MILANO MARITTIMA – Dopo la maretta estiva, pace fatta tra il leader della Lega, Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico e vice-segretario federale della Lega, che aveva annunciato clamorosamente di non volersi più candidare, in dissenso con la linea politica adottata nelle ultime settimane da Salvini, soprattutto su green pass e vaccini contro il Covid 19, ma anche per i ripetuti e destabilizzanti attacchi al governo delle larghe intese di Mario Draghi, di cui la Lega è parte.

Il patto è arrivato nell’ultimo giorno del Papeete 2021, la kermesse leghista che si è svolta dal 30 luglio al 1 agosto nel noto stabilimento balneare e discoteca di Milano Marittima, gestito dall’europarlamentare Massimo Casanova, che in Abruzzo, suo collegio elettorale, è di casa. Amico di Salvini, e si dice sia stato lui uno degli artefici della ‘riappacificazione’.

Nell’ultimo giorno a Milano marittima, il segretario leghista ha avuto un faccia a faccia con il suo vice  Giorgetti, nell’hotel di proprietà di Casanova, a cui ha fatto seguito una photo opportunity dei due, appoggiati alla statua raffigurante un leone, davanti all’ingresso dell’albergo. Da qui il “patto del leone”.

Lo stesso Giorgetti però non è andato alla festa del Papeete, dove non è stato avvistato neppure il segretario regionale abruzzese, l’onorevole Luigi D’Eramo, ex commissario in Puglia, ritenuto tra i più vicini a Salvini. Non si è visto neppure il vice coordinatore, Massimiliano Foschi, cardiochirurgo dell’ospedale di Chieti, amico di Casanova, fermato a casa dalla positività al covid.

Tra i pochi a commentare con un post su fb l’ultimo scontro, il vice segretario nazionale Andrea Crippa, recentemente in visita in Abruzzo per la campagna per le elezioni amministrative. Anche Casanova è stato in Abruzzo invitato da Luigi D’Eramo.

“Non c’è bisogno di alcun patto o chiarimento, abbiamo tracciato un programma di lavoro – ha detto Giorgetti ai giornalisti – Perchè siete così interessati? Neanche fossimo Gorbaciov e Reagan a Reykjavik…”. E ha aggiunto: “questa storia che non mi voglio ricandidare è vecchia: io appartengo a un movimento politico dove le candidature non vengono chieste ma vengono concesse. Se Salvini mi dirà di candidarmi lo farò, sennò no”.

Curiosità non oziosa, però: Giorgetti, come ha riferito il quotidiano Il Foglio, solo pochi giorni fa si era sfogato: “Non mi ricandido più, questo è il mio ultimo giro, non mi riconosco più nel progetto”.

“Io e Giorgetti, e insieme a noi Zaia e Fedriga, siamo draghiani nello stesso modo e nelle identiche proporzioni”, ha assicurato Matteo Salvini.

Un concetto ribadito con forza dal filo-governista Giorgetti, contrario alle fughe in avanti di quella parte della Lega che vive con sofferenza il sostegno al governo europeista di Draghi, e che sui temi della pandemia fa riferimento agli economisti Claudio Borghi e  Alberto Bagnai, quest’ultimo eletto senatore nel collegio abruzzese  nel 2018.

“Se la Lega lasciasse questo governo avremmo l’invasione degli immigrati senza alcuna regola: siamo lì a garantire che non avvenga”, ha detto Giorgetti.

Il titolare del Mise dice anche che è contrario “all’obbligo vaccinale nelle imprese: rischia di porre limitazioni alla libertà. Poi ovviamente dipende dal lavoro”.

Infine a rafforzare il concetto: “L’Italia vive uno stato di grazia perché ha un capo del governo autorevole e ascoltato in Europa. Se Draghi decidesse di andare a fare il Presidente della Repubblica non vedo come potrebbe andare avanti questo governo”.

Salvini come riporta l’Agi, ha poi riferito, nel corso della serata del patto, di aver “condiviso” con il suo vice Giorgetti e Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni, “la contrarierete a ogni obbligo, in tema di vaccino. Noi siamo per l’invito, per l’educazione, per il suggerimento”. E a chi gli fa notare il forte appello a vaccinarsi lanciato dal presidente della Conferenza delle Regioni la sera prima, risponde: “Un conto è fare un appello, un conto è costringere a vaccinare la gente”.

Dopo l’incontro con Giorgetti, Salvini è partito per Milano.  La festa  si è chiusa il primo agosto con una serata di confronto sulla giustizia cui hanno partecipato Giulia Bongiorno, Roberto Calderoli, Maurizio Turco, Alessandro Sallusti e Luca Palamara.

Scrive su fb  Andrea Crippa, vicesegretario federale della Lega: “Nella Lega ci sono poche persone imprescindibili e tante sostituibili. Tra le persone imprescindibili c’è Giancarlo Giorgetti”.