L’AQUILA – “Quest’anno il Coronavirus sembra aver preso di mira la fascia pediatrica e non perché i bambini siano più sensibili a queste nuove varianti, ma piuttosto perché si tratta dell’anello debole della popolazione, l’unica a non essere vaccinata, che sempre più spesso necessita di ricovero e del ricorso alle terapie intensive”.
All’inizio sembrava che il Covid non raggiungesse i più piccoli, ma casi di contagio, in realtà, ce ne sono sempre stati e ora, di fronte all’avanzata del virus, sono molti i medici preoccupati della sua diffusione nelle scuole e nei luoghi maggiormente frequentati dai minorenni. Tra questi, anche la pediatra aquilana Rosa Persia, intervistata da AbruzzoWeb il 17 novembre scorso, giorno in cui si è rinnovato l’appuntamento con la “Giornata Mondiale della Prematurità” anche al reparto di Terapia intensiva neonatale dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila.

Un appuntamento, anche quest’anno, privo di festeggiamenti, proprio a causa del virus, ma che ha comunque rappresentato l’occasione per aumentare la consapevolezza sulle nascite pretermine e sui bambini prematuri e le rispettive famiglie, “addobbando il reparto e tenendo viva l’attenzione sul significato della giornata”.
“Il problema delle ultime edizioni – dice la dottoressa Persia – è stato proprio quello di non aver potuto accogliere, come in passato, gli ex assistiti dell’ospedale e questo ci ha tolto tanto, perché rivedere i progressi e le conquiste che avevano raggiunto ci ha sempre dato la forza di non mollare”.
Soprattutto alla luce della grande attualità del tema su cui la giornata era incentrata quest’anno: quello “Zero separation” e, quindi, sulla necessità di garantire il più possibile la vicinanza fisica tra genitori e bambino, evitando l’allontanamento precoce al momento della nascita.
“E con la diffusione del virus le cose sono di gran lunga peggiorate – sottolinea la pediatra aquilana -, nonostante, grazie alla onlus ‘L’Aquila per i più piccoli’, che cammina ormai a fianco del reparto supportandolo, in città sia stata anche possibile l’apertura di una foresteria, donata dal Comune e adibita ad accogliere quelle famiglie dei prematuri non residenti per tutto il tempo del ricover. Anche perché, i dati parlano chiaro e siamo tutti più consapevoli del fatto che, ormai, questo virus si è attrezzato per sopravvivere anche per andare a colpire le persone più fragili”.
In particolare, secondo i dati dell’ultimo report della Società italiana di Pediatria (Sip) e dell’Associazione ospedali pediatrici italiani (Aopi), “a un confronto con i dati pubblicati dall’Iss il 25 agosto, emerge che in poco più di due mesi, per la sola fascia di età 6-10 anni, c’è stato un incremento pari a 24.398 casi. Oltre all’aumento dell’incidenza dei casi in tutte le fasce di età, si rileva, inoltre un’incidenza più elevata nella popolazione di età sotto i 12 anni, attualmente non eligibile per la vaccinazione.
Numeri preoccupanti che hanno spinto molti pediatri a lanciare un appello affinché vengano velocizzate le procedure per arrivare al via libera al vaccino anche per gli under 12, comunque previsto a metà del mese di dicembre, in quanto “ulteriore e valido strumento di prevenzione dell’infezione e della diffusione del virus pandemico all’interno di tale fascia di popolazione”.
E nonostante sia acclarato che, per la maggior parte dei soggetti più giovani Covid-19 colpisca in modo più lieve rispetto alla popolazione adulta, i dati attualmente a disposizione “indicano con chiarezza che l’infezione da coronavirus non è priva di rischi anche per l’età pediatrica”.
“Ciò che al momento dà più da pensare – conclude la dottoressa Persia – è che ormai anche i più piccoli, quando si ammalano, sono colpiti da long covid e, per tutta una tempesta infiammatoria, la cosiddetta tempesta citochinica, che il virus scatena nell’organismo, da quegli strascichi che possono durare addirittura per 5 o sei mesi, penalizzandoli poi anche nel quotidiano. Per questo ritengo opportuno sfruttare tutte le opportunità che la ricerca scientifica ci mette a disposizione per proteggere al meglio i più piccoli, vaccini compresi”.






