L’AQUILA  -Si intravede un sentiero percorribile  per riportare, se non all’originario splendore, ma almeno alla sua fruibilità e valorizzazione, lo spettacolare castello di Ocre, che dalla vetta aguzza del monte Circolo, domina la conca aquilana, maniero svevo e angioino, e ancor prima normanno, da decenni oggetto di sogni e progetti di recupero, ora ulteriormente danneggiato dal terremoto del 6 aprile 2009.

La strada la indica ad Abruzzoweb il sindaco di Ocre, Giamnatteo Riocci: un progetto di respiro europeo, in partenariato con la regione di Caen in Normandia. Questo perchè, si è scoperto durante le numerose campagne di scavi, che a Grimbosq cìè un castell0 “gemello”, anch’esso di epoca normanna, con pianta e struttura pressoché identica, visto che si presume entrambi furono innalzati dagli stessi cavalieri partiti dal nord della Francia alla conquisto del posto al sole nel sud Italia.

Ora questo dato storico apre alla possibilità concreta di attingere ai fondi previsti nel Piano nazionale nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), godendo della premialità per i progetti transnazionali.  Se non si riusciranno a ottenere i i 30-40 milioni per il restauro integrale della enorme struttura, potrebbe bastare comunque molto di meno per mettere almeno in sicurezza bellissima porta di ingresso e le mura, tirando nuovamente su le parti crollate, ridisegnando così lo skyline di tutta la conca aquilana, recuperare poi almeno parte delle antiche abitazioni di quello che fu un borgo fortificato, e la chiesa.

“Il covid ha frenato il processo  – spiega Riocci – ma nei prossimi mesi cominceremo ad entrare nel merito di un progetto, da condividere con la regione di Caen, e in stretta collaborazione con l’Università dell’Aquila, nella consapevolezza che l’Europa premia i progetti di partenariato”.

Intanto però annuncia Riocci, “realizzeremo a breve, in collaborazione con l’Università dell’Aquila e con un soldi del Comune già disponibili, un centro di documentazione e un punto di informazione turistica, nella ex chiesa poco distante, con supporti multimediali che riprodurranno anche l’originario aspetto del castello”.

Va evidenziato che in realtà il castello è privato, acquistato negli anni ’70 dai baroni Bonanni dell’Aquila dal professore Fulvio Nardis, abruzzese d’origine, funzionario della Soprintendenza di Milano, appassionato di arte e storia, che effettuò a sue spese alcuni limitati restauri e scavi archeologici. Il nipote Leonardo Nardis, architetto aquilano, ne ha raccolto il testimone, con l’idea di realizzare un Centro nazionale dello studio del restauro dei castelli, e in questa direzione sono stati organizzati importanti convegni. Il progetto prevede il recupero delle mura esterne, parte significativa delle  unità immobiliari adibendole a foresterie, il restauro della chiesa per farla diventare un auditorium. La famiglia Nardis aveva anche elaborato un planning economico e preso contatto con potenziali finanziatori. Poi però è arrivato il terremoto a bloccare tutto. anche l’ingresso al castello dalla porta principale, ora pericolante.

E così sul castello è tornato a gravare l’incantesimo dell’abbandono, anche perché la struttura non può essere beneficiaria delle canoniche linee di finanziamento di ricostruzione post-sismica, trattandosi di una struttura privata e non abitata.

Eppure stiamo parlando di un insediamento importantissimo: basti pensare che la prima fonte ad attestare l’esistenza del castello di Ocre è il Catalogus baronum che menziona Todino di Collimento, discendente dei Conti dei Marsi, come suo feudatario. Pochi anni più tardi una bolla di Papa Alessandro III del 1178 lo cita tra i possedimenti della Diocesi di Forcona. Nel 1254 venne menzionato col nome di Cassari Castro tra quelli salvati dalla distruzione decisa per tutti i castelli della zona per favorire la fondazione della città dell’Aquila perché di proprietà del gran cancelliere Gualtiero di Ocre, ultimo erede dei signori di Albe che possedevano il feudo sin dalla conquista normanna. Sotto il Re Carlo I d’Angiò il castello passò nel 1266 al Regno di Sicilia. Sempre nello stesso anno il castello venne saccheggiato dagli aquilani dopo la ricostruzione della città precedentemente distrutta dal Re Manfredi di Svevia con il supporto dei baroni del circondario.

“Con la famiglia Nardis – tiene a sottolineare Riocci – c’è piena comunità d’intenti, ma è chiaro che loro non possono finanziare un intervento così importante, e dunque esso non potrà che essere di natura pubblica. Anche con 5 milioni di euro si potrebbe fare tantissimo, se non arriverà la cifra preventiva e ben superiore per il recupero integrale. L’importante è far tornare ad essere visitabile la struttura, con la messa in sicurezza delle mura e della porta di ingresso. Importante è valorizzare anche in virtù del gemellaggio con Caen la parte più antica del castello, quella normanna”.

Per Riocci, come per la famiglia Nardis sarebbe un sogno che si avvera: “quello di Ocre è un tesoro per tutto l’Abruzzo e tutta l’Italia, è stato un importante insediamento normanno, e non a caso, occupando una posizione strategica, difficilmente espugnabile, essendo stato costruito sulla sommità del monte Circolo. Era  un punto di smistamento delle informazioni, nel senso che si interfacciava con tutte le rocche delle vallate e montagne circostanti, che comunicavano tra loro, a partire dalla costa adriatica, attraverso segnali luminosi, specchi o fuochi notturni. Non è un caso che i conti dei Marsi lo acquistarono, ed erano all’epoca potentissimi, discendenti nientemeno che da Federico Barbarossa. La moglie di Carlo d’Angiò veniva qui a trascorrere l’estate quando il Napoli era troppo caldo, e questo è la conferma che si trattava di una struttura curatissima e prestigiosa, degna appunto di una regina. È stato questo castello uno dei fondatori della città dell’Aquila, e potrei andare avanti. Una ragione in più per recuperare il tempo perduto, e trasformare questo castello in una grande attrazione, culturale e turistica, di livello internazionale a beneficio di tutto il territorio”. (f.t.)