L’AQUILA – C’è un papà arrivato con le sue quattro figliolette, una bambina che è dovuta partire in fretta senza la mamma, e ancora orfani in fuga da una realtà crudele. Ma nelle storie di chi è riuscito a mettersi in salvo, lontano dalla guerra esplosa in Ucraina, dove da oltre un mese si combatte la Russia, c’è anche tanta speranza e voglia di una nuova vita.

A raccontarlo ad AbruzzoWeb è Gianfranco Tedeschi, sindaco di Cerchio, comune che conta circa 1.500 abitanti, nella Marsica, “simbolo di accoglienza ed esempio di solidarietà”, come è stato definito, tanto da aver ricevuto la visita, nei giorni scorsi, dal ministro per gli Affari regionali e le autonomie Mariastella Gelmini.

Qui, 20 giorni fa, sono stati accolti i primi 45 bambini, tra i 5 e i 12 anni, accompagnati da 4 adulti. Di loro 14 sono orfani, gli altri sono senza genitori e vengono quotidianamente assistiti da un’equipe composta da medici, insegnanti, educatori, psicologi e volontari della locale sezione degli Alpini e della protezione civile. In campo anche l’associazione medici di famiglia volontari emergenza.

“Siamo stati tra i primi ad attivarci  su iniziativa di un’associazione di volontariato – spiega il primo cittadino – Abbiamo fatto prima accoglienza nella fase di emergenza, ora però siamo in attesa della firma della convenzione con la Prefettura e con il Ministero dell’Interno, quindi non ancora abbiamo regole certe su come comportarci”.

Tedeschi sottolinea: “c’è stata una risposta di volontariato e solidarietà straordinaria. Non ci manca nulla e il Comune ad oggi non ha speso nulla. Grazie ai volontari e alle donazioni siamo riusciti a garantire un’accoglienza molto dignitosa, e anche qualche speranza”.

E proprio da Cerchio, in questi giorni, si sta sperimentando un percorso più articolato che passi dall’ospitalità all’integrazione.

Ad esempio, spiega ancora il sindaco, “abbiamo una famiglia che alloggia nell’ostello – un papà con 4 bambine, di 7, 9, 11 e 12 anni – alla quale a breve verrà assegnato un appartamento. Questo papà ha già manifestato la volontà di restare qui e un’azienda marsicana si è messa a disposizione per offrirgli un lavoro”.

E ancora, c’è una bambina arrivata da sola, con la mamma che è rimasta in Ucraina, “qui non ha nessun parente, dobbiamo capire come fare per garantirle il ricongiungimento con la madre”.

Perché, dice Tedeschi, “va bene intervenire in emergenza ma va trovata una soluzione strutturale”.

E poi molte famiglie cercheranno di stabilirsi definitivamente in Italia: “c’è chi non ha più nulla, parliamo di persone che hanno lasciato un Paese distrutto e considerano il nostro un porto sicuro dove poter ricominciare a sperare in un futuro dignitoso”.

Da Cerchio partirà così un progetto di integrazione sociale che si estenderà così nel resto della Marsica e in tutto l’Abruzzo: “Non abbiamo idea di quelli che saranno gli svilupp nel medio-lungo termine. Certo l’accoglienza è un dovere, ma la permanenza va strutturata e bisogna che lo Stato ci dia regole certe e aiuti concreti. I bambini poi hanno diritto allo studio e devono andare a scuola”.

A tal proposito, fa sapere, “Il 29 marzo il presidente del Tribunale dei minori dell’Aquila sarà in udienza formale presso il centro di accoglienza di Cerchio e in quella sede definirà la destinazione di tutti i bambini, quelli accompagnati e quelli arrivati da soli. Quelli accompagnati, verosimilmente verranno inseriti nei loro contesti familiari, affidati ai parenti più vicini. Per quelli non accompagnati scatta la normativa italiana, quindi si dovrà valutare se inserire i bambini in apposite strutture”.

Una situazione delicata che, a seguito delle numerose richieste di affido, nei giorni scorsi ha portato il procuratore della Repubblica dell’Aquila e lo stesso presidente del  Tribunale per i Minorenni dell’Aquila a chiarire in una nota: “Dai Paesi in guerra non si fanno adozioni. lo specificano le leggi internazionali e lo motiva il buon senso; inoltre, lo ha ribadito di recente l’Ambasciata d’Ucraina anche  nei confronti dell’Italia”.

Questo perché “senza una decisione del Tribunale per i Minorenni qualunque accoglienza di minori – anche se provenienti da orfanotrofi o apparentemente in stato di abbandono – non può avvenire legalmente; non è possibile – allo stato – disporre forme di affido o di qualunque tipo di accoglienza presso famiglie, privati o soggetti non abilitati senza il preventivo intervento degli Uffici Giudiziari Minorili, che sono tenuti a tutti gli accertamenti del caso”.

“Si apre uno scenario nuovo – osserva Tedeschi -, siamo tra i primi ad affrontare questa situazione inedita e capiremo di volta in volta cosa fare”.

E infine l’appello: “Questo non è il centro di Cerchio, ma il centro di accoglienza della Marsica, con l’aiuto di tutti riusciremo a dare risposte e far fronte alle conseguenze di questa tragedia immane che è la guerra”.