L’AQUILA – Vi ricordate gli imprenditori che hanno indignato l’Abruzzo e l’Italia perché sghignazzavano tra loro appena pochi minuti dopo la scossa del 6 aprile 2009?
Lo facevano perché, loro come pure tanti altri non intercettati, avevano intuito per primi una grande verità. Che la ricostruzione dell’Aquila, non importa quanti mesi dopo l’emergenza fosse partita, sarebbe stata una gigantesca torta da spartirsi.
Le prime fasi hanno dato ragione a quella cinica previsione. La ricostruzione leggera è stata un affare per molti. Ma quanti hanno ridato indietro una parte dei loro affari in termini di solidarietà, di investimenti sul sociale, sulla ricostruzione della comunità?
Pochissimi, e da oggi AbruzzoWeb renderà conto di chi lo ha fatto e di chi invece si è messo tutto in tasca. Una “moratoria” che piace al governatore e commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi: “Le imprese non è che rubino, però è giusto che ridiano qualcosa”, commenta.
I progetti sono stati presentati, le ditte hanno svolto i lavori e hanno incassato. Ci sono stati molti ritardi, sia nei pagamenti degli indennizzi sui conti correnti bancari, sia per quei lavori con contributo diretto dove bisognava presentare gli stati d’avanzamento (Sal).
Molte aziende sono state e sono a tutt’oggi in difficoltà, con il rischio di mettere in bilico il futuro se non arriveranno presto i quattrini dello Stato. Tutto questo è vero e su queste pagine ne scrive quasi ogni giorno.
Ma è altrettanto vero che, presto o tardi, proprio perché statali, quei quattrini arriveranno. E si moltiplicheranno alcuni fenomeni che oggi si sono già visti in via sporadica, come le imprese che decuplicano il fatturato sfruttando la “bolla” della ricostruzione.
E se oggi la torta della ricostruzione qualcuno ha cominciato ad assaggiarla con il dito, in attesa che venga servita sui piatti di ceramica fine quando partirà la ricostruzione vera, quella delle case “E” e dei centri storici, allora è altrettanto giusto che le aziende che hanno preso dall’Aquila, con il lavoro onesto, per carità, all’Aquila ora ridiano anche qualcosa.
Un principio in base al quale questo giornale nelle prossime settimane comincerà a interessarsi di quali aziende, aquilane e non, dopo aver svolto lavori, abbiano poi reinvestito (o progettino di farlo) una parte delle somme nella ricostruzione sociale, nella rinascita di quella comunità che di qui in avanti quelle case dovrà abitarle, quelle strade percorrerle, quei centri viverli.
Un primo punto lo hanno segnato proprio i costruttori, la categoria più avvantaggiata (pur con tutte le problematiche del caso) da un intero patrimonio edilizio da ricostruire: l’associazione provinciale, l’Ance, ha promesso di salvare L’Aquila Rugby trovando la somma di 600 mila euro a fondo perduto, e potrà farsi carico nei prossimi mesi anche di una sorta di “adozione” del club pentascudettato per programmare il futuro.
Le parole del sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, “chiederò a chi ricostruisce le case di ricostruire anche la comunità”, confermano che questa nuova mission di AbruzzoWeb è doverosa: lui chiederà alle aziende di reinvestire i proventi della “torta”, noi controlleremo che questo accada.
CHIODI: ”LE IMPRESE NON RUBANO, MA E’ GIUSTO CHE RIDIANO QUALCOSA”
“Le imprese devono ridare una parte di quello che guadagnano con la ricostruzione occupandosi di solidarietà e sociale? Mi sembra giusto”.
A margine di una conferenza stampa, arriva anche dal governatore e commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, l’approvazione alla “moratoria” lanciata da AbruzzoWeb su una ricostruzione equa affinché le aziende che hanno avuto dall’Aquila, all’Aquila ridiano qualcosa.
Da Chiodi arriva però un distinguo. “Bisogna premettere – spiega – che le aziende che vengono a lavorare all’Aquila non è che rubano qualcosa, fanno i lavori e vengono giustamente pagate”.
Detto questo, però, “è condivisibile che reinvestano qualcosa sul territorio”. (alb.or.)



