L’AQUILA – I lavoratori di Abruzzo Engineering manifesteranno oggi dalle 10 sotto la sede della Procura della Repubblica dell’Aquila, che sta indagando in due inchieste sulla società.

Scopo della protesta, avere chiarezza dai giudici sul colloquio tra il presidente della Regione, Gianni Chiodi, e il pm Antonietta Picardi, in cui il governatore si sarebbe sentito dire: “non sei stato arrestato solo perché non hai dato lavoro ad Abruzzo Engineering”.

Una circostanza che Chiodi ha smentito oggi in una nota molto chiara: “Non ho mai subìto pressioni dalla procura”. Anche se lo stesso Chiodi dice di essere certo “di non essere stato coinvolto in vicende giudiziarie proprio perché la Regione, da quando ci sono io, non ha proceduto a fare nuovi affidamenti diretti”.

Nonostante le precisazioni di Chiodi, il sit-in è stato confermato, come spiega Emilio Speca della Filcams Cgil. “Chiodi può anche smentire, ma ha parlato davanti a me e altre venti persone”.

Intanto i lavoratori chiedono un cambio di rotta per salvare l’azienda, ricordando che dare ad Ae affidamento diretto di lavori “non è reato”, vista la natura in house riconosciuta di recente anche dal Tar.

Un invito a moderare i toni sulla vicenda è arrivato dalle quattro sigle sindacali, Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil e Ugl Servizi, mentre il capogruppo del Popolo della libertà in Consiglio regionale, Gianfranco Giuliante, i toni li alza, definendo i lavoratori “farneticanti e deliranti”.

Oltre al 60 per cento in mano alla Regione, il pacchetto di Abruzzo Engineering è detenuto al 30 per cento da Finmeccanica tramite la società Selex Service Management, e al 10 per cento dalla Provincia dell’Aquila.

Creata inizialmente per abbattere in Regione il digital divide, la divisione digitale tra chi ha Internet veloce e chi no, Ae versa da tempo in una grave situazione, con una crisi economica e di commesse e un debito verso il socio privato Selex di 19 milioni di euro. A questo si aggiungono anche le inchieste.

Un mosaico tale che il socio pubblico potrebbe chiedere la messa in liquidazione della società, con immaginabili rischi occupazionalio per i circa 200 dipendentii.

CHIODI: ”NESSUNA PRESSIONE DALLA PROCURA”

L’AQUILA – “Su Abruzzo Engineering non ho mai ricevuto pressioni dalla Procura”.

Dopo l’acre lettera dei lavoratori di Ae che lo chiamava in causa, interviene il presidente della Regione, Gianni Chiodi, smentendo lo scambio di battute (a lui stesso attribuito dai dipendenti) secondo cui il pm aquilano Antonietta Picardi gli avrebbe detto che non era stato arrestato solo perché non ha affidato lavori ad Ae.

“Il motivo per il quale non ho mai affidato nessun lavoro diretto – spiega invece Chiodi – è che non c’è certezza della natura giuridica in house della società”.

“Ho detto più volte, questo sì – precisa Chiodi – che ritenevo di non essere stato coinvolto in vicende giudiziarie proprio perché la Regione, da quando ci sono io, non ha proceduto a fare nuovi affidamenti diretti”.

“È noto a tutti, comunque – prosegue – che sull’argomento non ho mai nascosto il mio pensiero. Ho cercato di gestire la crisi in maniera obiettiva, tentando di fornire delle risposte certe senza, nel contempo, alimentare false speranze. Ho sempre ripetuto che è ormai finito il tempo dei privilegi e che Abruzzo Engineering nasce da un sistema del passato molto discutibile, da questioni eticamente censurabili che hanno interessato la politica del passato”.

“Non ho mai trascurato, né sottovalutato, in questi mesi – sostiene il governatore – il problema della possibile perdita dei posti di lavoro giocando sulla pelle dei dipendenti, nei confronti dei quali nutro grande rispetto e solidarietà perché vittime anch’esse di quel sistema”.

“Ho sempre inteso – assicura – salvaguardare l’onorabilità e l’operosità dei tanti impiegati, tecnici e professionisti che ricoprono un posto in organico ma non possiamo nasconderci dietro un dito: la realtà è che questa società ha costi di gestione molto alti, conta circa 200 dipendenti e ha perdite pari a 19 milioni di euro. Un cifra esorbitante su cui si gioca il destino di una società in forte crisi economica e di commesse”.

“Lo spettro della disoccupazione – conclude Chiodi – interagisce con altri aspetti della crisi in atto e rende tutto molto difficile. Con questo voglio rimarcare l’infondatezza e la poca sostanza di accuse che mi vengono rivolte, molto spesso aspre e poco rispettose di un lavoro che, in questi mesi, mi ha visto impegnato nella massima trasparenza e correttezza istituzionale”.

LA LETTERA DEI LAVORATORI: ”DOMANI SIT-IN IN PROCURA, I GIUDICI CI SPIEGHINO”

Questo il testo completo della nota dei lavoratori di Abruzzo Engineering, che annunciano un sit-in di protesta davanti alla procura dell’Aquila per questa mattina.

Abbiamo appreso dell’iniziativa dell’onorevole Giovanni Lolli che interroga il ministro Angelino Alfano chiedendo cosa si celi dietro le parole del presidente Gianni Chiodi che ha “dichiarato di non poter procedere affidando commesse ad Ae perché espressamente impedito dalla magistratura” ossia, tradotto da noi, se sia vero che il sostituto procuratrice Antonietta Picardi avrebbe minacciato Chiodi con le parole, riferite in più occasioni pubbliche dallo stesso presidente della Regione: “non sei stato arrestato solo perché non hai dato lavoro ad Abruzzo Engineering”; dunque, se fosse vero, il messaggio sarebbe: se dai lavoro alla società, vai dentro!

Restiamo assolutamente stupiti, indignati di quanto abbiamo appreso; il fatto sarebbe gravissimo tanto se fosse vero, perché costituirebbe un reato a sensi dell’articolo 338 del Codice civile (si tratta di un errore, probabilmente i lavoratori di Ae intendono l’articolo 338 del Codice penale, “violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario”, n.d.r.), quanto se fosse falso.

In entrambi i casi si starebbe giocando un gioco sporco, sporchissimo sulla pelle dei 190 lavoratori della società, in gran parte abitanti nelle terre colpite dal terremoto, certamente non colpevoli di nulla e oggi persino a rischio posto di lavoro per dinamiche assolutamente sconosciute.

A tutto ciò si aggiunge il fatto preoccupante, perché sembrerebbe avvalorare la veridicità di quanto affermato da Chiodi che, nella giornata di ieri, guarda caso proprio alla vigilia di una delicatissima assemblea dei soci che avrebbe potuto portare alla liquidazione di Ae, una pesante perquisizione abbia investito il Comune dell’Aquila, relativamente alle ordinanze della presidenza del Consiglio dei ministri, attraverso le quali circa 100 lavoratori di Ae prestano servizio nell’Ente su attività connesse alla ricostruzione.

Quali interessi si nascondono dietro al fatto che neanche con ordinanze del presidente del Consiglio dei ministri una società pubblica del territorio come Abruzzo Engineering possa avere affidamenti pubblici quando soggetti privati quali Reluiss, Cineas e altri godono di commesse milionarie sulla ricostruzione, affidate per via diretta, senza che nessuno abbia mai eccepito nulla?

Forse c’è qualche manovra per far sì che, dopo la sciagura del terremoto, persino le risorse destinate alla ricostruzione vengano dirottate in favore di un’economia extra territoriale?

Certo è che, se si chiudesse la società, anche la nostra rete di fibra ottica già realizzata con denaro pubblico in tutta la provincia dell’Aquila, utilizzata durante il G8 e quindi efficiente, sarebbe gestita da società non aquilane, non abruzzesi e non pubbliche! Forse sono queste le vere mire di chi vuole chiuderci?

Nella giornata di domani saremo sotto la sede della Procura della Repubblica dalle ore 10, per chiedere alla magistratura chiarezza e di procedere nella sua opera di perseguimento di tutti gli eventuali illeciti commessi, evidenziando però come non costituisca reato l’affidamento diretto alla nostra società che, anzi, è previsto dalla legge regionale numero 34 del 2007, oltre che dalle normative sulle società “in house”.

Chiediamo alla politica infine di non nascondersi dietro a un dito, di non assoggettarsi alle pure logiche ragionieristiche, ma di avere coraggio, cuore e intelligenza perché a essa è demandata la soluzione dei problemi, non il nasconderli aggirandoli con espedienti; la politica inoltre, ha il dovere di essere d’esempio nella salvaguardia dei posti di lavoro pubblici, altrimenti come mai potrà sedersi ai troppi tavoli sulle emergenze occupazionali, chiedendo ai vari soggetti privati in crisi di non licenziare? Quale credibilità potrebbe mai avere?

Infine ci domandiamo che etica possa mai esserci dietro il licenziamento di lavoratori già colpiti dal terremoto. Siamo certi che mai è accaduto in precedenza che amministratori pubblici abbiano infierito sulla vita di cittadini colpiti da una sciagura come quella a noi capitata.

Direttamente a Chiodi infine, e a prescindere, chiediamo almeno di terminare gli insulti che continuamente rivolge a noi lavoratori che meriteremmo almeno il rispetto umano di chi, per uno stipendio medio di 1.100 euro al mese, timbra ogni giorno il proprio cartellino e svolge con professionalità il proprio lavoro.

Se proprio deve rivolgere obiezioni di natura etica a qualcuno, lo faccia nei confronti dei comportamenti di quella parte della politica che, approfittando del proprio ruolo, elargisce consulenze ad amici, parenti, cugine e soci di studio…

I SINDACATI AI LAVORATORI: ”ABBASSARE I TONI”

L’AQUILA – Sulla vertenza Abruzzo Engineering, le sigle sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil e Ugl Servizi “comprendono lo stato d’animo dei 193 lavoratori che versano in una condizione di autentica disperazione legata al rischio concreto della perdita del loro posto di lavoro ma, nel contempo, invitano gli stessi dipendenti a una moderazione dei toni”.

L’invito nasce in particolare dopo l’aspra lettera di oggi in cui i lavoratori annunciano per domani un sit-in davanti alla procura dell’Aquila e lanciano accuse al presidente della Regione, Gianni Chiodi.

Le sigle sindacali ritengono che “la fase attuale sia particolarmente difficile e complicata e che vi è la necessità di lavorare, congiuntamente e pacatamente, per individuare soluzioni a una vertenza di rilevante importanza per l’intero territorio regionale”.

GIULIANTE: ”LAVORATORI FARNETICANTI E DELIRANTI”

L’AQUILA – “In questo momento, di tutto aveva bisogno l’Abruzzo tranne che delle farneticanti e deliranti dichiarazioni di anonimi ‘lavoratori di Abruzzo Engineering’”.

L’accusa arriva dal capogruppo del Popolo della libertà in Consiglio regionale, Gianfranco Giuliante.

“La comunicata presa di distanza delle sigle sindacali, ma anche di lavoratori che hanno disconosciuto l’anonima “provocazione” – attacca Giuliante – la dicono lunga sull’isolamento tanto dei personaggi quanto di tali posizioni all’interno dell’azienda Abruzzo Engineering”.

“L’annuncio di una presenza sotto la sede della Procura dell’Aquila – prosegue – materializzerà persone e responsabilità a oggi anonime. Di tal ché, sarà possibile procedere con denunce penali e personali di quanti identificati risponderanno di una serie di affermazioni diffamatorie, inventate e fuori luogo rispetto alla verità dei fatti”.

Per Giuliante, “l’attacco alla magistratura e al corpo politico disegnano un clima in cui le difficoltà, già pesanti, rischiano di diventare insuperabili”.

“L’azione – sostiene – che il governo del territorio, i sindacati e i lavoratori stanno compiendo, a piccoli passi, per cercare la soluzione meno traumatica ad una decozione che è nei fatti, rischia di bloccarsi e diventare impercorribile per l’irrigidirsi delle posizioni in campo”.

“È evidente – conclude – che questo modo di fare, per quanto isolato, non aiuta una composizione possibile per la quale ognuno cerca di dare il proprio fattivo contributo”.

SPECA (CGIL): ”IL SIT-IN SI FARA”’

L’AQUILA – Nonostante le precisazioni di Gianni Chiodi, si farà lo stesso questa mattina il sit-in dei lavoratori di Abruzzo Engineering davanti alla procura dell’Aquila.

Lo afferma Emilio Speca, della Filcams Cgil.

“Lo faremo – spiega – perché non si tratta di una protesta, ma di un chiarimento: ai giudici diremo ‘queste sono le vittime della vicenda, i lavoratori, ora la magistratura faccia il suo lavoro’”.

Quanto alla smentita di Chiodi sulla circostanza in cui il pm Antonietta Picardi gli avrebbe confessato che non è stato arrestato solo perché non ha affidato lavori diretti ad Ae, “ora può pure smentire – attacca Speca – ma lo ha affermato davanti a me e altre venti persone quando è stato votato l’ordine del giorno in Consiglio regionale. Forse voleva pavoneggiarsi, ma nella sua posizione diventano affermazioni delicate”. (alb.or.)

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