L’AQUILA – Un clima freddo, una geografia montuosa che favorisce l’isolamento, relazioni socio-affettive sempre più fragili.
Sono questi i principali motivi per cui in Abruzzo la percentuale dei bevitori “a rischio” è superiore rispetto a quella nazionale,con un 18,2 per cento rispetto al 17, 9 della media italiana.
Il dato allarmante è emerso dal rapporto 2009 Passi (Progressi delle Aziende sanitarie per la salute in Italia) dell’Istituto Superiore di Sanità, che si è basato sulle interviste sottoposte ai cittadini nelle Asl.
“In Abruzzo – spiega Umberto Giammaria, ex direttore sanitario della Asl dell’Aquila, nefrologo ma da sempre in prima linea contro le dipendenze da alcol e droghe – è presente una radicata tradizione del bere, riconducibile innanzitutto a motivi climatici. Nei luoghi più freddi, infatti, si tende a trascorrere il tempo libero nei luoghi chiusi, che una volta erano le cantine, e oggi sono per lo più bar e pub”.
In quest’ottica, si spiega anche il primato della provincia autonoma di Bolzano sul consumo di alcol a livello nazionale, con il 41 per cento di bevitori a rischio, seguita dai residenti nella provincia autonoma di Trento con il 30,5 per cento.
Un altro aspetto che favorisce un atteggiamento di propensione al consumo di alcolici è quello legato alla geomorfologia regionale. “L’Abruzzo – spiega il dottor Giammaria – è una regione prevalentemente montuosa, dunque costituita da numerosi piccoli centri isolati tra le montagne. Qui i luoghi di aggregazione sono i bar, dove anziani e soprattutto i giovani si ritrovano a consumare inevitabilmente alcolici”.
Un aspetto preoccupante è anche quello relativo all’età in cui ci si avvicina alla bottiglia. “Ci si avvicina all’alcol sempre più presto – aggiunge – da giovanissimi. Questo perché si sta affermando sempre di più la cultura dello sballo, in cui i giovani mettono alla prova se stessi e i propri limiti”.
“Di fondo – spiega il dottor Giammaria – c’è sempre un desiderio di evasione dalla realtà, che coinvolge non solo i giovani ma tutta la società, che vive un momento di precarietà a ogni livello: lavorativo, con la mancanza di prospettive future, e affettivo, dato dall’’indebolimento della rete degli affetti”.
Sulle soluzioni per ridurre il fenomeno del consumo di alcol, Giammaria propone innanzitutto “una formazione culturale diversa, iniziando dalle scuole e incoraggiando l’arte, l’espressione artistica e la creatività, che è il vero ‘problem solver’ per i giovani”. (e.m.)
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