L’AQUILA – “Per tre anni sono stato lontano dalla politica attiva, intesa come attività quotidiana. Mi sono limitato alle chiacchiere da bar. Un paio di mesi fa ho deciso che sarei tornato a dare un contributo, e le elezioni provinciali a Teramo sono state l’0ccasione giusta, coronata da ottimo successo, spinto dalla richiesta di tanti amministratori che non si sentivano più rappresentati da altre opzioni”.
A volte ritornano, e con la lancia in resta, anche se forse non se ne erano mai andati: è il caso di Paolo Gatti, 47enne avvocato teramano, l’ex assessore regionale di Forza Italia al Lavoro e Formazione, con il centrodestra di Gianni Chiodi, dal 2009 al 201, e poi consigliere regionale e vicepresidente del consiglio regionale con il centrosinistra di Luciano D’Alfonso, dal 2014 al 2019, ancor prima assessore e consigliere comunale di Teramo, ora tornato alla ribalta come ispiratore della lista civica Renew Teramo, costruita da Gatti assieme all’ex deputato Cesare Sottanelli, ora coordinatore regionale di Azione di Carlo Calenda, in appoggio nel rinnovo del solo consiglio provinciale di Teramo al presidente del centrodestra Diego Di Bonaventura, che ha eletto ben 4 consiglieri, contro i 3 della lista dei partiti del centrodestra.
Un successo personale, di un uomo forte della politica teramana, solo l’esordio del suo ritorno in campo, come conferma nell’intervista ad Abruzzoweb.
Paolo Gatti figlio dello storico sindaco di Teramo Antonio Gatti, è passato agli annali del resto come “mister preferenze”, risultato il più votato in assoluto, in entrambe le elezioni regionali a cui ha partecipato, con 10.120 voti nel 2009, e 10.875 voti nel 2014.
Poi dopo la cocente sconfitta alle comunali di Teramo del 2018 dove ha vinto il centrosinistra di Gianguido D’Alberto, contro il candidato del centrodestra Giandonato Morra, Gatti, accusato di aver causato la caduta del precedente sindaco di Fi Maurizio Brucchi, con la sua lista civica di maggioranza Futuro in, annunciò clamorosamente: “Basta, lascio la politica, non è più l’ideale che avevo negli anni ’90, è molto cambiata, così come è grandemente mutata la nostra società. Non mi piace più, non mi piace lo scadimento culturale, l’arrivismo selvaggio, l’incompetenza dilagante, l’eccesso di scorrettezze personali prima ancora che politiche, e soprattutto l’ipocrisia che ha raggiunto livelli per me inaccettabili”.
Si è dunque dedicato alla sua attività da avvocato, e il suo nome è tornato alla ribalta dopo che è stato in corsa, ad inizio 2020, per diventare giudice non togato della sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, una carica da 1 milione di euro per cinque anni, designato dal presidente del consiglio, Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, con il benestare del presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia. Nomina poi affondata, dopo una quasi crisi nella maggioranza, vista la contrarietà della Lega alla designazione, revocata a febbraio 2020 da Sospiri. Gatti è stato poi nominato direttore generale di ‘Giulianova patrimonio’, società in house del Comune di Giulianova.
Paolo Gatti, dunque il triennio sabbatico può dirsi concluso?
Lo avevo detto chiaramente già due mesi fa: sì, la pausa di riflessione è conclusa, e l’occasione è stata rappresentata dalle elezioni provinciali, elezioni di secondo livello, con voto come noto riservato ai soli sindaci e consiglieri comunali. Insieme ad altri amici abbiamo ritenuto di costruire una lista che abbiamo chiamato Renew Teramo, dunque ‘rinnovamento Teramo’, che ha avuto uno straordinario successo, eleggendo 4 consiglieri provinciali su 12. Una scelta motivata dalla voglia di dare un contributo, perché abbiamo preso atto che tanti amministratori ci chiedevano questo, poiché probabilmente non si sentivano rappresentati da altre opzioni.
Dunque il suo sarà un ritorno in campo nel mondo del civismo, contrapposto a quello dei partiti?
A Teramo la lista che ho creato, Futuro in, era civica, e ha contribuito per anni ai risultati e ai successi del centrodestra. Evidentemente, anche ora c’è l’aspettativa, la speranza che il centro-destra possa riprendere un po’ quota, superare le sue criticità. Detto questo, per quel che mi riguarda c’è una linea Maginot, un confine invalicabile: sono stato sempre dalla parte opposta rispetto a quella del Partito democratico. Su questo non ci possono essere dubbi, tanto più che oggi il Pd vive una deriva populista dietro al Movimento 5 stelle.
L’asse con Sottanelli che ha avuto così tanto successo alle Provinciali sarà di lungo periodo?
Con Giulio abbiamo fatto un’ottima sintesi di esperienze civiche, ritengo normale che l’intenzione sia quella di proseguire questa esperienza.
Come vede altre realtà civiche di recentissimo conio, come quella dei consiglieri regionali ex leghisti Simone Angelosante, Manuele Marcovecchio e Antonio Di Gianvittorio, che hanno costituito il gruppo Valore Abruzzo, o di Futura, civica creata dall’ex assessore Gianfranco Giuliante, presidente della Tua, anche lui è uscito dalla Lega?
Non ho avuto modo di approfondire. Ripeto, sono tornato alla politica da solo due mesi. È prematuro un mio giudizio, un passo alla volta.
Invece che giudizio dà il governo di centrodestra di Marco Marsilio?
Anche qui per esprimere un giudizio dovrei approfondire l’argomento, studiare a fondo, entrare davvero nel merito. Posso però dire che con Marsilio ho un ottimo rapporto personale, che vale da parte mia una apertura di credito.
Per quanto riguarda invece il governo di Mario Draghi?
Considerando da dove era partito e che eredità ha ricevuto apprezzo largamente il suo operato. L’Italia ha conquistato una rispettabilità di livello internazionale, che il governo precedente vedeva solo con il binocolo. Detto questo non è che si deve essere poi d’accordo su tutte le misure messe in campo.
Domanda forse dalla risposta scontata: che giudizio dà infine dell’amministrazione comunale di Gianguido D’Alberto?
Ovviamente molto negativa. Erano partiti sbandierando lo slogan del cambiamento, gattopardescamente non hanno cambiato nulla. Hanno ripubblicizzato la gestione dei rifiuti, mentre hanno privatizzato gli asili nido. L’opposto di quello che andava fatto. E per il resto vedo solo tanti arretramenti, e nessuna scelta di visione.
Tra un anno e mezzo dunque si candiderà a sindaco di Teramo?
No, non credo che avverrà.
Qual è il suo rapporto con la Lega, prima forza del centrodestra in Abruzzo, che si è così vigorosamente opposta alla sua designazione alla Corte dei Conti?
La Lega per me è una entità astratta, nel senso che per quanto mi riguarda i rapporti li ho con le singole persone, e con tanti leghisti sono ottimi.
Come ha vissuto la vicenda della Corte dei Conti?
Con il senno di poi è meglio che sia andata così, altrimenti non avrei potuto ora tornare alla politica attiva, per noti motivi di incompatibilità. Non mi è però piaciuta la strumentalizzazione, gli attacchi ricevuti, per una mia scelta del tutto legittima, tenuto conto che mi ero ritirato dall’attività politica. Se mi fossi chiamato Pasquale Di Pasquale, e non Paolo Gatti, non ci sarebbe stato tutto questo folklore. Acqua passata, comunque. Quando è stato rifatto il bando non ho nemmeno presentato la domanda.




