L’AQUILA – “Altrove alcuni fuggono dal processo, nel mio caso sembra che il processo fugga da me”.
Con queste premesse mercoledì 10 aprile, alle ore 10.30, presso l’Hotel Dragonara di San Giovanni Teatino (Chieti), Ezio Stati, ex consigliere regionale della Dc e poi esponente di Forza Italia all’Emiciclo, assieme agli avvocati Alfredo Iacone e Roberto Verdecchia, terrà una conferenza stampa a circa 3 anni dai fatti che lo videro coinvolto nell’inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila su Abruzzo Engineering.
All’inizio di agosto 2010 l’inchiesta portò all’arresto da parte della squadra Mobile di Pescara di quattro persone, tra cui lo stesso Stati. Venne indagata anche la figlia Daniela, ex assessore regionale alla Protezione civile costretta a dimettersi.
Nell’ambito della stessa inchiesta furono arrestati anche l’imprenditore Vincenzo Angeloni, Marco Buzzelli, compagno di Daniela Stati e Sabatino Stornelli, anch’egli imprenditore.
Per l’accusa, il gruppo puntava a fare affari a seguito del terremoto del 6 aprile 2009 e ci sarebbero state pressioni per far assegnare ad Abruzzo Engineering, (società al 60% della della Regione Abruzzo, al 30% di Finmeccanica attraverso Selex Service Management e al 10% della Provincia dell’Aquil) una commissione importante per i lavori post sisma.
Dell’inchiesta si erano occupati il pubblico ministero Antonietta Picardi e il procuratore della Repubblica Alfredo Rossini, oggi scomparso.
Sono passati ormai anni e il processo si trova ancora nella sua fase preliminare.
LA NOTA DI STATI: “IL PROCESSO SCAPPA DA ME”
Dopo tanto tempo credo sia giunto il momento di offrire il punto di vista della difesa.
Tenuto conto che nelle interviste nell’immediatezza dei fatti, la procura dell’Aquila dichiarava che “l’accusa è sostenuta da uno scrupoloso lavoro di riscontro che non consente una lettura dei fatti alternativa, il tutto per mettere le mani sugli affari della ricostruzione”.
Se così fosse stato a oggi avremmo avuto un rito immediato e punito i colpevoli di tante nefandezze, ma visto come sta evolvendo il procedimento con le sue lungaggini ancora nella fase della richiesta di rinvio a giudizio, nonostante le mie sollecitazioni e richieste.
Temo che le cose vadano per le lunghe.
Mi corre l’obbligo di informare l’opinione pubblica sui dubbi e le perplessità di tutta l’inchiesta, con il timore fondato che mentre altrove alcuni fuggono dal processo, nel mio caso sembra che il processo fugga da me.
Troppe contraddizioni che vedono 4 Procure coinvolte in inchieste simili ma con valutazioni diverse.
Chi ha ragione? Un padre di troppo… La delibera fantasma… La telefonata che non c’è… Da Piccone a Berlusconi… Buona fede o altro? E tanto altro…





