L’AQUILA – “Via al contributo pubblico di 10,7 milioni di euro da parte di Invitalia per insediare l’azienda Accord Phoenix all’Aquila”: è stato gridato trionfalmente solo una settimana fa dalla classe dirigente di centrosinistra del capoluogo, ma sul sito web della stessa Invitalia, di questa deliberazione a oggi non c’è traccia, non se ne dà notizia nelle news e neppure nella rassegna stampa.

Una stranezza che, di per sé, non appare sufficiente a inficiare la sicumera con cui il sindaco, Massimo Cialente, il vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, e anche la senatrice Stefania Pezzopane, quest’ultima, invero, un po’ più prudente, hanno dato l’annuncio, a suon di “fuori i gufi” con tanto di gufetto vero e proprio di plastica messo sul banco dell’aula consiliare.

Eppure, per Invitalia, che è l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, oggi, almeno a livello di comunicazione pubblica lo sblocco della questione-Accord sembra non esistere.

L’annuncio è arrivato dopo mesi di tira e molla, dubbi, sospetti, tanto che il primo cittadino ha sventolato una folta rassegna stampa di articoli di questo giornale che aveva dato spazio, tanto quanto alle promesse, alle voci contrarie che dicevano che il progetto non sarebbe stato o non sarà mai realizzato.

“Il Consiglio di amministrazione di Invitalia ha approvato il progetto – hanno assicurato nell’incontro con la stampa – Adesso verrà sottoposto alla firma con l’impegno dell’azienda a ottemperare. Si tratta di 128 assuzioni con un budget di 38,6 milioni di euro, dei quali 10,7 contributo di Invitalia”.

Una svolta molto attesa della vicenda perché, almeno secondo le promesse, Accord Phoenix darà l’opportunità di reimpiegare i lavoratori dell’ex polo elettronico aquilano rimasti senza ammortizzatori sociali dopo anni e anni di cassa integrazione e altre misure.

Alcune incognite, oltre a questo strano silenzio di Invitalia, non mancano: su tutte, il termine di 6 mesi entro i quali, secondo quanto affermato, l’Agenzia ha fissato un primo controllo della redditività dell’investimento che, qualora non ci fosse, potrebbe portare nella peggiore delle ipotesi al ritiro dello stesso.

E ancora, non va sottovalutata la necessità dei lavori necessari nel vecchio stabilimento Finmek per adattarlo a ospitare il mega impianto di triturazione di rottami elettronici che costituirà il cuore della nuova attività che si vorrebbe insediare nell’Aquilano.