ROMA – Al riconoscimento dell’indennizzo di 1,28 miliardi di euro, per Strada dei Parchi una prima trance di un risarcimento di 2,3 miliardi, si è giunti dopo un serrato e braccio di ferro tra la ex concessionaria delle autostrade laziali ed abruzzesi A24 e A25, e il Consiglio dei Ministri a guida Mario Draghi che il 7 luglio dello scorso ha revocato in danno la gestione, in scadenza nel 2030, adducendo il pericolo crollo di ponti e viadotti.
A segnare una tregua è stato il Ministero per le Infrastrutture ed i trasporti e dei Trasporti a guida Matteo Salvini.
Anche se la partita non è ancora chiusa perché la ex concessionaria chiede i restanti 1,1 miliardi di euro, alla luce della stima di 2,3 fatta dai commissari nominati dal Tribunale al quale la Spa del gruppo industriale abruzzese Toto (circa 1.100 dipendenti complessivi), si è rivolta dopo essere andata in difficoltà economiche e gestionali dopo la receva della gestione.
Tanto che il Mit ha avviato una trattativa per chiedere definitivamente la vicenda secondo la ex concessionaria viziata da presupposti non veri visto che la sicurezza autostradale e il buono stato di ponti e viadotti è stata riconosciuta da due sentenze di tribunali dell’Aquila e Teramo che hanno assolto i vertici societari e il patron, Carlo Toto.
Ma la guerra a suon di carte bollate e ricorsi giudiziari ed amministrativi ha radici più antiche e vede come avversario di Sdp le governance dei Ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti che si sono succedute fino alla passata legislatura, in particolare con il ministro Enrico Giovannini: le divergenze sono emerse in maniera ufficiale dopo il crollo e la tragedia del ponte Morandi, nell’agosto del 2018, quando l’allora ministro per le Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli ‘ordina’ il controllo delle autostrade attenzionando ponti e viadotti delle A24 e A25.
Contestualmente, si è infuocato il braccio i ferro, per la verità in atto da anni per ambiti sommersi, tra Mit e vertici di Sdp, per la firma del piano economico finanziario (Pef) che avrebbe dovuto prevedere i miliardari lavori di messa in sicurezza, tra i 4,2 ed i 6,2 miliardi, (per contratto li avrebbe realizzati il gruppo Toto direttamente) delle due arterie ritenute da una legge di bilancio dello stato del 2012 strategiche in materie di protezione civile, questo in seguito al terremoto dell’Aquila del 2009.
Per il Pef ed i lavori di messa in sicurezza sono stati nominati due commissari ad acta, sempre su ricorsi di Sdp in uno dei quali il Consiglio di Stato ha messo nero su bianco le inadempienze del Mit, ma nulla è stato fatto. Con l’allora ministro Paola Del Micheli sembrava tutto fatto ma poi il Pef, non rinnovato dal 2012, è saltato ancora una volta.
Tornando al decreto di revoca, la Spa del gruppo Toto ha impugnato quel provvedimento ottenendo per due volte dal Tar del Lazio l’annullamento della revoca, una decisione ribaltata in entrambi i casi dal Consiglio di Stato, che ha rimesso in pista Anas che ha assunto la gestione il primo agosto dello scorso anno.
Ma la questione è ancora aperta visto che il Tar del Lazio, entrando nel merito, ha inviato gli atti alla Corte costituzionale per la verifica della correttezza degli atti. Il riconoscimento con il decreto interministeriale è comunque conseguenza di quanto prevede lo stesso decreto del Cdm, poi convertito in legge.
Anche alla base della emissione del decreto interministeriale c’è stato un prologo in tribunale: Strada dei Parchi ha infatti diffidato il Mit a versare una provvisionale sull’indennizzo, essenziale per presentarsi davanti ai creditori ed ottenere il via libera al concordato al 100%. Dopo tre udienze il giudice ha intimato al Mit di presentare entro la giornata di ieri il decreto interministeriale.




