SAN PIO DELLE CAMERE –  Sarà effettuata domani l’autopsia sui corpi dei due operai edili, il 41enne romeno Cristian Susanu e il 61enne macedone Dzevdet Uzeiri,  tragicamente morti per il crollo di un fabbricato nel centro storico del comune di San Pio delle Camere, piccolo centro ad una trentina di chilometri dall’Aquila, dove era in atto un intervento nell’ambito della ricostruzione post terremoto.

La Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo e ad ora l’unico indagato sarebbe il titolare dell’impresa che stava effettuando i lavori. Altri avvisi di garanzia potrebbero arrivare nelle prossime ore, a il direttore dei lavori e il responsabile della sicurezza.

Un atto dovuto, con reato ipotizzato quello di duplice omicidio colposo. Molto diranno anche le carte del progetto di ristrutturazione in corso al momento dell’incidente.

Da accertare l’utilizzo dei ponteggi e puntellamenti e l’applicazione delle misure di sicurezza in cantiere, se insomma la tragedia poteva essere evitata.

I carabinieri stanno acquisendo le carte del progetto di ristrutturazione. Sia l’impresa che l’Ufficio speciale per la ricostruzione, che ha seguito la pratica autorizzando l’intervento sull’aggregato, hanno già offerto piena collaborazione agli investigatori. Saranno ascoltati i tre operai superstiti, dipendenti della ditta.

Tra di loro Anton Krygja, albanese che da anni lavorava insieme a Cristian e Dzevdet, riferisce il quotidiano Il Centro, si è salvato lanciandosi in un cunicolo laterale al punto del cedimento.

Importanti ai fini dell’indagine le foto scattate dall’elicottero dei Vigili del Fuoco che hanno sorvolato l’area subito dopo il tragico crollo.

Per l’autopsia il pm Simonetta Ciccarelli ha affidato l’incarico all’anatomo patologo Giuseppe Calvisi. Dopo le autopsie, le salme saranno riconsegnate alle famiglie per i funerali.

I corpi sono stati recuperati intorno all’una della notte di ieri.

L’operazione è stata molto difficoltosa perché il crollo ha reso pericolante la struttura quindi prima di trovare i due corpi i soccorritori hanno dovuto procedere alla messa in sicurezza: sul campo oltre ai vigili del fuoco dell’Aquila, ai carabinieri, accorsi per primi, agli operatori del 118 e della protezione civile, è giunto da Roma uno speciale reparto dei vigili del fuoco.

Susanu, residente a Roio, frazione del comune dell’Aquila, era il cognato del parroco di Prata D’Ansidonia (L’Aquila), don Ciprian Petrisor. Ne dà notizia la l’arcidiocesi dell’Aquila nel “partecipare con la preghiera e una sentita vicinanza, al grande dolore delle famiglie dei due operai vittime dell’incidente nel cantiere della ricostruzione di San Pio delle Camere”.

Il cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila, e “il Clero tutto, abbracciano, in particolare, don Ciprian Petrisor” – si legge in una nota della Curia. I due operai erano integrati nelle rispettive comunità oltre ad essere stimati come operatori edili: Il 61enne macedone era residente a Castelnuovo, frazione del comune di San Pio, dove ha perso la vita.

Le due vittime sono sprofondate dal terzo piano dove stavano predisponendo le operazioni di demolizione con lo stabile che è letteralmente imploso su se stesso per il cedimento di muri e solai: una delle due vittime sarebbe morta sul colpo sotto le macerie, la seconda non subito perché chiedeva disperatamente aiuto ai soccorritori, in particolare ai carabinieri giunti sul posto della tragedia per primi. Ma la precarietà delle strutture che non hanno ceduto che avrebbe fatto rischiare la vita ai soccorritori, ha impedito ogni tipo di intervento per salvare almeno uno dei due operai.

In questo quadro, solo per miracolo sono rimasti illesi gli altri tre operai che stavano lavorando nel cantiere, probabilmente al piano terra. Insieme alla forte precarietà dello stabile, vecchio e senza interventi da circa 12 anni, potrebbero essere state le vibrazioni o l’urto di un bobcat, piccola ruspa, in azione al piano terra a causare cedimenti e crolli.

Secondo quanto si è appreso, la zona dello stabile crollato era interdetto al transito di persone e mezzi: ma non è certo che fisse stato oggetto di messa in sicurezza dopo il terremoto del 2009.

Sul grave fatto indaga anche la Asl provinciale dell’Aquila per verificare le condizioni di lavoro e di sicurezza, anche considerando il fatto che la squadra di cinque operai stava operando di sabato.

Associazioni di categoria e Istituzioni, nell’esprimere cordoglio e vicinanza alle famiglie, sottolineano che si tratta delle prime due vittime in quello che viene considerato il cantiere più grande d’Europa in funzione dopo il terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009, quindi prossimo al 12esimo anniversario.

Nell’area del cratere si era registrato un altro morto sul lavoro – il romeno Vasile Copil di 51 anni – il primo maggio del 2012 a Rocca di Cambio: in quel caso però non si trattava della ricostruzione post sisma, come confermato dalla locale amministrazione comunale, ma di un cantiere per la costruzione di un residence.