PESCARA – “Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è un acceleratore delle riforme neoliberali, un cappio ancora più stretto al collo di Stati semi-coloniali come il nostro. Come Riconquistare l’Italia lo sostieniamo sin dal primo giorno”.

Così in una nota Riconquistare l’Italia, partito fondato in Abruzzo di cui è presidente Stefano D’Andrea, docente universitario avezzanese, e segretario nazionale Lorenzo D’Onofrio, avvocato pescarese.

“Del resto – si legge nella nota di Riconquistare l’Italia – è scritto nero su bianco dal governo, che in un documento ufficiale dichiara: ‘L’Italia potrà richiedere ed ottenere dalla Ce i finanziamenti spettanti su base semestrale solo a fronte dell’effettivo conseguimento dei traguardi e degli obiettivi intermedi, secondo una sequenza temporale predefinita e concordata con le Istituzioni europee, che impone tempi di realizzazione stringenti, molto più rapidi di quelli usuali’. Per la cronaca, i ‘tempi di realizzazione usuali’ sarebbero i tempi della democrazia, quella cosuccia che richiede, per esistere, un dibattito parlamentare approfondito e trasparente durante il quale tutte le parti sociali, attraverso i partiti, possano far valere i loro interessi”.

“Il Parlamento, lo sappiamo bene, è già stato colpito a morte da trent’anni di Unione Europea, tra mercati che decidono quanto deficit può fare uno Stato, una Bce che si sveglia solo quando l’euro rischia di saltare e governi che legiferano al posto di deputati e senatori abusando orrendamente dei decreti legge (o addirittura dei Dpcm). Eppure, ancora non bastava. Con la crisi da Covid e l’aumento della spesa pubblica che si è reso necessario per non sprofondare, l’Unione Europea (leggi Germania) deve avere la garanzia che si torni presto sulla via dell’austerità e delle riforme liberiste. Ed ecco spiegati i toni trionfali della stampa italiana sul Pnrr, che ci impone 63 (sessantatré!) riforme in sei anni, da quella sulla concorrenza a quella fiscale passando per un’altra riforma del lavoro e per il terribile federalismo fiscale, il quale in prospettiva rischia di disgregare l’Italia persino geograficamente”, prosegue la nota.

“Dobbiamo reagire, perché nessuno lo farà per noi. Riconquistare l’Italia vuole riportare il popolo in Parlamento, con l’obiettivo vitale di tornare alla Costituzione repubblicana. La premessa è distruggere l’Unione Europea. Si tratta di un progetto storico, il destino della nazione”, si legge infine.