L’AQUILA – “Le province sono inutili: altro che dimmezzarle, bisognerebbe abolirle”. Questo in sintesi il duro commento del coordinatore regionale di Sel Gianni Melilla.
Il politico di Sinistra e libertà esprime dunque il suo chiaro dissenso in una lettera rivolta agli organi di stampa, spiegandone le ragioni e proponendo possibili alternative.
Questo il testo integrale della missiva:
“La scelta del governo sulla abolizione di metà delle Province dimostra scarso coraggio e inconsistenza culturale e tecnica. Scarso coraggio perchè se le Province sono uno spreco e rappresentano enti inutili occorre avere il coraggio politico di abolirle tutte e non solo una parte.
Le competenze delle Province in materia di programmazione possono essere trasferite alla Regione e in materia di gestione ai Comuni. Così come il personale può essere trasferito senza traumi occupazionali alle istituzioni che ne assumono le competenze.
Non si capisce quindi perchè si sia scelta da parte del Governo Monti una linea scialba “nè carne nè pesce”.
Quando si sono colpiti i lavoratori, i pensionati, i pensionandi il Governo Monti ha mostrato invece il volto arcigno del rigore tecnico! Per tagliare enti
istituzionali si adopera il guanto di velluto.
Ma c’è anche molta improvvisazione tecnico-culturale essendo i criteri scelti per le soppressioni parziali del tutto discrezionali e incomprensibili.
Per esempio in Abruzzo una manciata di abitanti determina la sopravvivenza o la soppressione delle province. Il Governo Monti non fa nessuna valutazione di natura storica per capire l’assetto istituzionale fin qui vigente. La storia dell’Abruzzo è molto ricca e ha dato vita a Città che hanno svolto in alcune fasi,importanti funzioni che hanno alimentato una forte identità civica.
L’assetto attuale delle province abruzzesi nasce durante il fascismo con la istituzione della quarta provincia, quella di Pescara ritagliata quasi del tutto sul territorio della provincia di Teramo, mentre del tutto marginale fu l’apporto delle province di Chieti e L’Aquila. Quel “sacrificio” di Teramo sarebbe ora all’origine della sua soppressione per il limite della sua popolazione. Francamente ciò è inaccettabile non solo per Teramo o Pescara, ma per la logica che non ha colori politici.
Ragioniamo bene prima di fare scelte irrazionali , che alimentano spinte negative e campanilistiche. Se proprio è inevitabile la riperimetrazione delle Province, allora studiamo bene la situazione demografica, sociale, culturale e storica e arriviamo a soluzioni razionali, che migliorino la vita dei cittadini e dei servizi pubblici al posto di complicarla per mere scelte ragionieristiche. Occorre riflettere bene sulla grande realtà della montagna abruzzese(oltre il 65 % dell’intero territorio) , della zona collinare intermedia e della diffusa città lineare che si sviluppa lungo i 100 km di costa abruzzese.
Gli obiettivi del riordino dovrebbero essere: 1salvaguardia del capoluogo regionale, soprattutto dopo il terremoto e con i problemi della sua ricostruzione, 2 valorizzazione delle zone interne per evitare un’ulteriore emarginazione, 3 messa in rete regionale della forza economica e demografica dell’area urbana di Pescara e Chieti e più in generale della città costiera che si sviluppa lungo tutto l’Abruzzo marino.
Le soluzioni possono essere varie( 2 province o anche 3 province), ma è necessario discuterne collocandoci sul piano “alto” della politica, con competenza scientifica e culturale, senza scivolare nel qualunquismo campanilistico.
Alla Regione innanzitutto ma anche alle forze politiche e culturali, alle Università e alle forze economiche il compito di istruire rapidamente il problema con un taglio di lato profilo culturale e proporre soluzioni veloci e razionali nell’interesse della società abruzzese.
Se invece le Province italiane fossero tutte abolite con coraggio e lungimiranza,come io auspico da molti anni, sarebbe meglio per tutti”.





