CHIETI – In lista per il trapianto del rene, una volta al mese effettuano un esame ematico specifico propedeutico all’intervento, e scoprono di punto in bianco di dover pagare le spese per l’invio del referto ai vari ospedali nei quali sono in febbrile attesa.

Quanto riferito ad AbruzzoWeb da un gruppo di pazienti della provincia di Chieti sarebbe un racconto fuori dall’ordinario per chi è costretto, suo malgrado, ad affrontare un percorso spesso difficile e doloroso, eppure va ad aggiungersi alle numerose criticità, a volte drammatiche, segnalate da chi quotidianamente si trova ad aver bisogno di cure all’interno di un sistema sanitario in affanno e in una regione alle prese con i piani di rientro, che hanno imposto tagli e rimodulazione dei servizi.

Nei giorni scorsi, questo gruppo di pazienti in dialisi si è visto richiedere in quota parte la somma di 90 euro perché “la Direzione sanitaria non può più coprire le spese”.

“Siamo spesso in reparto per effettuare le analisi di controllo – spiegano i pazienti, che preferiscono restare anonimi -. Nel frattempo continuiamo ad essere in lista di trapianto nei diversi ospedali d’Italia. A intervalli di tempo più o meno regolari, dalle strutture sanitarie ci viene richiesto un esame specifico, per accertare la compatibilità. È l’ospedale che lo richiede all’altro ospedale che si occupa di effettuare il prelievo e spedire”.

“Una procedura che è sempre avvenuta così e senza richieste. Questo mese, invece, dopo il prelievo la doccia fredda: ci hanno contattato al telefono comunicando che avremmo dovuto provvedere noi alle spese. Nel nostro caso il costo era di 90 euro, cifra da dividere tra di noi. Si tratta di una quota che chi è in attesa di un trapianto, pur dovendo sostenere tante altre spese, è anche disposto ad accettare. Ma è giusto doversi pagare anche questo?”.

“La direzione sanitaria non paga più la spedizione, ci è stato risposto dagli infermieri – aggiungono – Inoltre, mentre prima i controlli venivano effettuati una volta al mese, adesso si sono allungati pure i tempi”.

“Bene i piani di rientro, ma che non siano solo per i pazienti, per chi è in attesa di un rene. Che valga per tutti, dirigenti sanitati compresi. Come si può risparmiare su chi aspetta un trapianto? Sono esami salvavita. Siamo senza parole e senza forze”.