PESCARA –  È stata la guerra in Ucraina, nel bene e nel male, il filo conduttore della manifestazione nazionale per il 25 aprile che si è svolta a Milano.

Dalla solidarietà alle immancabili contestazioni che quest’anno sono arrivate da un gruppo di antagonisti al Pd e al suo segretario Enrico Letta per la decisione del governo di fornire armi a Kiev, e anche a chi si è presentato con le bandiere della Nato oltre che – come da tradizione – alla Brigata ebraica.

Al corteo – che è tornato a percorrere le strade del centro dopo due anni di stop a causa del Covid – hanno voluto essere presenti tanti cittadini ucraini avvolti nella loro bandiera, per urlare il ‘no’ all’invasione russa e rivendicare che anche loro sono partigiani, come ha detto dal palco di piazza Duomo Iryna Yarmolenko, consigliera comunale di Bucha, scappata dalla cittadina con la madre e il figlio di cinque anni prima dell’arrivo dei russi.

Ma accanto alle bandiere giallo celesti, c’erano anche le scritte della sinistra e degli antagonisti contro la Nato e la vendita di armi all’Ucraina, fantocci con la faccia di Biden e Putin a cavalcioni sopra un missile. Un piccolo gruppo si è affiancato al segmento di corteo del Pd prima della partenza con uno striscione con scritto ‘Cacciate Draghi servo della Ue e della Nato’. E quando i dem gli si sono parati davanti per non far leggere (e fotografare) la scritta, hanno iniziato ad urlare ‘Via dal corteo i servi della Nato’ e poi all’arrivo del segretario Enrico Letta anche ‘Letta servo della Nato’.

Letta ha chiarito che “questo corteo è casa nostra, la Costituzione, l’antifascismo sono casa nostra” e poi, richiamando le parole di oggi del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha confermato la convinzione che la scelta di fornire armi all’Ucraina sia quella giusta per permetterle di resistere e difendersi dall’invasore.

Contestazioni che sono arrivate anche a un gruppo che portava con sé bandiere della Nato. Nessuno scontro né incidenti comunque.

“Il 25 aprile deve essere un momento di unità, non di polemica” ha osservato dal corteo il ministro della Salute e segretario di Articolo 1
Roberto Speranza. Le contestazioni sono state un “grave errore” secondo il presidente dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo che però
le ha messe in secondo piano rispetto alla folla che ha sfilato.

Alla manifestazione, secondo gli organizzatori, c’è stata una partecipazione sopra le aspettative con 70 mila persone presenti, ma le forze dell’ordine dicono 30mila.

È stata una “manifestazione unitaria e pacifica” ha detto il segretario dell’Anpi di Milano Roberto Cenati che non poteva non tener conto della situazione ucraina. Per questo sul palco sono state invitate a parlare Iryna e Tetyana Bandelyuk che da anni vive in Italia e ha chiesto aiuto perché la fine del conflitto non può avvenire con “una resa incondizionata del popolo ucraino”.

“Questa è la festa della libertà dal fascismo e dal nazismo e su questo non ci dividiamo, basta ambiguità” ha detto il sindaco Giuseppe Sala, un invito a tutte le forze politiche e anche all’Europa perché metta l’antifascismo fra i valori della sua costituzione.

Il rischio che Fascismo e Nazismo risorgano c’è secondo il segretario della Cgil Maurizio Landini che ha visto nell’assalto alla sede del sindacato del 9 ottobre una conferma. “Non possiamo abbassare lo sguardo” ha detto. “Noi diamo il pieno sostegno al popolo ucraino che ha diritto a rispondere all’aggressore russo” ha aggiunto fra gli applausi, che hanno lasciato spazio a qualche fischio dal lato in cui si concentravano le bandiere ucraine quando ha detto che però la risposta “non può essere il riarmo”.

“Questo – è la conclusione di Pagliarulo – è stato un 25 aprile di resistenza alla guerra”.

IL 25 APRILE A L’AQUILA

La cerimonia principale dell’esercito si è svolto presso il monumento ai caduti della Villa Comunale di L’Aquila, ha visto lo schieramento di una compagnia in armi composta da militari del 9° reggimento alpini, delle altre Forze Armate e dei Corpi armati dello Stato con la partecipazione del Prefetto della città di L’Aquila, Cinzia Teresa Torraco, il Sindaco di L’Aquila, Pierluigi Biondi, i Sindaci di alcuni comuni limitrofi, l’Arcivescovo Metropolita di L’Aquila, Sua Eminenza Cardinale Giuseppe Petrocchi, il Comandante Regionale Abruzzo della Guardia di Finanza, Generale di Divisione Gianluigi D’Alfonso e il Comandante del Comando Militare Esercito “Abruzzo  Molise”, Colonnello Marco Iovinelli.

Successivamente alla cerimonia presso il Monumento ai Caduti, si è svolta una commemorazione all’interno della Caserma “Pasquali-Campomizzi” presso il luogo dell’eccidio dei Nove Martiri Aquilani giustiziati il 23 settembre del 1943.

Sono state svolte delle commemorazioni anche nei capoluoghi di provincia di Chieti, Pescara e Teramo nonché nei principali centri abruzzesi dove, come di consueto, è stata consistente la presenza militare in rappresentanza dei Comandi ed Enti di stanza in Abruzzo.

Sempre a L’Aquila l’associazione 3e32 organizza alle 17 alla Fontana Luminosa ul corteo antifascista, che attraverserà le vie del centro. Intorno alle 18, sempre a piazzetta Nove Martiri, ci sarà “I Suoni del tempo che resiste” a cura di “Libri in persona per la Liberazione”.

IL 25 APRILE A PESCARA

Celebrata anche a Pescara la giornata del 25 aprile e il 77esimo anniversario dalla Liberazione. In Piazza Garibaldi si sono ritrovate questa mattina alle 10 le massime autorità civili e militari per la celebrazione solenne.

Il prefetto di Pescara Giancarlo Di Vincenzo dopo aver passato in rassegna i rappresentanti dei corpi schierati, dopo l’alza bandiera affiancato dal sindaco Carlo Masci e dal vice presidente della Provincia Giorgio De Luca, ha deposto una corona d’alloro ai piedi del monumento ai caduti militari e civili di tutte le guerre. Successivamente sono stati letti i messaggi del ministro della Difesa Lorenzo Guerini.

L’inno d’Italia e il programma musicale è stato eseguito dai ragazzi del Conservatorio Luisa d’Annunzio. Presente alla cerimonia fra gli altri il Procuratore della Repubblica Giuseppe Bellelli.

In Piazza Garibaldi anche rappresentanza degli studenti del Liceo Classico Gabriele D’Annunzio, del Liceo Scientifico Galileo Galilei, dell’Istituto Tecnico Tito Acerbo e dell’Istituto Alberghiero De Cecco che hanno esposto delle riflessioni sul significato della ricorrenza.

“Ci tengo a sottolineare – ha detto il prefetto Giancarlo Di Vincenzo – la novità di quest’anno con una presenza attiva dei ragazzi delle scuole. Ho voluto fortemente che i ragazzi fossero protagonisti con un messaggio e devo dire che sono stati bravissimi e questo ci fa essere ottimisti per il futuro. Quella di oggi, come ha ricordato il Presidente della Repubblica Mattarella, è una giornata importante che deve ricordarci il valore della libertà e indipendenza dalla lotta contro ogni totalitarismo e sono i valori fondativi della nostra democrazia che bisogna preservare, ed è fondamentale che questi valori si rinnovino nelle giovani generazioni”. “Parlare di guerra – ha detto il sindaco Carlo Masci – è purtroppo oggi una realtà che pensavamo non dover più rivivere e invece la Jugoslavia ieri e l’Ucraina oggi ci fanno vivere nuovamente questo dramma”.

IL 25 APRILE A TERAMO: RICORDATO MEDICO E PARTIGIANO CAPUANI

Il 25 aprile a Teramo è stato celebrato nel ricordo del partigiano e medico Mario Capuani, grazie al lavoro di ricerca degli studenti della scuola media F. Savini.

Questa mattina dopo la deposizione della corona di alloro sul monumento dei caduti della Resistenza a Porta Madonna e al Monumento dei caduti di tutte le guerre a Viale Mazzini, la delegazione del Comune di Teramo con i rappresentanti delle Forze dell’Ordine hanno svolto una celebrazione di commemorazione dei protagonisti teramani della Resistenza.

Davanti al monumento intitolato a Alberto Pepe, sono stati ricordati anche Berardo D’Antonio, Romolo di Giavannantonio e Mario Capuani.

Quest’ultimo è stato protagonista del progetto degli studenti, i quali ne hanno ricordato il valore attraverso scritti e poesie. Mario Capuani (nato a Torricella Sicura nel 1908 morto a Bosco Martese, 27 settembre 1943) è stato un partigiano e medico italiano. Medaglia d’Oro al Valor Militare e alla memoria. In particolare una studentessa dell’Istituto Di Poppa- Rozzi ha letto le motivazioni con cui a Capuani fu attribuita la medaglia al Valore dal presidente della Repubblica Sandro Pertini.

“Ideatore di un complesso piano di resistenza armata contro gli oppressori, si imponeva sin dai primi giorni per la sagacia nell’organizzazione e l’ardimento nell’operare. Trasformava, con grande sprezzo del pericolo, il suo studio medico in deposito d’armi e centro di coordinamento e informazioni di ogni attività patriottica della zona di Teramo. L’ 8 settembre 1943, con audace colpo di mano, si impadroniva della località Bosco Martese, rendendola luogo fortificato e centro di resistenza partigiana, dando così inizio alle attività belliche che si conclusero con la liberazione di Teramo, il 17 giugno 1944. Catturato la notte del 27 settembre 1943 ed invitato a collaborare ed a fornire i nomi dei compagni d’arme, opponeva sdegnoso rifiuto e veniva trucidato con un colpo alla nuca sul luogo dello scontro al grido di «Viva l’Italia libera!”.

A lui è stata dedicata una poesia dal titolo “Sei il nostro eroe”, in cui si ricorda la passione per i motori e per la medicina che in battaglia è stata preziosi per tutti i compagni, come ricordano le testimonianze dei partigiani. Agli eredi di Mario Capuani è stata consegnata una targa alla memoria.

IL 25 APRILE A CHIETI

“Commovente consegna allo storico teatino Filippo Paziente di una targa da parte del Comune, ANPI e associazioni cittadine di ringraziamento per il suo importante ruolo di costruttore della memoria collettiva. Un vero e proprio abbraccio a piazza Dei Martiri della Libertà, a un passo dalla lapide in memoria dei partigiani teatini e dopo la cerimonia istituzionale con la Prefettura e associazioni combattentistiche e d’arma che si è svolta con la deposizione di corone sui luoghi della memoria storica cittadina”.

È quanto si legge in una nota dell’Amministrazione comunale di Chieti.

In piazza dei Martiri della Libertà il discorso del sindaco Diego Ferrara e la consegna a Paziente della targa, momento clou della tre giorni “Resistenza: Memoria al Futuro” che dal 23 ha animato un percorso di costruzione della memoria collettiva as cura dell’Esecutivo e della Presidenza del Consiglio comunale.

“Io credo che fra le tante parole che appartengono alla Resistenza e alla sua storia oggi la più importante sia ‘memoria’ – ha infatti sottolineato il sindaco Diego Ferrara nel suo discorso – La memoria ci appartiene, è nutrimento per le nostre radici, una linfa che tiene ben saldo il tronco, ma arriva a tutti i rami, favorendo la nascita e la crescita di quelli più giovani. Con questi tre giorni dedicati alla Resistenza, che hanno avuto un seguito che ci scalda davvero il cuore, noi abbiamo voluto fare proprio questo, nutrire le nostre radici. E la targa a Filippo Paziente, la sua emozione nel riceverla, sono stati il grazie migliore che potessimo, attraverso lui, dare a tutti coloro che sono portatori di pace e costruttori di memoria. Ora più che mai queste testimonianze sono importanti, perché la crisi ucraina ci sta facendo vivere l’importanza di essere portatori di pace e di libertà e ci riporta al valore della resistenza da qualsiasi invasore. Da Chieti il messaggio è partito forte e chiaro e lo faremo crescere per consegnarlo ai giovani”.

“La città di Chieti questa mattina era presente anche alla cerimonia che si è svolta al Sacrario della Brigata Maiella a Taranta Peligna, con l’assessore Chiara Zappalorto, per esprimere la partecipazione ferma e sentita della città ai 77 anni dal primo 25 aprile della storia d’Italia e ai 100 anni dalla nascita del Maggiore Domenico Troilo, vice comandate della Brigata Maiella, un nome caro che ha incrociato in modo importante anche la nostra storia cittadina”.

“Due le tappe, la prima fra ANPI e Spi CGIL, con la partecipazione del segretario generale nazionale dello Spi Cgil, Ivan Pedretti e poi la celebrazione al Sacrario, a cura della Fondazione Brigata Maiella, a cui ha preso parte l’ambasciatrice della Polonia in Italia, Anna Maria Anders, figlia del generale Władysław Anders che guidò le truppe polacche per la liberazione dell’Italia e al fianco del quale operò la Brigata Maiella in Abruzzo, per sottrarre la regione al dominio tedesco”.

Le associazioni che hanno collaborato a “Resistenza: Memoria al Futuro”. Hanno reso possibile la realizzazione del calendario della tre giorni di Liberazione le associazioni: Libera presidio di Chieti, 360 Gradi, Labirinti Teatro, Legambiente di Chieti, Unione degli studenti, Jamè, Slow Food Chieti, Da grande voglio crescere, Fridays for future Chieti, Amnesty International Chieti, WWF Chieti-Pescara, Music & Arts Academy di Giuliano Mazzoccante, Teatelier, Comitato territoriale Arcigay Chieti “Sylvia Rivera”, Libridine, Unione Sindacale di Base, Cisl, Uil, Cgil, Mediterranea Saving humans, Left, Libreria Giiunti al Punto Chieti, Cuntaterra, Speleo Club Chieti, Libreria dei piccoli rimedi, De Luca. A tutti i rappresentanti va il grazie dell’Amministrazione.

PAGANO: “VIVA L’ITALIA LIBERA DAI REGIMI AUTORITARI”

“Oggi celebro il 25 aprile al Sacrario della Brigata Maiella a Taranta Peligna nel segno dell’unità. La stessa unità che, nello sforzo di liberare l’Italia da regimi autoritari, unì i patrioti italiani di ogni colore politico alle truppe alleate, formate da giovanissimi soldati provenienti da terre lontane, come gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia, che in tantissimi sacrificarono la loro vita anche in Abruzzo. Non a caso, oggi è voluta essere presente anche la cara amica l’Ambasciatore di Polonia in Italia, Anna Maria Anders, profondamente legata alle vicende della Brigata Maiella, l’ambasciatrice è la figlia del generale Władysław Anders, che guidò le truppe polacche in Italia, alle cui dipendenze operò la Brigata Maiella da Sulmona in poi. Viva l’Italia libera e unita”. Lo scrive in una nota il senatore di Forza Italia, Nazario Pagano, vice Presidente Commissione Affari Istituzionali del Senato.

GIACOMONI (FI): “MIO RICORDO VA A DISCORSO 25 APRILE DI BERLUSCONI NEL 2009 AD ONNA DISTRUTTA DAL SISMA”

“Oggi più che mai non dobbiamo dare per scontata la libertà. La guerra in corso in Ucraina è la dolorosa prova che la perdita dei diritti umani primari è una triste realtà. Pensavamo che le immagini che quotidianamente ci giungono dall’Est Europa fossero il passato. Un passato di lutti e sofferenze conosciuto in bianco e nero, che oggi, invece, viviamo a colori ed in alta definizione. Se il dramma della guerra pervade il nostro oggi è anche colpa dell’assenza di veri leader che incarnano i valori assoluti della pace e delle libertà, capaci di guardare oltre i confini delle proprie nazioni. L’ultimo vero uomo di Stato che ha saputo interpretare il presente e leggere il futuro è stato Silvio Berlusconi. Lo statista di Pratica di Mare, l’uomo di Onna”.

Così il deputato di Forza Italia, Sestino Giacomoni, membro del Coordinamento di presidenza del partito azzurro.

“E oggi 25 aprile – prosegue – il mio pensiero va proprio al discorso tenuto ad Onna dal presidente Berlusconi nel 2009. Io ero al suo fianco, in quanto suo stretto collaboratore, e ricordo in maniera vivida l’impegno, la dedizione, l’attenzione del Presidente nello scrivere quel discorso, la ricerca delle singole parole e delle espressioni da utilizzare per esprimere gratitudine ed ammirazione verso chi aveva combattuto per la libertà e al tempo stesso il suo desiderio di unire il Paese, in un momento di dolore e di difficoltà che, dopo il terremoto dell’Aquila, aveva in Onna il suo simbolo”.

“Ricordo il silenzio surreale del momento in cui il Presidente intervenne – prosegue Giacomoni -, ricordo le macerie, il dolore nel volto dei tanti abruzzesi presenti, ricordo l’emozione nel vedere i partigiani novantenni, che, alla fine del suo discorso, lo abbracciarono legandogli al collo il fazzoletto tricolore. Ricordo il lavoro incessante di tanti per dare prima dell’inverno una casa sicura a tutti, e la gratitudine e l’affetto della gente abruzzese verso il Presidente Berlusconi. ‘Noi tutti – disse Berlusconi quel giorno – abbiamo una grande responsabilità, quella di mettere da parte ogni polemica, di guardare all’interesse della nazione, di tutelare il grande patrimonio di libertà che abbiamo ereditato dai nostri padri. Abbiamo, tutti insieme, la responsabilità e il dovere di costruire per tutti un futuro di prosperità, di sicurezza, di pace, e di libertà. Viva l’Italia! Viva la Repubblica! Viva il 25 aprile, la festa di tutti gli italiani, che amano la libertà e vogliono restare liberi! Viva il 25 aprile la festa della riconquistata libertà'”.

” In queste poche righe c’è tutto il senso del 25 aprile, ossia del 77º anniversario della riconquista della libertà. Il 25 aprile del 1945, dopo 5 anni di guerra, il popolo italiano con una straordinaria prova di unità e coesione riportò il nostro Paese sui binari della pace, della democrazia e della libertà. La speranza è che oggi il 25 aprile, con il cessate il fuoco, possa diventare anche per l’Ucraina il giorno della festa della libertà”, conclude l’esponente azzurro.