L’AQUILA – L’Abruzzo si scopre allergico alle convention di partito, perfino nello schieramento a oggi più strutturalmente organizzato come nei tempi andati, il Partito democratico.
Se difatti lo scorso weekend, a Firenze, alla corte del premier-segretario Matteo Renzi, nella sesta “Leopolda” i post-rottamatori abruzzesi si sono contati sulle dita di una mano, nelle stesse ore non certo meglio è andata a coloro che incarnano la critica all’interno dello stesso Pd, quelli della corrente SinistraDem.
“Con il Pd in un mondo che cambia. Per un nuovo centrosinistra” era il nome dell’iniziativa promossa sabato a Roma, contemporaneamente al secondo giorno di Leopolda, coincidenza che tutti si sono affrettati a definire non maligna né voluta ma che ha finito inevitabilmente per attirare sull’evento l’etichetta di “Antileopolda”.
Ma al Teatro Vittoria in piazza Santa Maria Liberatrice, assieme agli organizzatori Roberto Speranza , Gianni Cuperlo e Sergio Lo Giudice, da questa regione si sono ritrovati davvero in pochini.
L’assessore comunale dell’Aquila alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, il segretario regionale dell’Anci (associazione dei Comuni) ed ex assessore comunale a Pescara Massimo Luciani, segretario regionale di SinistraDem, la ex deputata ulivista Giuseppina Fasciani, gli unici nomi di un certo rilievo.
Con loro, anche un manipolo di giovanissimi e giovani di belle speranze che non sono stati sedotti dallo charme renziano: William Giordano, 18 anni, responsabile scuola dei Giovani democratici aquilani, Claudio Mastrangioli, 19, vice segretario dei Giovani democratici pescaresi, Mirko Frattarelli, 28, che dei Gd è segretario regionale, Claudia Tatone, 29, ex segretario di circolo di Cappelle sul Tavo (Pescara) e responsabile delle Politiche internazionali del Pd abruzzese.
Insomma anche all’Antileopolda, senza voler irridere nessuno, proprio come con i renziani, poca roba.
Sono rimasti infatti a casa quelli che, nel 2013, alle primarie che hanno incoronato Renzi sostenevano da bersaniani la mozione Cuperlo, in piena opposizione alla rottamazione, ed erano nomi pesantissimi, su tutti quello di Giovanni Legnini, oggi fuori da logiche di partito perché divenuto vice presidente del Consiglio superiore della magistratura.
Tra loro c’erano anche la deputata Maria Amato, il deputato teramano Tommaso Ginoble, il vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, il segretario comunale aquilano, Stefano Albano, la responsabile donne pescarese, Francesca Ciafardini, e così via. Chi li ha visti?
Pochi ma aggressivi gli intervenuti: si guardi al post sulla rete sociale di Facebook del giovane Giordano che peraltro definisce i dem “il mio (quasi ex) partito” e parla di “lezione di stile” ai renziani.
“La minoranza del Pd ha fatto un’iniziativa verso il centrosinistra piena di bandiere del Pd al teatro Vittoria”, ha rilevato, mentre “alla Leopolda la ‘maggioranza’ del Pd con buona parte della segreteria nazionale ha fatto un’iniziativa dove non c’era nemmeno una spilletta con il logo del Pd, dove alcune personalità parlavano del superamento della destra e della sinistra”, conclude.
“Uno che fa il segretario nazionale di un partito e crea manifestazioni dove è assente il simbolo del partito che dirige si dovrebbe fare da parte e lasciare il posto a qualcun altro che non si vergogna del suo partito”, lo strale.
“Comunque a Roma è stato un bello e intrigante incontro, dove ho potuto incontrare tanti amici e compagni che, come me, nonostante il forte disagio non perdono la speranza di riprendersi il nostro partito senza Verdini, Alfano e mettiamoci pure Nardella e le sue parole imbarazzanti affermazioni a carico”, ha concluso il giovane aquilano.





