L’AQUILA – Si allungano i tempi per arrivare al decreto di acquisizione alla Metal Master per Aura Materials, azienda aquilana specializzata nel recupero di materiale ferroso con una cinquantina di dipendenti, e in crisi da anni.

La Regione Abruzzo, infatti, ha fatto slittare l’incontro tra le parti previsto, per oggi, al 24 novembre alle 12 a Pescara. Non  se ne conoscono le ragioni, quello che è certo che è  un incontro decisivo per l’accordo sindacale sul riassorbimento delle maestranze, senza il quale  non può concludersi la procedura negoziale davanti al tribunale dell’aquila con il passaggio di proprietà alla metal Master, il sodalizio fondato dal colosso  nazionale ed internazionale Stemin Spa di Bergamo in cordata con il player locale, il gruppo imprenditoriale Circi, che ha offerto 4 milioni per ottenere la aggiudicazione ma non la acquisizione definitiva.

Ora dunque esiste il rischio che salti la procedura negoziale e si riavvicina lo spettro del fallimento. Non può escludersi che il rinvio possa indurre l’acquirente a ritirarsi . E la casa integrazione straordinaria scade  a fine 2026.

Secondo quanto si è appreso gli imprenditori avrebbero storto il muso per il ritardo nell’attuazione dell’ambizioso piano industriale. Tanto che oggi ci dovrebbe essere un summit da remoto con l’avvocato cassazionista del Foro di Pescara, Sergio Della Rocca, nella qualità di esperto nominato dalla Camera di Commercio per questa procedura.

In occasione della riunione della quinta commissione consiliare del Comune dell’Aquila il consigliere di Azione Fabio Frullo ha espresso forte preoccupazione per il differimento di tre settimane del vertice.

“Il tempo”, ha detto, “non è una variabile secondaria in questa vertenza. Ogni rinvio aumenta le incertezze e alimenta le preoccupazioni dei lavoratori e delle loro famiglie. Non possiamo ignorare che lo spettro del fallimento continua a rappresentare un rischio concreto. Per questo è indispensabile accelerare il confronto e arrivare rapidamente a soluzioni credibili”.

“ Questa”, ha aggiunto, “non può essere la vertenza del 25 più 12 più 9. Deve essere la vertenza di 46 lavoratori. Quarantasei persone, quarantasei storie professionali e familiari che meritano tutte una risposta. Non possiamo considerare risolta una crisi occupazionale finché anche un solo lavoratore rimane privo di una prospettiva concreta e dignitosa”.

“Occorre ragionare  su un piano aziendale serio, sostenibile e verificabile. Ad oggi questo piano non è stato ancora presentato alle organizzazioni sindacali. È un passaggio fondamentale, perché senza un progetto industriale chiaro rischiamo di discutere di numeri senza conoscere le reali prospettive produttive e occupazionali”.

Un ulteriore elemento di attenzione riguarda la situazione del Tecnopolo, che Frullo ha detto di voler portare all’esame della terza Commissione consiliare da lui presieduta. La questione, infatti, rappresenta uno degli aspetti da approfondire per comprendere le effettive possibilità di rilancio dell’attività produttiva e superare le criticità che potrebbero compromettere il percorso di soluzione della vertenza.

“Il nostro obiettivo – ha concluso Frullo  sempre in relazione alla vertenza Aura– deve rimanere uno soltanto, trovare soluzioni giuste e concretamente praticabili per tutti e 46 i lavoratori. La tutela dell’occupazione non può essere affidata a una somma di numeri, ma deve poggiare su un progetto industriale credibile e sulla responsabilità di tutti i soggetti coinvolti. Il Comune dell’Aquila continuerà a seguire questa vicenda con la massima attenzione”.

Insomma il futuro aziendale ed occupazionale non è per nulla  assicurato: infatti, nell’ambito della procedura negoziale che consente alle aziende in crisi di beneficiare di una sorta di “scudo” che congela il debito e le varie istanze dei creditori, per tentare il salvataggio, aperta da mesi davanti al  Tribunale dell’Aquila, emerge che nel mese di ottobre c’è stata solo l’acquisizione, per 4 milioni di euro, da parte della Stemin e del gruppo imprenditoriale Circi, che allo scopo hanno fondato il sodalizio Metal Master. Ma, per appunto, non l’atto di acquisizione che sarà firmato quando tutti i tasselli saranno al loro posto.

Non a caso, dal carteggio è emerso un passaggio, in questo movimento fondamentale, di cui però le istituzioni che hanno annunciato gli ammortizzatori sociali, non fanno menzione: l’avvocato  Sergio Della Rocca,  ha inviato al giudice Maura Manzi una relazione nella quale fa il punto della situazione sulla trattativa, secondo il professionista in fase avanzata, elencando quali sono gli step che mancano per arrivare alla felice conclusione del percorso di salvataggio.

Ora il giudice dovrà esprimersi anche se è quasi certo che concederà altro tempo, non molto, si parla di un mese, per chiudere la procedura. Una situazione che quindi preoccupa ancora i dipendenti e le loro famiglie e il territorio, anche alla luce di un clima caotico.

Insomma, Della Rocca ha informato il giudice sullo stato dell’arte della vicenda che però a stretto giro deve essere chiusa in un senso o nell’altro.

Ed ecco perché il comunicato inviato giorni fa dal sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, e dallo stesso consigliere  con delega alle  Politiche del lavoro, Fabio Frullo, che hanno ringraziato l’assessore regionale al Lavoro, Tiziana Magnacca, “per l’attenzione e per il lavoro istituzionale portato avanti dalla Regione Abruzzo nel seguire questa delicata vertenza” (Qui il link), appare parziale visto che Metal Master non è in sella e che anche il sodalizio del salvataggio dovrà firmare dei documenti che fanno parte del carteggio per gli ammortizzatori sociali.

E in riferimento al punto più caldo, quello del riassorbimento dei 47 dipendenti, nella proposta e nel piano industriale gli imprenditori hanno previsto la riassunzione all’atto della firma di 25 addetti. Il 13 ottobre scorso, infatti, nel corso dell’incontro istituzionale convocato dalla Regione Abruzzo, è stata raggiunta un’intesa che prevede la ricollocazione immediata dei 25 lavoratori, cui si aggiungeranno altri 12 dipendenti con l’avvio a regime delle attività. Per i restanti nove lavoratori è stato individuato un percorso di esodo volontario incentivato.