TERAMO – Un’estetista, due artigiani e un muratore di Teramo a processo con delle citazioni dirette a giudizio del pm, per aver percepito il reddito di cittadinanza in quanto disoccupati per legge e, nel frattempo, aver effettuato “lavoretti” in nero.

In realtà, si legge sul quotidiano Il Centro, si tratta solo degli utlimi di una lunga lista di furbetti. Sembra infatti che, in un anno di indagini, il comando provinciale della guardia di finanza ne abbia scovati quaranta che complessivamente avrebbero percepito indebitamente contributi non dovuti per 251mila euro.

Ma nono solo. Si legge ancora sul Centro che, a livello nazionale, la guardia di finanza stima che i livelli di frode arrivino quasi al 70% dei casi sottoposti a controlli di base. Il metodo investigativo è l’indicatore Isee e la relativa Dsu (dichiarazione sostitutiva unica), cioè i punti di accesso al beneficio del reddito di cittadinanza che viene erogato o meno in base a questi indicatori. In questo modo la Finanza ha trovato false dichiarazioni rese in autodichiarazione che hanno consentito a molti di percepire illecitamente gli assegni. Le informazioni false eventualmente dichiarate non emergono dalle verifiche automatiche e possono essere scoperte soltanto da una capillare azione di monitoraggio.

Sono intanto finite in Procura le denunce teramane, con i primi quattro casi a processo con la citazione diretta firmata dal pm Davide Rosati.

L’Inps ha intanto già provveduto a sospendere l’erogazione del reddito.