ROMA – Con le varianti ormai da tempo in circolo anche in Italia e i contagi che non accennano a calare, da domenica quasi metà del Paese rischia di finire in arancione, con l’Abruzzo che sembra invece destinato addirittura in zona rossa.
Se continua a calare, a livello nazionale, il numero delle terapie intensive occupate da pazienti Covid, con percentuali si attestano al 23%, sei regioni tuttavia sono in situazione ancora critica, ovvero Abruzzo (33%), Friuli Venezia Giulia (34%), Marche (33%), Molise (31%), Bolzano (39%) e soprattutto Umbria, dove il 59% dei posti in terapia intensiva è occupato da pazienti Covid e dove è stata rilevata la circolazione di varianti.
La certificazione di un passaggio in zona rossa arriverà però soltanto con la pubblicazione dei nuovi dati del monitoraggio, mentre il nuovo esecutivo guidato da Mario Draghi è già al lavoro per “snellire” il Comitato Tecnico Scientifico e creare una cabina di regia dei ministri che tenga conto non solo dell’aspetto normativo dei provvedimenti ma, contestualmente, anche di quello economico per evitare un nuovo “caso sci”.
Sul tavolo anche le nuove misure che dovranno essere prese già dalla prossima settimana quando scadrà il decreto che vieta lo spostamento tra regioni, già prorogato una prima volta proprio fino al 25 febbraio. L’attesa è tutta rivolta dunque a venerdì prossimo quando saranno pubblicati i nuovi dati del monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità. Le regioni più a rischio sono Lombardia (dove da oggi quattro comuni sono in lockdown), Emilia-Romagna, Lazio, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Marche.
La situazione più delicata è quella dell’Abruzzo dove ci sono già due province in zona rossa, quelle di Pescara e Chieti. Da venerdì, però, c’è il serio rischio che l’intera regione sfori l’indice Rt 1.25 (il limite per passare in rosso), anche a fronte del record di ricoverati degli ultimi due mesi registrato oggi.
Nel giorno in cui il bollettino fa registrare 12.074 nuovi casi, 369 vittime e un tasso di positività del 4,1%, a preoccupare non sono solo i dati sui nuovi ricoverati, in aumento, ma anche la diffusione delle varianti che, stando alle parole degli scienziati, andrebbero immediatamente isolate. Ieri, per esempio, a Napoli è stato rintracciato un ceppo molto raro del virus (appena 100 casi nel mondo), comparso per la prima volta in Italia. Oggi è stata la Basilicata ad individuare la variante inglese – già diffusa in Lombardia e in altre regioni – mentre in Toscana ci sarebbe un caso di variante brasiliana, così come accertato già in Veneto.
Dalla Regione Lombardia, il presidente Attilio Fontana lancia un appello al Cts ad anticipare le decisioni sulle zone. “Con il Comitato – dice – ci si confronta il venerdì. Per me, se fosse possibile, si dovrebbe anticipare questa data perché i dati al Cts arrivano al martedì e quindi si potrebbe anticipare la notizia”. È scettico sul sistema a “semaforo”, poi, l’assessore alla Salute della Regione Puglia, Pierluigi Lopalco. “Credo che il meccanismo debba essere rivisto – spiega – perché è così veloce il cambiamento della situazione epidemiologica che cambiare zona di rischio sulla base di una valutazione di dati che vengono da due settimane prima è un meccanismo che funziona poco”. Rilievi ai quali replica indirettamente lo stesso premier Draghi, nel suo intervento al Senato: “ogni cambiamento”, ha detto, sarà comunicato “con sufficiente anticipo”.
Zone a parte, ora il nuovo governo dovrà affrontare anche la questione del riassetto del Cts e l’istituzione di una cabina di regia di ministri che valuterà i nuovi provvedimenti confrontandosi con tutto l’Esecutivo, ma sarà anche l’unica deputata a raccogliere le indicazioni di tecnici e scienziati. L’intenzione è quella di evitare inutili sovrapposizioni di voci che in qualche modo possano ‘destabilizzare’ le regioni, come avvenuto spesso in passato. Ma non solo. La cabina avrà il compito di predisporre i provvedimenti pensando allo stesso tempo al tema economico. Per ogni chiusura dovranno essere predisposti immediati ristori. Da decidere ancora quale strumento utilizzare, se il più volte “contestato” Dpcm (quello oggi in vigore scade il 5 marzo) o il più ‘tradizionale’ decreto, come quello che vieta lo spostamento tra le regioni la cui efficacia cesserà giovedì prossimo. Un provvedimento che, quasi certamente, sarà prorogato.
BOLLETTINO ABRUZZO: 438 NUOVI CASI E 6 DECESSI. OLTRE 500 GUARITI MA RICOVERI IN AUMENTO
Sono 438 i nuovi casi di Coronavirus registrati in Abruzzo nelle ultime ore, di età compresa tra i 6 mesi e i 97 anni, emersi dall’analisi di 4.732 tamponi molecolari e 5.087 test antigenici: il tasso di positività è pari al 4.5%. Il totale dei positivi dall’inizio dell’emergenza sale così a 49.229.
Il bilancio dei pazienti deceduti registra 6 nuovi casi e sale a 1.588, di età compresa tra 53 e 96 anni: 3 in provincia di Chieti, 1 in provincia dell’Aquila, 1 in provincia di Teramo e 1 in provincia di Pescara. Nel numero dei casi positivi sono compresi anche 35.434 dimessi/guariti (+529 rispetto a ieri).
Del totale dei casi positivi, 12.787 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila (+48 rispetto a ieri), 11.830 in provincia di Chieti (+147), 12.061 in provincia di Pescara (+161), 11.944 in provincia di Teramo (+57), 405 fuori regione (-2) e 202 (+27) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza.
I positivi con età inferiore ai 19 anni sono 86, di cui 11 in provincia dell’Aquila, 28 in provincia di Pescara, 36 in provincia di Chieti e 11 in provincia di Teramo.
Gli attualmente positivi in Abruzzo, calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti, sono 12.207 (-97 rispetto a ieri). Dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, sono stati eseguiti complessivamente 690.644 tamponi molecolari (+4.732 rispetto a ieri) e 182.173 test antigenici (+5.087 rispetto a ieri).
551 pazienti (+16 rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale in terapia non intensiva; 63 (-1 rispetto a ieri con 4 nuovi ricoveri) in terapia intensiva, mentre gli altri 11.593 (-112 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl.






