L’AQUILA – “I dati dell’Istat non ci sorprendono affatto, vediamo tutti i giorni aumentare gli abruzzesi  di ogni estrazione sociale che vengono da noi a chiedere pacchi alimentari”. “Non basta creare ricchezza, bisogna anche distribuirla a tutta la popolazione, mentre invece si sta andando deliberatamente nella direzione opposta”.

Le amare parole di Cosimo Trivisani, direttore del Banco alimentare abruzzese, che rifornisce decine di mense per indigenti in tutta la regione, e di Don Marco Pagniello, direttore della Caritas pescarese, fino a pochi mesi fa referente per l’Abruzzo e Molise, fanno da controcanto all’ottimismo sbandierato dai vertici politici regionali, con acuti in periodo elettorale, commentando la ripresa economica pari a qualche punticino di Pil attestata dall’ultimo rapporto di Bankitalia, assieme ad un aumento dei posti di lavoro, anche se principalmente precari.

Segno che la luce in fondo al tunnel è sempre più luminosa, oltre cui già si intravedono sorti magnifiche e regressive, hanno commentato i più ottimisti.

Omettendo di valutare, che la ricchezza prodotta dall’aumento dell’export, dai cantieri della ricostruzione post-sismica e dai poli industriali di eccellenza, si concentra sempre più in poche mani, e vanno ad ingrossare i conti in banca della ristretta elite di benestanti.

Non si spiegherebbero diversamente i numeri drammatici snocciolati dall’Istat nel rapporto “La povertà in Italia” aggiornato al 31 dicembre 2017. Da esso risulta che l’incidenza della povertà assoluta,ovvero il non avere i soldi per far fronte anche che alle più basilari esigenze di vita, tipo il mangiare tutti i giorni, coinvolge in Italia 5 milioni e 58 mila individui, l’8,4 per cento dell’intera popolazione, il dato peggiore dal 2015.

Situazione ancora più grave nel meridione e dunque anche in Abruzzo, dove nel 2017 la povertà assoluta coinvolge l’11,4 per cento dei cittadini, quando nel 2016 era al 9,8 per cento.

Drammatico anche il dato della povertà relativa, che equivale ad avere un reddito che non basta a far fronte anche al più piccolo imprevisto, con il baratro della povertà assoluta sempre incombente: i poveri relativi in Italia nel 2017 risultano essere 9 milioni e 368 mila individui, il 15,6 per cento dell’intera popolazione, pari a 3 milioni 171 mila famiglie residenti, il 12,3 per cento, in crescita dell’1,7 per cento rispetto al 2016.

In questo caso l’Istat fornisce anche il dato si base regionale e si scopre che in Abruzzo le famiglie in povertà relativa sono il 15,6 per cento del totale, pari a 86 mila circa, in fortissima crescita, superiore a quella che si registra nel Paese rispetto al 2016, quando erano il 9,9 per cento. Unica soddisfazione si fa per dire, e che il dato abruzzese è al di sotto della media del meridione che nel 2017 del 24,7 per cento, ma resta pur sempre sopra la media italiana come detto del 12,3 per cento.

Questi i numeri nella loro brutalità. A leggerli alla luce della esperienza concreta, due persone, Cosimo Trivisani e Don Marco, che  ogni giorno la povertà dilagante la devono affrontare con mezzi oltremodo inadeguati.

“Attualmente spiega il direttore del Banco alimentare – forniamo cibo e prodotti per l’igiene, in primis pannolini, a mense e strutture che poi assistono 29.732 persone in Abruzzo, 4.698 persone in Molise. Il loro numero, lo confermo, sono in aumento costante, come aumentano le richieste di forniture alimentari da nuove mense, e speriamo di riuscire di soddisfare queste richieste entro l’anno”.

“Svolgo questa attività prima da volontario ora da dipendente, da oltre vent’anni,  –  prosegue – e le cose sono peggiorate, nel senso anche che è cambiata la tipologia delle persone che non hanno da mangiare. Prima, guardando qui a Pescara, vivevano prevalentemente nei quartieri popolari, Rancitelli, Fontanelle, Zanni, San Donato, ora invece la povertà è diffusa, ci sono molte famiglie prima benestanti che ad un centro punto sono cadute in disgrazia, dopo aver perso un posto di lavoro, dopo aver chiuso indebitate un’attività commerciale”.

“Tra gli utenti delle mense – prosegue Trivisani – ci sono tante famiglie mono-stipendio. Riescono a barcamenarsi, ma poi basta un imprevisto economico, per mandare all’aria i conti, e si ritrovano in periodi di forte difficoltà, non hanno abbastanza soldi per far fonte alle minime esigenze vitali. Aumentano anche le persone divorziate, e a rivolgersi alle mense sono soprattutto le donne sole con figli a carico. E poi c’è molta più gente che vive in strada, in macchina, che non ha un tetto. Tra loro gli immigrati, che non godono più dell’assistenza delle strutture di accoglienza”.

Alla domanda “Che fare?”, Trivisani risponde:  “una cosa è certa, non basta distribuire pacchi alimentari. Occorrono investimenti massicci e adeguati per far uscire davvero le persone dallo stato di indigenza. È vero che il lavoro non c’è, ma è anche vero che molti non sono nemmeno più in grado di trovarlo, non hanno le competenze e le motivazioni, e così rimangono prigionieri di una situazione di passività e prostrazione”.

Don Marco come referente abruzzese della Caritas, ora sostituito dal molisano don Franco D’Onofrio, ha gestito e contribuito al loro funzionamento le mense di poveri di Pescara, L’Aquila, Chieti, Teramo, Sulmona, Avezzano e Vasto, ed anche lui persona informata dei fatti.  

“Questi numeri non ci sorprendono affatto – spiega ad Abruzzoweb – noi come Caritas denunciamo da anni ciò che sarebbe accaduto, a causa di un preciso modello di sviluppo economico: povertà crescente, e forbice tra ricchi e poveri sempre più ampia. E’ sbagliato anche dire che questo modello di sviluppo, chissà per quale accidente, non è più in grado di ridistribuire la ricchezza su tutta la popolazione. Il concentrare in poche mani la ricchezza e potere è infatti secondo me una scelta deliberata e pianificata”.

Per don Marco non è nemmeno un caso che proprio ora, in quella che gli espeti di economina considerano la coda della crisi esplosa nel 2008, stia  crescendo la povertà.

“Gli effetti della crisi li sentiamo oggi più che mai, – argomenta don Marco – perché in questi anni le famiglie hanno dato fondo a tutti i loro risparmi. Chiedono assistenza sempre più anziani, la povertà infantile è in aumento. Sempre più persone ci chiedono aiuto non solo per mangiare, ma anche per curarsi. Per molti è impossibile fare una visita specialistica, o curarsi i denti, visti i costi enormi della sanità privata, e dall’altra parte i tempi di attesa scandalosamente lunghi della sanità pubblica”.

Conclude don Marco: “in queste settimane non si fa altro che parlare di emergenza immigrazione. Ma ad impoverirsi sono in particolare gli italiani. E non certo per colpa degli immigrati che sbarcano dall’Africa. Guarderei piuttosto all’emergenza rappresentata dall’emigrazione, di tanti giovani anche abruzzesi che se ne vanno perché qui non c’è lavoro, e se c’è è sottopagato, in nero, intermittente. La colpa di tutto ciò non è nemmeno dei governanti, regionali e nazionali. E’ di tutti noi, che non facciamo abbastanza, di una società civile sempre più egoista e indifferente”.