L’AQUILA – Abruzzo Engineering non è una società in house e per questo motivo non può ricevere incarichi ad affidamento diretto da parte della Regione Abruzzo, azionista di maggioranza della società in liquidazione con 200 dipendenti, nata nel 2007 per abbattere il digital divide in regione.
Lo ha stabilito la Commissione europea, ribaltando le decisioni dei giudici amministrativi italiani e bloccando un incarico da 1,5 milioni di euro con i fondi del Por-Fesr (Programma operativo regionale del Fondo europeo di sviluppo regionale).
La mazzata è stata svelata dal ministero per lo Sviluppo economico, interpellato dalla Regione nel corso di un incontro in cui si discuteva proprio l’attuazione del programma di interventi in materia di protezione civile e gestione del rischio sismico da finanziare con fondi europei.
Un progetto che la Regione aveva affidato nei mesi del post-sisma alla società oggi in liquidazione e lo aveva fatto con procedura diretta, cioè senza ricorrere ad alcuna gara pubblica. Ora la brusca retromarcia.
Un colpo da Ko per Regione e Ae, a cui nel corso degli anni sono stati affidati anche altri incarichi diretti, alcuni finiti al centro di un’inchiesta che nell’agosto del 2010 portò all’arresto dell’ex assessore alla Protezione civile Daniela Stati, il padre Ezio e altre tre persone.
Il nuovo orientamento di fatto smentisce quanto stabilito dai giudici del Tar nel marzo del 2011, quando fu riconosciuta la natura in house della società e dato il via libera agli affidamenti veloci senza appalti.
Era stata Ae a rivolgersi alla giustizia amministrativa quando la Regione aveva messo a bando una competenza che, secondo l’azienda, doveva esserle affidata direttamente.
La giustizia italiana ha dato ragione ad Ae, ma il diritto comunitario vede la questione in tutt’altro modo.
Ecco perché, preso atto del nuovo scenario, il 18 giugno scorso la Giunta regionale ha annullato l’accordo con cui venivano affidati ad Abruzzo Engineering i fondi europei del progetto Sigeris del programma Por-Fesr.
In una riunione del maggio 2011 attorno a un tavolo si sono incontrati rappresentati di Regione, Commissione europea e Mise per discutere dello stato di attuazione del programma.
Proprio in quell’occasione i rappresentanti del ministero hanno sancito che, come recita il verbale dell’epoca, “Abruzzo Engineering non può essere considerata società in house della Regione Abruzzo, poiché tale attestazione deve pervenire non da un organo giudiziario italiano, sia esso Tar o Consiglio di Stato, ma da dalla Ce (Dg Market)”.
Qualora la Regione avesse continuato per la sua strada, affidando direttamente ad Ae l’incarico, vi sarebbe stata l’impossibilità, come recita la delibera di Giunta, “di rendicontare la spesa secondo le procedure e le modalità previste nei regolamenti comunitari sui fondi strutturali”.
Nel febbraio scorso quest’orientamento è stato confermato in una nuova riunione presso il dipartimento per lo Sviluppo economico e la coesione economica, in cui è stato ribadito il divieto di rendicontazione delle spese di progetti attuati da Abruzzo Engineering. In sostanza se la Regione avesse voluto portare avanti l’accordo avrebbe dovuto rinunciare ai fondi europei.
Il 19 marzo il presidente del Collegio dei liquidatori della società, Francesco Carli, già presidente di Abruzzo Engineering prima della messa in liquidazione, ha inviato una richiesta di chiarimenti e controdeduzioni sulla revoca del finanziamento annunciata a febbraio.
Per correre ai ripari e non incappare in una procedura d’infrazione da parte dell’Ue, la Regione con la delibera 375 ha annullato la delibera 425 del 3 agosto 2009 con cui l’ente aveva affidato ad Ae il compito di svolgere attività “di supporto strumentali all’attuazione di funzioni istituzionali della Regione in materia di protezione civile e ambiente”.
Un incarico all’interno del programma operativo Por Fesr 2007-2013, asse IV settori di intervento ‘c’ e ‘d’, dove il settore ‘c’ è riservato alle attività del progetto ‘Sigeris’ (sistema integrato per la gestione dell’emergenza e del rischio sismico).
Adesso, secondo quanto stabilito nella delibera del mese scorso, ai sensi della legge regionale 28/2011 questi fondi verranno invece affidati ai Comuni per l’esecuzione di studi di microzonazione sismica del territorio.
Abruzzo Engineering è stata creata nel febbraio del 2007 su iniziativa dell’ex presidente della Regione, Ottaviano Del Turco, e del suo amico Pierfrancesco Guarguaglini, all’epoca presidente e amministratore delegato di Finmeccanica.
Le quote del pacchetto azionario di Ae sono al 60 per cento dell’ente regionale, al 30 di Selex Service Management, società del gruppo Finmeccanica, e al 10 della Provincia dell’Aquila.
Circa 200 i lavoratori della società, una parte dei quali in cassa integrazione, mentre altri sono impiegati a supporto del Comune dell’Aquila per evadere le pratiche burocratiche della ricostruzione post sisma.
La mission aziendale era quella di abbattere in Abruzzo il digital divide, la divisione digitale tra chi ha Internet veloce e chi no.
Ma la storia è andata avanti tra luci (poche) e ombre (molte). L’ultimo bilancio è stato chiuso con un rosso di circa 19 milioni di euro, in maggioranza nei confronti del socio privato Selex.
Un tarlo, quello dell’esercizio in passivo, per Gianni Chiodi, vista l’impossibilità di coprire il disavanzo che nel dicembre 2010 lo ha fatto sbilanciare verso la liquidazione piuttosto che per un’ipotesi di rilancio, che era l’alternativa.
La Regione ha anche accelerato sulla liquidazione per i dubbi sullo status in house di Ae, cioè la possibilità di avere direttamente commesse dall’azionista di maggioranza, nodo che Chiodi ha cercato di sciogliere chiedendo un parere anche ai pubblici ministeri della procura dell’Aquila, Antonietta Picardi e David Mancini, prima che si scatenasse la bagarre tra Tar, Consiglio di Stato e Commissione europea.
Altra zavorra, le inchieste giudiziarie che hanno sfiorato Ae: una sugli appalti per il terremoto, che ha portato all’uscita dall’esecutivo della Stati, l’altra su un passaggio preliminare alla nascita di Abruzzo Engineering: la cessione alla Provincia dell’Aquila di Collabora Spa, che vede indagato per truffa l’attuale direttore generale di Ae, Vittorio Ricciardi, che era amministratore delegato e proprietario del 49 per cento delle azioni della stessa Collabora Spa, accusato di aver gonfiato il prezzo e nascosto il passivo.



