PESCARA – Torna in aula, domattina, il processo sulla tragedia di Rigopiano.
Come si legge sul quotidiano Il Centro, l’udienza preliminare, che sta conducendo il giudice Gianluca Sarandrea, si era fermata per circa due mesi e mezzo, a causa dell’emergenza covid. Circa 250 le parti interessare tra, parti civili, imputati, avvocati e parti offese. Il gup aveva annunciato che, se no si fossero verificate novità di rillievo, avrebbe proceduto dando la parola alla pubblica accusa, rappresentata dai pm Andrea Papalia e Anna Benigni, in modo da iniziare la discussione. A meno di richieste di riti alternativi, che avrebbe per forza di cose condotto a una calendarizzazione per procedere inparallelo tra riti alternativi e riti ordinari.
Il 18 gennaio 2017, a Rigopiano persero la vita 29 persone, a causa della valanga che, distaccatasi da una cresta montuosa sovrastante, investì l’albergo Rigopiano-Gran Sasso Resort.
Nel corso dell’udienza di domani si prevede una corposa produzione documentale da parte della difesa, che fino ad ora ha sempre lasciato campo libero alle parti civili. Queste ultime, in particolare, non hanno risparmiato richieste, compresa una serie di sequestri conservativi di beni immobili dei vari imputati e anche degli stipendi dei funzionari pubblici, per garantirsi un eventuale risarcimento dei danni.
Almeno tre, le consulenze tecniche che verranno depositate, di cui una che riguarda direttamente l’orgine della stessa valanga e l’eventuale prevedibilità. Le altre invece riguardano la gestione dell’emergenza da parte dei difensori dell’ex prefetto Francesco Provolo e della dirigente prefettizia Ida De Cesaris. E poi ancora una consulenza da parte di alcuni imputati della Provincia sulla gestione dei soccorsi in relazione, in particolare, all’utilizzo dei mezzi.
Se non dovesse esserci nessuna richiesta di termini per esaminare i documenti che verranno depositati, si potrebbe anche arrivare alla formalizzazione delle richieste di riti alternativi. Ma per adesso si tratta di un’eventualità piuttosto lontana. Sia la procura che le parti civili costituite vorranno visionare le carte che depositerà il collegio difensivo e, in questo caso, il giudice dovrà aggiornare l’udienza e dare tempo, alle parti interessate, di esaminare tutti i documenti.
Definire il procedimento allo stato degli atti potrebbe essere la soluzione conveniente per la quasi totalità dei 30 imputati (tra quelli che figurano nel procedimento madre sul disastro e la morte dei 29 ospiti della struttura e quelli inseriti sul depistaggio che riguarda soltanto i prefettizi, procedimenti che vennero riuniti nel corso delle udienze precedenti). Depositare così tanti documenti, come ha fatto anche la difesa del sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, la prima a depositare consulenze importanti e soprattutto indagini difensive, non avrebbe senso se non finalizzato a chiudere la vicenda davanti al gup con il rito abbreviato.
Senza contare qualche ulteriore iniziativa delle parti civili, fino ad oggi quelle più attive dal punto di vista della produzione di istanze. L’udienza sarà in ogni caso propedeutica alla discussione della pubblica accusa che potrebbe slittare direttamente alla successiva udienza.






