L’AQUILA – “Questo Parco regionale così non funziona, in 25 anni non è riuscito nemmeno ad approvare il suo Piano, eppure la mia legge di riforma è ancora ferma. E sono passati tre anni, per colpa di chi si picca di costruirsi demagogicamente vantaggi politici”.

Questo un passaggio dello sfogo ad AbruzzoWeb dell’assessore regionale ai Parchi Donato Di Matteo, nei giorni in cui in Abruzzo il Parco regionale Sirente-Velino è tornato alla ribalta delle cronache a seguito dell’occupazione della sede di Rocca di Mezzo (L’Aquila), degli agricoltori dell’area protetta messi in ginocchio dai mancati pagamenti dei risarcimenti dei danni subiti da cervi e cinghiali alle loro colture. 

Dal Parco vantano circa 220 mila euro complessivi per il 2015 e 2016, dalla regione cifre nell’ ordine dei milioni di euro.

Il fatto è che il Parco non ha soldi ed è commissariato, dalla dirigente regionale Annabella Pace. 

“La legge è ferma – ammette Di Matteo – eppure fa tesoro degli errori commessi in 25 anni. Snellirebbe i consigli di amministrazione, rendendo la governance molto più efficiente e meno costosa, prevedendo na riorganizzazione territoriale, per tutelare la biodiversità e le varie vocazioni del territorio. Con questa legge la Regione dovrà finalmente assumersi la responsabilità del funzionamento del Parco”.

Eppure tutto è fermo come la legge, commenta Di Matteo, “per colpa di chi si picca di costruirsi demagogicamente vantaggi politici”. 

Non fa nomi, ma uno che viene in mente è quello del consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, anche lui del Partito democratico, con cui di Di Matteo ha avuto più di un attrito, anche per quanto riguarda la vicenda della riperimetrazione. 

E del resto Di Matteo non ha fatto mistero del suo disagio al’interno della maggioranza del presidente Luciano D’Alfonso, portandola ad un passo dalla crisi pochi mesi fa, al fianco dell’assessore Andrea Gerosolimo e del consigliere Mario Olivieri di Abruzzo Civico. 

Il Parco ha un budget ridotto a 800 mila euro, sfguoto del taglio da 150 mila euro nell’ultima manovra di bilancio, serve giusto a pagare gli  stipendi a dipendenti e dirigenti, oltre ai costi vivi di gestione.

Nulla avanza per azioni di sviluppo e valorizzazione dell’area protetta, figuriamoci per rimborsare le devastazioni arrecate dalla fauna selvatica, cinghiali e cervi in primis, il cui numero è completamente fuori controllo. 

Inevitabile la crescente ostilità delle comunità locali, per quello che vien orami giudicato un inutile e grottesco baraccone burocratico. 

Molti sindaci stanno intanto battendosi per la riduzione del territorio del Parco di un buon 20 per cento, nel versante della Valle Subequana e dell’Aterno. 

La riperimertazione è stata la contropartita concordata a febbraio con Di Matteo, per dare l’assenso alla sua proposta legge di riforma del Parco che di fatto riduce il potere di controllo dei Comuni, perché tra le altre cose prevede la riduzione dei componenti del Consiglio di amministrazione da 11 a 5 e l’elezione del presidente affidata direttamente alla Regione. 

Ma della legge, appunto, non se ne è saputo più nulla, come del resto della riperimetrazione dei suoi confini. 

Tutto drammaticamente fermo. Il parco continua ad essere commissariato e a sopravvivere a se stesso, la ripeimtrazione,cervi e cinghiali continuano a devastare i campi dei sempre più esasperati agricoltori che man mano chiudono i battenti.