AVEZZANO – “Il reddito di cittadinanza non è assistenzialismo, un segno di civiltà, è una buona pratica già in essere in altri Paesi, e che noi vogliamo importare in Italia, è il migliore investimento che si possa fare”.

A assicurarlo, nell’intervista ad Abruzzoweb, Giorgio Fedele, 32enne di Avezzano, candidato alla Camera con il Movimento 5 stelle sia al collegio uninominale L’Aquila-Marsica-Alto Sangro, sia al plurinominale L’Aquila-Teramo.

Tema su cui l’intervista si focalizza è proprio quella del  reddito di cittadinanza, storico cavallo di battaglia M5s.

Una misura di sostegno al reddito, che ha la finalità di garantire alle persone che vivono sotto la soglia di povertà un reddito minimo. Il requisito per accedere è di avere più di 18 anni, essere disoccupato o inoccupato, percepire un reddito di lavoro o una pensione al di sotto della soglia di povertà. La proposta M5s prevede che per nuclei familiari composti da un unico individuo adulto siano erogati 780 euro netti al mese, per una coppia di pensionati o giovani, 1.170 euro netti al mese, per una coppia con 1 figlio minore di 14 anni, 1.404 euro netti al mese, per una coppia con 2 figli minori di 14 anni: 1.638 euro netti al mese e infine per una coppia con 2 figli maggiori di 14 anni: 1.950 euro netti al mese. Durata massima tre anni. 

Per chi ha già un lavoro, è previsto il diritto all’integrazione del reddito con l’introduzione del salario minimo: ovvero nessuno deve essere pagato meno di 9 euro l’ora e per chi ha un lavoro part-time, il salario sarà integrato fino a 780 euro al mese.

“Il nostro reddito di cittadinanza non è una forma di assistenzialismo – assicura Fedele – è condizionato infatti ad una serie di obblighi, e cioè iscriversi ai centri per l’impiego territorialmente competenti, offrire disponibilità per progetti comunali utili alla collettività per 8 ore settimanali, frequentare percorsi per la qualifica o la riqualificazione professionale, e sopratutto accettare uno dei primi tre lavori offerti”.

Il disegno di legge M5s a tal proposito ha previsto che i lavori offerti non possano essere oltre i 50 chilomentri di distanza dal luogo di residenza e che possano essere raggiungibili con i mezzi pubblici in un arco di tempo non superiore agli 80 minuti. 

C’è però un problema: quello delle coperture.

Nella proposta pentastellata le famiglie beneficiarie sarebbero 2 milioni 789 mila famiglie, circa 9 milioni di persone) e il costo complessivo per il primo anno sarebbe di 17 miliardi di euro, di cui 14,9 miliardi di euro per il sostegno al reddito e 2,1 miliardi per rafforzare le politiche attive del lavoro ed i Centri per l’impiego, che dovranno avere un ruolo fondamentale: quello di guidare il cittadino disoccupato durante tutto il processo di formazione e di riqualificazione fino al reinserimento lavorativo. Già ma dove si trovano questi soldi?

“La legge sul reddito di cittadinanza prestato nella passata legistatura – ricorda Fedele – ha tutte le coperture economiche in regola, vidimate dalla Ragioneria di Stato e più volte dichiarate ammissibili dalla Commissione Bilancio di Camera e Senato. E le coperture non arriveranno da nuove tasse ai cittadini o tagli a sanità e scuola, ma provengono da gioco d’azzardo, banche, compagnie petrolifere, grandi ricchezze, tagli al finanziamento dei giornali e alla spesa della politica. Inoltre tenderà a ripagarsi da solo sia in ragione degli spazi che apre ai consumi sia perché ci sosterrebbe nel dibattito con la Ue circa una revisione del calcolo del nostro Pil potenziale, al fine di avere maggiori spazi di deficit pubblico”.