L’AQUILA – Un sostanziale scaricabarile, accusando dei clamorosi ritardi dell’attivazione del fascicolo sanitario elettronico in Abruzzo la precedente legislatura del presidente Luciano D’Alfonso, ora senatore del Pd, e l’ex assessore alla Sanità, ora capogruppo Pd, Silvio Paolucci.
L’assicurazione che finalmente si sta recuperando il tempo perduto, con 3.305 referti caricati negli ultimi tre mesi”, non senza solleciti alle quattro Asl a svolgere i compiti assegnati e rispettare le tempistiche.
Questo in soldoni ha risposto martedì in consiglio regionale, l’assessore alla Salute, la leghista Nicoletta Verì all’interpellanza del pentastellato Francesco Taglieri, vicepresidente della commissione Sanità, sul grave ritardo nell’attivazione per l’Abruzzo del Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse), lo strumento per tracciare e consultare tutta la storia della vita sanitaria di un paziente, digitalizzata e condivisa in “cloud”, accessibile con un click per tutti i medici e presidi sanitari. Strumento importantissimo per garantire cure mirate ed efficaci, e con grande risparmio di tempo, che sarebbe a maggior ragione prezioso in tempi di pandemia e vaccinazioni di massa.
Ebbene, l’iter di attivazione era partito nel lontanissimo 2005, ai tempi di Ottaviano Del Turco, proceduto a ritmo di lumaca con il presidente di Forza Italia Gianni Chiodi, oggetto di un furente intervento in aula di D’Alfonso che bollò un “fantasma il fascicolo, ai tempi affidato al fallimentare progetto della piattaforma Dedalus, per arrivare al febbraio 2019 alla legislatura di Marco Marsilio, e all’assessore Verì che pure, due anni fa, avevano indicato il fascicolo tra le priorità delle politiche sanitarie.
Il risultato di questa epopea amministrativa, in base ai dati forniti dal portale dell’Agenzia per l’Italia Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è però che a 17 anni di distanza, come già evidenziato da questa testata, in Abruzzo l’attivazione è ancora ad un misero 36%. Mentre tutte o quasi le altre regioni sono sopra il 90%. Per la precisione Puglia, Sicilia, Toscana, Lombardia e Val d’Aosta, sono al 100%, le altre regioni vicine a completare l’opera. Leggermente più indietro solamente Umbria all’85% e Liguria all’86%. Da qui l’interpellanza di Taglieri.
Nella sua lunga risposta in aula, Verì ha innanzitutto ricordato che nei primi mesi del 2017, l’Abruzzo, con presidente D’Alfonso, aveva comunicato al Ministero di non volersi avvalere della collaborazione dell’Infrastruttura nazionale per l’Interoperabilità (Ini), ma di voler procedere in autonomia”, indicando forse troppo ottimisticamente, un cronoprogramma che fissava al settembre dello stesso anno l’attivazione, a cura dell’Azienda regionale per l’informatica e la committenza (Aric), ora Aric.
Questo quando sottolinea Verì “il governo dell’epoca aveva messo a disposizione l’infrastruttura nazionale per la realizzazione del fascicolo. In particolare il ministero della Salute aveva stabilito di estendere su tutto il territorio nazionale il fascicolo sanitario ritenendo prioritarie le attività da compiersi da parte delle regioni e venivano indicate strette tempistiche”.
Il problema per l’Abruzzo era però a monte, con la decisione da parte del governo Del Turco di affidare con bando alla società Dedalus la realizzazione della piattaforma, che ha subito una lunga serie di traversie, sia legali, a causa di un ricorso di una ditta esclusa dall’appalto da 5 milioni di euro, sia tecniche, a causa delle continue modifiche degli standard e criteri imposte dal governo centrale. Il fantasma appunto evocato da D’Alfonso. La piattaforma è stata in ogni modo collaudata nel 2017, ma è rimasta una scatola vuota anche perché aveva bisogno di rimaneggiamenti, per adeguarsi alle nuove e stringenti norme sulla privacy dei pazienti e la sicurezza informatica.
Tanto che martedì Verì ha puntato il dito contro l’Arit e il governo regionale dell’epoca, che “nonostante i vari solleciti, non ha cominciato a caricare nella piattaforma i fascicoli dei pazienti. i
Ha sottolineato infatti l’assessore: “la nostra regione, come confermato dalle riunioni del luglio 2018 dalla Ragioneria generale dello Stato per verificare lo stato di avanzamento delle attività inerenti il fascicolo, è risultata inadempiente e in forte ritardo”, tanto che sarebbe stata evocata l’ipotesi di un commissariamento dell’iter da parte di Ini.
E così a novembre 2018 è arrivata la decisione della Regione di mandare al macero la piattaforma Dedalus di affidarsi, in “regime di sussidiarietà”, alla piattaforma pre-costituita e messa a disposizione dal Ministero dell’Economia, attraverso la Sogei.
Ed è questa la situazione di sostanziale nulla di fatto, che ha ereditato Verì che a quel punto ha dunque elencato tutte le attività messe in campo per recuperare il tempo perduto.
“E’ stata effettuata una complessa attività di verifica con le Asl – ha spiegato l’assessore -, per avere il quadro della digitalizzazione dei referti sanitari, a cui ha fatto seguito la quantificazione delle somme occorrenti per la realizzazione degli interventi necessari nonché l’indicazione delle relative tempistiche”.
Il 26 ottobre sono state traferite così alle Asl le somme necessarie per adeguamento dei sistemi informatici, ma sottolinea Verì, “il 15 aprile sono stati inviati isolecitici, soprattutto per quanto riguarda l’adeguamento dei sistemi informatici alle norme della privacy”.
Verì ha poi annunciato che a breve saranno coinvolti i medici di medicina generale per assicurare l’acquisizione del profili sanitari sintetici dei loro pazienti”.
E così solo nel primo trimestre di quest’anno si è registrata finalmente una accelerazione nella digitalizzazione e inserimento nella piattaforma dei referti medici per ciascun paziente, ben 3.305
Insomma ha concluso Verì, “la situazione critica maturata nel tempo è stata presa in carico con la volontà di garantire i cittadini abruzzesi l’accesso al proprio fascicolo recuperando il tempo perduto”.
I conti però non tornano a Taglieri, che ha ricordato che in ogni caso, pur con qualche passo in avanti, Verì è in carica da due anni, e “altre regioni che hanno aderito alla piattaforma Sogei assieme all’Abruzzo a fine 2019, come Campania, Calabria e Sicilia, a differenza dell’Abruzzo hanno attivato i questo biennio il fascicolo per oltre l’80% dei loro cittadini”.
Mentre in Abruzzo, ha concluso il consigliere “se vivo a Montazzoli o Schiavi d’Abruzzo e chiedo alla Asl gli esami del sangue attraverso una mail non riesco ad averli: devo mettermi in macchina e raggiungere fisicamente l’ospedale. Addirittura se all’interno di uno stesso nosocomio reparti diversi vogliono consultare le prestazioni eseguite non è possibile farlo. Siamo all’età della pietra per la digitalizzazione – incalza Taglieri – tanto che molti sanitari scrivono ancora a mano i referti perché non possono usare postazioni che dovrebbero essere collegate almeno in una Lan”.




