ROMA – Le prossime due settimane saranno decisive per valutare l’andamento della curva del virus e decidere se si potranno allentare alcune delle misure in atto o se sarà necessario rinnovare ulteriormente la stretta, almeno fino allo scadere del Dpcm previsto per il 5 marzo.
Con oltre 48 milioni di italiani entrati da questa mattina in zona gialla, tecnici e governo guardano già al 15 febbraio, data in cui cesserà il divieto di spostamento tra le Regioni e lo stop per gli impianti sciistici disposti con i provvedimenti di gennaio.
Intanto esplode la polemica su foto e i video girati in tutta Italia nel fine settimana con il timore che gli assembramenti nelle piazze, le file per salire su bus e metropolitane, la possibilità di tornare a sedersi in un bar o in un ristorante, potrebbero far esplodere di nuovo i contagi.
“Basta con il tiro al bersaglio sui sindaci, il Cts pensi a fare la sua parte” dice il presidente Antonio Decaro attaccando il coordinatore Agostino Miozzo che “sembra impegnato in un disperato tentativo di allontanare da sé le responsabilità e addossarle sugli obiettivi più facili, quelli che per natura e per senso del proprio dovere sono abituati ad esporsi in prima persona”.
“Non ho contestato i sindaci, nelle mie parole non c’è alcuna intenzione di addossare loro responsabilità diverse da quelle che hanno” replica Miozzo che però rinnova “l’accorato appello” a non abbassare la guardia, poiché “le immagini che abbiamo visto sono di estrema grande preoccupazione”. Miozzo non è l’unico a dire che serve molta attenzione altrimenti l’Italia tra 15 giorni sarà nuovamente alle prese con chiusure e divieti.
Lo sostiene il governatore Attilio Fontana che invita i lombardi a vivere la zona gialla “con grande senso di responsabilità” e lo ripete l’assessore alla Sanità della Puglia Pierluigi Lopalco secondo il quale in questo momento lasciare la “briglia sciolta al virus” è addirittura un “errore imperdonabile”. Una posizione già espressa chiaramente da Roberto Speranza e ribadita da Francesco Boccia, i due ministri che hanno sempre mantenuto una linea rigorista: “L’errore che dobbiamo evitare – dice il ministro per gli Affari Regionali – è pensare che il Covid sia un ricordo e che non possa toccare noi. La velocità con cui circolano le varianti inglese e brasiliana non consentono di abbassare la guardia”.
Le prossime due settimane saranno dunque decisive e una prima indicazione potrebbe arrivare già tra mercoledì e venerdì, quando il Cts si riunirà per analizzare il nuovo protocollo sullo sci. Molto probabile, infatti, che gli esperti chiederanno alle Regioni ulteriori modifiche: in particolare, l’indicazione dovrebbe essere quella di non consentire l’apertura degli impianti nelle zone arancioni e di sollecitare misure idonee per la gestione dei flussi soprattutto per i comprensori più grandi, quelli che si estendono tra diverse regioni o province autonome, che nel protocollo non sono indicate.






