PESCARA – Non c’è quel silenzio che aveva caratterizzato il lockdown primaverile, le strade non sono deserte, ma spariscono traffico e caos. Più che svuotarsi, le città rallentano i ritmi quotidiani. In Abruzzo è il primo giorno di zona rossa. Una misura, voluta dal governatore Marco Marsilio su impulso del Gruppo tecnico scientifico regionale (Gtsr), alla luce degli ultimi, altissimi, dati. Il virus, infatti, in Abruzzo corre spedito su tutto il territorio regionale e la pressione sugli ospedali si fa sempre più forte. Le maggiori restrizioni sono scattate dalla mezzanotte.
Il presidente di Regione, con il provvedimento firmato lunedì sera, ha disposto su tutto il territorio le misure previste dall’articolo 3 del Dpcm del 3 novembre. Dopo aspre polemiche – il Gtsr aveva chiesto la chiusura totale delle scuole – si è deciso di seguire l’impostazione del Dpcm: restano in presenza le attività didattiche delle primarie e delle prime medie. La scelta di fare l’Abruzzo zona rossa “è stata dolorosa e difficile ha spiegato il governatore – Abbiamo avuto il nostro comitato tecnico scientifico regionale che ha registrato una sofferenza nelle strutture sanitarie. E secondo i dati che noi abbiamo anticipa solo di qualche giorno una decisione che con tutta probabilità venerdì verrà certificata dal ministero. Prima inizia la cura, prima ne usciamo. Magari salvando anche il Natale”.
Nel giorno in cui scattano le maggiori restrizioni, sono 641 i nuovi casi e nove i decessi recenti. Ciò che più preoccupa, al di là dei numeri assoluti, è la forte pressione sugli ospedali. Aumenta rapidamente il numero dei ricoveri, che sono 30 in più, per un totale di 686 unità. In terapia non intensiva ci sono 621 pazienti, mentre in rianimazione ce ne sono 65. I posti letto di terapia intensiva al momento, nelle 4 Asl, sono 151: ai 94 esistenti già prima dell’emergenza, se ne sono aggiunti 57 previsti dal piano di riordino della rete ospedaliera Covid-19, cinque dei quali attivati negli ultimi giorni. Rispetto ai 66 programmati dal piano, ne mancano all’appello nove, in corso di attivazione. Al momento sui 151 posti disponibili – senza considerare i 29 dell’Ematologia di Pescara e delle cliniche private convenzionate, pure a disposizione in caso di assoluta emergenza – ne sono occupati 65, ovvero il 43%, a fronte di una soglia di allarme pari al 30%.
Pescara, nel primo giorno di lockdown, si muove a ritmi più lenti. Al mercato della “strada parco” del mercoledì sono attivi solo gli operatori che vendono generi alimentari e i clienti fanno acquisti in modo ordinato e composto. Poca gente in centro, nonostante i numerosi negozi che possono rimanere aperti. Su corso Umberto, principale strada dello shopping cittadino, sono in azione gli operai per l’installazione delle luminarie di Natale. Pochi clienti anche nei bar che lavorano con l’asporto. Più affollato il lungomare, scelto da molte persone per praticare attività motoria e sportiva, consentite dal Dpcm. In ogni caso i negozi aperti sono pressoché vuoti. Non mancano le lamentele degli esercenti che non avranno diritto ai ristori. “Questa mattina si è vista una sola cliente – afferma Nadia Rosini Di Mascio, responsabile di due negozi di abbigliamento di via Parini, uno per bambini, aperto, e uno per adulti, chiuso – Mi chiedo quale possa essere una motivazione ragionevole per cui posso tenerne aperto uno e non l’altro. Il negozio chiuso, inaugurato a luglio con spese ingenti per adeguarci ai protocolli Covid-19, ha tre dipendenti, che da oggi sono in cassa integrazione a tempo indefinito. L’azienda titolare dei negozi, che ha investito molto in queste attività, ha anticipato la cassa integrazione per me e la collega che lavoriamo nell’attività rimasta aperta: quella di marzo e aprile dallo Stato non è ancora arrivata”.






