PESCARA – “Lavorare in ospedale durante questa epidemia di Coronavirus non è per niente facile e a Natale ancora di più”.

Un Natale di restrizioni nel quale mancano abbracci tra familiari ed amici, soprattutto per chi è ricoverato in ospedale, lontano dai propri affetti, privato di un punto di riferimento e con l’unica presenza di medici, infermieri e operatori socio sanitari anch’essi provati da un anno difficile ma senza mai tirarsi indietro, neanche per sostenere empaticamente i pazienti.

Lo sa bene un’operatrice socio sanitaria del Covid Hospital di Pescara, che preferisce restare anonima, intervistata da Abruzzoweb: “i pazienti si sentono soli ed è proprio qui che il nostro diventa anche un lavoro empatico”.

Un Natale, quindi, in corsia che non sarà come gli anni passati, perché seppur ci sono le feste il virus non va in vacanza ed il rischio di contrarlo per gli addetti ai lavori è maggiore.

“Lavori riflettendo sul fatto che ogni persona che incontri, ogni paziente con cui vieni a contatto, ogni secondo di lavoro può essere decisivo per la tua salute e per quella degli altri. Bisogna essere sempre concentrati e non deve esserci margine di errore”, commenta l’oss.

Anche per questo motivo in Abruzzo si è scelta una linea dura: non sarà possibile far visita ai propri cari in ospedale durante i giorni di Natale; al contrario, semaforo verde in alcune città italiane nelle quali alcuni ospedali hanno deciso di aprire alle visite dei parenti con tutte le precauzioni del caso. Accade all’Ospedale San Donato di Arezzo, Toscana così come, a Grosseto, nella Bassa Toscana, all’Ospedale Misericordia, con regole rigide si potrà far visita ai pazienti Covid: una decisione presa dalle Asl che equilibra la tutela del valore assoluto alla salute con la necessità di far incontrare, per Natale, i familiari più stretti.

“Purtroppo non saranno possibili le visite in ospedale, è un momento molto difficile per tutti”, riferisce l’oss che sottolinea, comunque, quanto sia importante per i pazienti non sentirsi soli in un momento che dovrebbe essere di condivisione e di gioia con i propri affetti, per questo il lavoro di medici, infermieri ed oss oltrepassa il confine delle cure mediche affiancando ad esse quelle della cura dell’animo del ricoverato isolato.

“I pazienti, anche quelli più forti caratterialmente, diventano fragili emotivamente all’interno del reparto: si sentono soli e perduti, senza un punto di riferimento. Ed è proprio qui che si manifesta il nostro più grande lavoro empatico nel non farli sentire soli, ma farli sentire come in una nuova e grande famiglia. Devo dire che quando il loro umore si risolleva è la nostra più grande gratificazione”.

Dall’Aquila, il primario di Rianimazione del San Salvatore Franco Marinangeli parla di “Un Natale triste in cui sento il bisogno di comunicare la mia vicinanza alle famiglie dei pazienti ricoverati, che vivono momenti difficilissimi. E un ringraziamento ai medici, infermieri e Oss che anche questa mattina stanno lavorando con l’energia e la passione di sempre. Collaboratori di cui sono orgoglioso. Un Natale triste ma con una speranza oggettiva di uscire dal tunnel. Dopodomani il vaccino a cui spero si sottoporranno tutti i sanitari, per dare l’esempio e per dimostrare che si tratta della scelta più giusta. Questo virus è terribile, non si può combattere realmente se non attaccandolo da più parti, non farlo è da irresponsabili”.