L’AQUILA – “Le notizie a proposito di una presunta aggiudicazione in favore dell’operatore economico Santa Croce srl della procedura per l’affidamento in concessione delle Sorgenti Sant’ Antonio Sponga e Fiuggina non può che riaccendere la preoccupazione”.

A tornare all’attacco, sulla vicenda infinita delle sorgenti Sant’Antonio Sponga di Canistro in provincia dell’Aquila, è l’ex sindaco di Canistro ed ex assessore regionale Angelo Di Paolo, alla luce del fatto che la Regione Abruzzo, attraverso la società di committenza Areacom, (ex Aric) affiderà a giorni la concessione ventennale della sorgente di acqua minerale Sant’Antonio Sponga di Canistro, da sei anni inutilizzata dopo bandi finiti in un  buco dell’acqua e feroci contenziosi. In gara l’ex assegnatario, la Santa Croce, proprietario dello stabilimento, e Acqua Sant’Anna, big piemontese del settore. La commissione giudicatrice ha già ultimato la valutazione delle offerte tecniche ed economiche. Dopo l’assegnazione occorrerà un mese di tempo, secondo i termini di legge, per le ultime verifiche documentali, infine ci sarà la firma sul ventennale contratto, la consegna delle chiavi.

Di Paolo nella sua nota contesta la legittimità di un eventuale affidamento alla Santa Croce, per la sua situazione debitoria e per il suo essere in concordato preventivo, puntando il dito contro Areacom che ha ammesso la società alla gara nonostante, questo l’argomento centrale, nel disciplinare di gara, al paragrafo 8, si cita la norma della legge regionale sulle acque minerali secondo cui “la concessione non può essere rilasciata se il richiedente è in stato di fallimento, di liquidazione, di concordato preventivo o in altra situazione equiparata ai sensi dell’ordinamento civilistico vigente”.

. Tenuto conto anche della durissima battaglia legale che si è scatenata in questi anni tra l’ex sindaco e la società dell’imprenditore molisano Camillo Colella.

Questo mentre le preziose acque minerali  delle sorgenti restano inutilizzate da anni, dalla revoca a seguito di un ricorso della Regione e del Comune, contro l’assegnazione alla Santa Croce, già concessionaria, con conseguente stop all’imbottigliamento e negazione di proroghe in attesa di nuovo affidamenti, con 75 operai rimasti senza lavoro. Determinante per la revoca della concessione, fu il ricorso del Comune guidato da Di Paolo, e anche della Regione Abruzzo.

A seguire un feroce contenzioso, un bando affidato a Norda, con la Santa Croce in corsa ed esclusa, finito poi in buco nell’acqua, con ripensamento della concessionaria provvisoria per mancanza di terreni dove realizzare lo stabilimento. Poi ancora un nuovo bando nel febbraio 2019, vinto questa volta da Santa Croce, contro la San Benedetto, che opera nelle sorgenti di Popoli, ma poi annullato prima dal Tar nel giugno 2021 su ricorso della San Benedetto, per irregolarità fiscali. A fine marzo il Consiglio di Stato, ha respinto il ricorso della Santa Croce, confermando la decisione del Tar. Infine la nuova gara indetta a giugno, alla quale la Santa Croce è stata ammessa, assieme alla Sant’Anna.

LA NOTA DI ANGELO DI PAOLO

Le notizie veicolate di recente tramite il TGR Abruzzo a proposito di una presunta aggiudicazione in favore dell’Operatore Economico Santa Croce srl della procedura per l’affidamento in concessione delle Sorgenti Sani Antonio Sponga e Fiuggina non può che riaccendere preoccupazione in chi, come il sottoscritto, e come l’intera comunità di Canistro, la ha già vissuta per quasi 10 anni. Per questo, non posso esimermi dal rilevare alcune criticità della procedura in corso al fine di dare un contributo positivo e preventivo, onde scongiurare l’ennesimo fallimento.

L’Aric che pure ha introdotto nel Disciplinare di gara, al paragrafo 8 la norma della legge regionale sulle acque minerali 15/2002 (art. 36 comma 2), secondo cui “La concessione non può essere rilasciata se il richiedente è in stato di fallimento, di liquidazione, di concordato preventivo o in altra situazione equiparata ai sensi dell’ordinamento civilistico vigente”, ha poi fatto inspiegabilmente marcia indietro anche rispetto alla propria posizione rappresentata e difesa davanti alla giustizia amministrativa, con il procedimento ancora pendente avanti al Tar di Pescara.

Ci si chiede allora cosa e soprattutto chi sia intervenuto per paralizzare l’efficacia di una norma regionale escludente l’operatore che si trova in concordato preventivo, peraltro, nel caso della Santa Croce, ancora non approvato dall’assemblea dei creditori (chiamata a pronunciarsi il 3 luglio prossimo).

Non convince di certo quanto espresso nella sezione ‘Chiarimenti’ della piattaforma che gestisce procedura telematica, laddove si giustifica la partecipazione della società gravata da tale procedura perché si paventa un contrasto con le competenze dello Stato in materia di ordinamento civile e concorrenza, atteso che tale questione non è stata mai impugnata avanti alla Corte costituzionale per dichiarare la norma regionale in contrasto con quella statale o con i principi giuridici ordinamentali.

Peraltro, il Tribunale Fallimentare di Roma, che cura la procedura di ammissione al concordato della stessa società, ha autorizzato la partecipazione della Santa Croce srl alla gara in parola senza entrare nel merito della sussistenza di tutti i requisiti prescritti dalla legge regionale e dal Disciplinare di gara, che non competono affatto al predetto Tribunale.

Tanto più che proprio l’Aric, agli inizi di agosto 2023 ha rettificato il Bando di gara, precedentemente regolato sulla del Codice degli appalti (ai sensi del d. Igs 50/2016) per conformarlo proprio alla legge regionale sulle Acque (15/2002).

E si evidenzia, non è corretto invocare la norma statale anche perché il Consiglio di Stato ha più volte ribadito che per la concessione di sfruttamento economico di un bene demaniale, qual è la sorgente idrica, non trova applicazione la disciplina generale dello Stato, se non per le questioni di carattere ambientale, stante “l’alterità e l’estraneità del procedimento di affidamento di una concessione mineraria alla specifica ed analitica disciplina degli appalti e delle concessione di servizi di cui al Codice dei contratti” (cfr. CdS, Sez. VI. sentenza n. 8122/2023).

E’ appena il caso di ricordare che tale norma regionale, invece, ha una sua ratio ben precisa, e cioè evitare che un bene comune come l’acqua minerale sin consegnato ad un’azienda che, per ritrovarsi in una situazione di fallimento di liquidazione di concordato preventivo o in altra situazione equiparata, potrebbe non offrire sufficienti garanzie di stabilità economico-finanziaria, tanto da assicurare l’efficiente sfruttamento di un bene comune per ben vent’anni.

Ed è noto alla regione che i debiti della Santa Croce srl sono per la maggior parte dovuti a violazioni fiscali definitivamente accertate, tant’è che la precedente aggiudicazione in suo favore, quella riferita alla terza gara di appalto del 2019, è stata portata avanti nonostante tutte le segnalazioni del sottoscritto, nella qualità di Sindaco di Canistro, concludendosi in un nulla di fatto per l’intervento di due sentenze del Tar dell’Aquila, n. 341 del 18 giugno 2021, e del Consiglio di Stato. sez. V. che l’ha confermata con In sentenza n. 3218 del 26.04.2022, che hanno annullato l’aggiudicazione.

Se poi si guarda ai debiti riportati nel bilancio della Santa Croce del 2020, si può verificare che ammontano a 59 milioni Euro circa (di cui 34 con l’erario), e quelli della sua controllante, la Colella holding, a circa 46 milioni di Euro, per un totale di circa 101 milioni di Euro. E tra i debiti assistiti da garanzia, peraltro, vi sono anche gli immobili della Santa Croce ubicati nel Comune di Canistro, come si ricava dagli ultimi bilanci societari.

Anche per questi eventi, la Santa Croce, si trovava (e si trova) ad affrontare una procedura di esdebitamento (depositata il 21 marzo 2022 ma non ancora definita) presso la Sezione Fallimentare del Tribunale di Roma.

Di qui la legittima preoccupazione che porta il sottoscritto, ex Sindaco di Canistro e Assessore regionale a richiamare i soggetti deputati alle verifiche amministrative e contabili alla prudenza e allo scrupolo, effettuando per tutti gli Operatori Economici in gara i controlli necessari onde scongiurare che si ripeta un film già visto, con tutte le sgradite conseguenze che ne derivano per l’economia e gli sbocchi occupazionali un territorio, troppe volte ingannato e vessato, e ancor peggio, abbandonato a se stesso.