzato da rinvii e silenzi imbarazzanti della Regione: a concorrere per la concessione la Santa Croce dell’imprenditore Camillo Colella che ha messo in campo la controllata Italiana Beverage e l’attuale concessionario, la Gran Guizza del Gruppo San Benedetto.
Nelle due importanti partite quindi l’ente regione si ritrova contro due concorrenti, considerando che la Santa Croce da anni ha innescato un duro ed ampio contenzioso.
Nella missiva, la Norda, che nei mesi scorsi aveva presentato ricorso contro la prescrizione del passaggio all’uffico Via del progetto, addita senza mezzi termini come responsabili di questa impasse principalmente la Regione Abruzzo e il Comune di Canistro, proprio gli enti che, rispettivamente, con il vicepresidente di Giunta Giovanni Lolli da una parte e dall’altra il con il sindaco Angelo Di Paolo e l’assessore Ugo Buffone, avevano accolto il gruppo nazionale considerandolo “salvatore della patria”, capace di riavviare l’economia delle acqua minerali, centrali per tutto il comprensorio della Valle del Liri.
La lettera firmata da uno degli esponenti della proprietà, la famiglia Pessina, rompe un assordante silenzio: finora la Norda ha declinato ogni istanza di intervista degli organi di stampa facendo spesso rappresentare indirettamente il proprio pensiero da amministratori di Canistro che ora attacca. Da più parti la lettera viene considerata come il sinistro annuncio di un probabile disimpegno dal milionario progetto, se tutto continuerà a non andare per il verso giusto: si ribadisce inoltre con forza che la società continua a ritenere non necessario l’iter di Valutazione di impatto ambientale (Via) imposto dalla Regione, e subito impugnato con un ricorso al Tribunale amministrativo regionale.
È questo un ulteriore episodio del tormentatissimo iter che dovrebbe portare all’avvio del progetto industriale, con la realizzazione di un nuovo stabilimento, dopo che la Norda nel marzo del 2017 si è vista aggiudicare provvisoriamente il bando datato 15 dicembre 2016. Ma mentre l’acqua va a finire nel fiume, da quando è stata revocata la concessione alla Santa Croce di Camillo Colella, ancora non si ci sono terreni trasformati da agricoli in industriali per il nuovo insediamento. Terreni che andrebbero acquisiti anche tramite esproprio come detto superficialmente da amministratori di Canistro, nè ci sono le varie autorizzazioni ambientali e idrogeologiche, e di altra natura.
Parallelamente cresce il nervosismo e la rabbia in seno ai circa 75 lavoratori licenziati da Santa Croce, che la Norda si è impegnata a riassumere nella misura di almeno 50 unità. A ciò si aggiunga la guerra legale senza quartiere della Santa Croce che chiede la revoca dell’aggiudicazione alla Norda, proprio per lo sforamento dei termini entro cui andava fatta l’istruttoria della Via, e che si appresta anche a citare la Regione per danno erariale, visto che l’acqua minerale, dalla revoca della concessione, non viene più imbottigliata.
La Santa Croce aveva partecipato al bando vinto dalla Norda, ma non ha raggiunto nemmeno il punteggio inimo, necessario a piazzarsi almeno seconda: anche in questo caso, decisione impuganata. Ma se ci dovesse essere l’uscita di scena di Norda, ufficialmente non potrebbe subentrare nessuno e si dovrebbe rifare il bando.
Proprio per stringere i tempi e uscire dal ginepraio, la Regione ha deciso di convocare per domani alle ore 10, nella sede dell’Ufficio valutazioni ambientali della Regione in via Salaria Antica Est a L’Aquila, una “conferenza dei servizi istruttoria”, iter semplificato previsto da una vecchia legge, la 241 del 1990.
Oltre ai direttori e dirigenti dei settori competenti della Regione Abruzzo, l’invito è stato inoltrato all’Autorità di Bacino dei Fiumi Liri, Garigliano e Volturno, alla Soprintendenza, a Rete ferroviaria Italiana, al comando provinciale dei Vigili del Fuoco, all’Azienda regionale tutela ambientale, alla Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, ai carabinieri forestali, all’Agenzia del demanio, a Terna spa, a Enel distribuzione, a Snam rete Gas, al Consorzio acquedottistico marsicano, al Comune di Canistro e al Comune di Civitella Roveto.
E infine come ovvio l’invito è stato fatto ad Acque Minerali d’Italia spa, che è il ramo di settore della Norda, che è anche editrice del quotidiano l’Unità.
Tutti gli enti parte in causa, sono stati invitati “ad esprimere, definitivamente ed in modo univoco e vincolante, la posizione su tutte le decisioni di competenza, anche indicando le modifiche progettuali eventualmente necessarie ai fini del futuro assenso”.
E questo perché, si ammette anche nella lettera, “sussistono numerose criticità, sia procedurali che tecniche, che richiedono l’unitario coordinamento di tutti gli enti preposti al rilascio delle autorizzazioni, intese, concessioni, licenze, pareri, concerti, nulla osta e assensi comunque denominati, necessari alla realizzazione e all’esercizio del progetto”.
La doccia fredda dell’assenza di Norda potrebbe mandare all’aria i tardivi piani dell’ente. Nella lettera tutta al negativo: si evidenzia a scanso di equivoci che lo scritto ufficiale non deve essere inteso come “un’acquiescenza” ai giudizi e determine della Regione che hanno imposto la più complessa procedura di Impatto ambientale, invece della più agevole Verifica di assoggettabilità.
Poi si contestano i passaggi dell’invito in cui la Regione parla di “mancato rispetto di termini” da parte della Norda nella consegna della documentazione mancante al procedimento unico autorizzatorio, in quanto, ricorda la Norda, la Regione “ha espressamente ed inequivocabilmente sospeso la procedura in esame”.
E poi la Norda non lesina critiche e irritazione per il ginepraio burocratico in cui l’iter si è avviluppato.
“Ad oggi – si legge chiaro e tondo – non è in alcun modo chiaro quale debba essere il procedimento da seguire per l’approvazione del progetto e a quale Ente competa la valutazione circa la sussistenza o meno dei presupposti per dichiarare la pubblica utilità delle opere nello stesso previste. Vi è quindi il rischio che, nell’ipotesi in cui la competenza in materia venga attribuita ai Comuni di Canistro e di Civitella Roveto, come tra l’altro sostenuto da autorevoli esponenti della Regione, le integrazioni al progetto definitivo richieste da codesto Ente territoriale non siano considerate idonee ai fini della completezza dell’istruttoria e debbano, di conseguenza, essere ‘sostituite” con le altre integrazioni richieste dai Comuni, che nel frattempo hanno sospeso la pratica in attesa di “fondamentali adempimenti da parte della Regione”.
Insomma, osserva la Norda, la mano destra non sa cosa fa la mano sinistra, e l’impressione è che si stia verificando una sorta di “scaricabarile”.
“In questo contesto di estrema incertezza – si lamenta ancora la Norda – un operatore privato intenzionato ad investire sul territorio, si trova di fronte ad una serie di ostacoli non certamente preventivati, né minimamente ipotizzabili, nel momento in cui ha partecipato alla gara per l’assegnazione della concessione in oggetto”.
E non è tutto, pendono sulla procedura anche le incertezze legali, perché la Santa Croce che oramai è in guerra aperta contro la Regione, non rimane certo a guardare, e potrebbe attivare altre iniziative legali, oltre a quelle sui ricordate.
“I corposi elaborati progettuali di cui la scrivente è stata onerata – si legge infatti nella lettera della Norda – accedono ad una procedura ad evidenza pubblica non ancora conclusa e per la quale è stato solamente adottato un provvedimento di aggiudicazione provvisoria. Alle sopra descritte incertezze per il procedimento di valutazione, si sommano quindi le incertezze circa l’esito finale della procedura ad evidenza pubblica, che tra l’altro potrà essere oggetto di nuovo contenzioso con ulteriori costi ed incertezze”.
Conclude dunque la Norda, che non nasconde un certa dose di scoraggiamento: “Anche per questa ragione si ritiene che gli onerosi sforzi già profusi dall’esponente, oltre che ingiustificati per le ragioni già espresse nei contenziosi pendenti, siano pure del tutto sproporzionati rispetto alle incertezze fino ad oggi emerse in merito alle competenze, i costi, i tempi ed i possibili esiti delle procedure connesse alla gara in esame”.
La Norda, poi, “auspica che dalla conferenza di servizi, alla quale non ritiene opportuno partecipare, possano giungere le certezze fino ad oggi mancanti”.
Che qualcosa di storto stava per accadere, era risultato chiaro anche nella riunione tecnica di lunedì 26 marzo, a palazzo Silone all’Aquila, tra la Norda e i rappresentati del Comitato di valutazione impatto ambientale della Regione, con fuori ad attendere alcuni lavoratori ex Santa Croce, che già avevano manifestato a Canistro, per chiedere un’accelerazione dell’iter.
Se il vicesindaco Buffone, presente alla riunione, ad AbruzzoWeb aveva assicurato sul buon esito dell’incontro, e sulla determinazione della Norda ad andare avanti, alte fonti avevano invece raccontato di un crescente nervosismo della società, i cui rappresentanti avrebbero abbandonato la riunione molto scuri in volto. Una situazione che sta minando la credibilità di Regione e Comune di Canistro, dove il sindaco Di Paolo e l’assessore Buffone non hanno più il “controllo” degli ex lavoratori Santa Croce.




