L’AQUILA – Ancora 15 giorni di conto alla rovescia per sapere quale sarà il destino dell’Accademia dell’Immagine, fondata nel 1993 e a serio rischio chiusura, con possibili ricadute sull’occupazione, 10 posti di lavoro, e sul ‘peso’ culturale del capoluogo di regione.

Il commissario liquidatore nominato l’estate scorsa, l’avvocato Luca Bruno, ha intenzione di convocare per metà novembre l’assemblea dei soci alla quale sottoporrà lo stato dell’arte dell’istituzione culturale e le possibili soluzioni per uscire dall’impasse.

La deadline puramente teorica prevista per oggi, 30 ottobre, verrà insomma superata indenne.

Questo, tuttavia, solo perché da pochi giorni il commissario ha ricevuto le carte necessarie per operare: il verbale dell’assemblea dei soci dello scorso 6 agosto che, come spiega lui stesso ad AbruzzoWeb, “fissa il limite dei miei poteri”.

Che, si scopre ora, sono molto più ridotti di quello che si pensava. “Ho ricevuto la delibera dell’ultima assemblea convocata d’imperio dal presidente della Regione cui hanno partecipato tutti i soci, e convocherò a breve un’assemblea, penso a metà novembre”, spiega il liquidatore.

“L’incarico che ho avuto è solo quello di riferire – chiarisce l’avvocato Bruno – Io più che fotografare la situazione sulla base dei documenti, e assicuro che ho fatto il ‘cane da tarfufo’, non posso. Convocherò l’assemblea, relazionerò dopodiché i soci prenderanno le loro decisioni”.

Il ‘messaggio’ di Bruno è sempre lo stesso, se la politica non ci mette una toppa sarà impossibile evitare che la liquidazione avvenga. “I fatti sono quelli noti, ci sono verbali della Guardi di finanza e della procura della Corte dei conti, la richiesta di mutuo fatta alla vigilia del terremoto perché già era in default…”.

Quanto ai soci, il più battagliero per cercare di salvare l’istituzione è il Comune dell’Aquila, in particolare il sindaco, Massimo Cialente.

“All’avvocato Bruno chiederò una doppia relazione – promette – una sulla situazione al 5 aprile 2009 alle 3.31, e un’altra su quella dopo il sisma. Si deve dimostrare che l’Accademia è la 310ª vittima del terremoto”.

Perché salvare l’Accademia? Cialente non ha dubbi. “Perché è inserita nel piano strategico di alta formazione, perché c’è un grande progetto di rilancio con molti intellettuali, perché versa in un momento di difficoltà che, però, si può superare, come hanno già fatto il Teatro stabile e l’Accademia delle Belle Arti”.

Sul rilancio dell’attività didattica non stride, secondo il primo cittadino, la presenza del doppione Centro sperimentale di cinema con il suo corso di Reportage. “Non è la stessa cosa, c’è la possibilità di un grande rilancio”, ripete.

“Che poi sia stata lasciata morire dopo il terremoto non lo nego. Io ebbi un periodo in cui pensavo ad altro e mi dimisi, ma adesso voglio che rimanga viva – insiste – Il centrodestra invece si sta accanendo”.

Ma a respingere le accuse di “voler chiudere” c’è l’assessore regionale alla Cultura Luigi De Fanis.

“L’ho detto mille volte, forse parlo arabo – risponde irato alla sollecitazione – Siamo rimasti a quello che ha detto il verbale, nessuno vuole chiudere niente. C’è un commissario che lavora per vedere come cavolo sta messa, in base a quello ci regoliamo e aspettiamo con ansia e attenzione la sua relazione”.

Certo è che il massimo esponente della Giunta, il presidente Gianni Chiodi, sull’Accademia si è espresso chiaramente, parlando apertamente di “carrozzoni” e “clientelismo”: lui la vuole chiudere, “ma io parlo solo per me”, taglia corto De Fanis.

Tra i soci possibilisti c’è, invece, l’Istituto cinematografico “La lanterna magica”, con il presidente Carlo Di Stanislao che nella famosa riunione del 6 ha votato a sorpresa per la nomina del commissario liquidatore, attirandosi gli strali di Cialente, “ma non per la liquidazione, sono due cose molto diverse”, ricorda lui difendendosi.

“Siamo in attesa di quello che l’avvocato avrà verificato e della discussione che seguirà – spiega – augurandoci che si trovi la maniera di rispettare una tradizione che ha dato lustro alla città per più di 20 anni come hanno fatto altre istituzioni culturali, aquilane e non”.

Chiaro il riferimento ad altri enti come il “Braga” spesso citato da Cialente nelle sue invettive contro Chiodi, accusato di “sciacallaggio” dal sindaco, ormai sua nemesi.

“Il mio voto è stato per la chiarezza, per una figura che chiarisca se vi sono ammanchi, responsabilità e stabilisca il futuro”, prosegue Di Stanislao che per il futuro si dichiara comunque fiducioso: “Devo esserlo, perché spero non si applichi il solito criterio di vari pesi e misure”, conclude. Alberto Orsini