AVEZZANO – “E’ evidente che all’ospedale di Avezzano ci siano state difficoltà enormi, che non era preparato per far fronte ad una seconda ondata, con carenza di posti per la terapia intensiva, promiscuità tra malati covid e non covid. soprattutto al pronto soccorso. E una persona con grave insufficienza respiratoria è morta, fuori al nosocomio, senza avere tempestiva assistenza”.

A parlare contattato da Abruzzoweb, è l’avvocato Giuliano Fina, 30 anni, che assiste, assieme all’avvocato Francesco Carattoli, entrambi del Foro di Avezzano, la famiglia di Enzo Di Felice, 72 anni, di Luco dei Marsi, in provincia dell’Aquila, morto nella mattina del 23 ottobre scorso dentro  la Fiat 600 della sorella Iole, mentre era in fila davanti al pronto soccorso.

Solo una delle azioni legali che stanno interessando la Asl provinciale aquilana, di cui è direttore generale Roberto Testa, travolta a partire ottobre dalla seconda ondata di epidemia quando i positivi sono passati da 680 a 11mila, di cui su 487 operatori sanitari, 195 solo ad Avezzano, con l’ospedale marsicano andato in tilt. Si sono così moltiplicati esposti e interrogazioni parlamentari. I sindaci sono arrivati a chiedere l’intervento dell’esercito, la realizzazione di un ospedale da campo, e il commissariamento della Asl.

La dolorosa vicenda di Di Felice è tornata del resto alla ribalta delle cronache  con  il reportage Rainews24 “La Pandemia, viaggio nella sanità abruzzese”, drammatiche poi le testimonianze raccolte dagli ex pazienti ricoverati all’ospedale San Salvatore abbandonati a se stessi, su brandine e senza assistenza per ore, anche al pronto soccorso, dove transitavano anche pazienti no-covid. Intervistato anche lo stesso l’avvocato Fina che ha commentato con amarezza: “dovevano essere investite maggiori risorse all’ospedale di Avezzano, visto che tutti sapevano che la seconda ondata di epidemia sarebbe arrivata”.

Il medico legale Simona Ricci, che ha effettuato l’autopsia, ha stabilito che la morte di Di Felice è avvenuta per un arresto cardio respiratorio. Non era affetto da covid.

I familiari hanno subito presentato un esposto ai carabinieri.  La procura di Avezzano ha aperto un fascicolo per omissione di soccorso, contro ignoti. Si è in attesa della perizia della Procura che dovrà accertare le cause del decesso. Importante anche stabilire con esattezza il tempo di permanenza di Di Felice fuori al pronto soccorso, attraverso l’esame delle immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza.

La perizia di parte dell’accusa, affidata al professor Enrico Mei, direttore del Dipartimento di Scienze medico-legali canonistiche e penalistiche nella Pontificia università lateranense di Roma, ha intanto attestato, come causa della morte di Di Felice, una sofferenza respiratoria che avrebbe determinato poi l’arresto cardiaco.

Pochi giorni prima davanti allo stesso ospedale era morta Maria Giuseppa Palma, 79 anni, positiva con il coronavirus, che ha preso nella casa di riposo Don Orione dove viveva, deceduta in ambulanza dove ha aspettato quattro lunghissime ore senza poter mai entrare nel reparto Covid.

Secondo fonti della Asl provinciale dell’Aquila, Di Felice sarebbe stato soccorso dai medici ma “ogni tentativo è stato vano”. Intervistato da Rainews24 il dg Testa ha spiegato che “Non ci siamo adagiati sugli allori dopo la prima ondata. Io sono anche medico igienista, e non solo un manager so come lavorano gli operatori”. E aggiunto : “ci sono state segnalazioni di disfunzioni, anche al limite dell’inverosimile e l’azienda ha posto in essere le opportune verifiche, e questi fatti che in molti casi sono stati pubblicamente smentiti”.

Spiega dunque Fina ad Abruzzoweb: “Sull’aspetto processuale della vicenda ad oggi non si può dire nulla, vige come ovvio il segreto istruttorio, e siamo in attesa della perizia eseguita sulla salma che doveva essere presentata a fine gennaio.

Al di là delle eventuali responsabilità penali, resta il drammatico susseguirsi di eventi, che hanno preceduto la morte di Enzo Di Felice.

“Il 23 mattina  – spiega l’avvocato Fina – il signor Di Felice aveva prenotato una radiografia ad una spalla, che era da giorni dolorante, da effettuarsi alla clinica privata Di Lorenzo. Mentre era in attesa, ha cominciato ad avvertire problemi respiratori. Anche per questo si è tolto la mascherina e una dottoressa gli ha spiegato che senza dispositivo di protezione individuale non poteva essere ricevuto e non poteva stare dentro la struttura. Così la sorella alla guida dell’automobile ha portato di corsa il signor Di Felice all’ospedale. Ma come si sostiene nella nostra denuncia, arrivati davanti al pronto soccorso, una persona sempre più in crisi respiratoria, non è stato preso in carico con la tempestività che era necessaria. Gli è stato chiesto anzi se avesse fatto il tampone anti covid. E il signor Di Felice è morto in auto, in vana attesa di aiuto”.

“Sarà l’inchiesta della Procura a far piena luce sull’accaduto, da quello che a noi risulta è che il signor Di Felice, prima in una clinica privata, poi all’ospedale di Avezzano, nonostante una pericolosissima crisi respiratoria in corso, non è stato soccorso”, conclude l’avvocato. (red)