L’AQUILA – Proteste anche in Abruzzo per il carocarburanti che sta mettendo in ginocchio anche l’agricoltura.
Mercoledì la Colidiretti sarà a palazzo dell’Emiciclo con i trattori per chiedere “un intervento concreto a sostegno delle imprese agricole, sempre più schiacciate dall’aumento dei costi di produzione”, e di attivare uno sconto retroattivo sul gasolio agricolo utilizzato e da utilizzare da giugno a dicembre 2026″.
Sempre mercoledì la Cia Abruzzo manifesterà a Roma, davanti alla Camera dei deputati.
Al centro della mobilitazione, una questione che Cia denuncia da anni: i costi di produzione pesano sulle imprese, i prezzi agricoli in diversi comparti diminuiscono e le famiglie continuano a pagare di più per fare la spesa.
Gli ultimi dati Ismea, relativi a settembre 2026, registrano una diminuzione del 3,5% dei prezzi agricoli all’origine rispetto a un anno prima, con flessioni del 42% per l’olio d’oliva, dell’11,4% per la frutta e dell’11,3% per il vino. L’andamento non è uniforme: gli ortaggi, ad esempio, segnano un aumento del 44,2%.
Sul fronte dei costi, l’ultimo indice Ismea disponibile, relativo ad agosto, registra un +8,4% per i mezzi correnti di produzione delle coltivazioni agricole, con +11,4% per il frumento, +7,2% per l’olivicoltura e +6,4% per la frutta.
Intanto, secondo le stime preliminari Istat di settembre, i prezzi degli alimentari non lavorati aumentano del 5,5%, mentre l’inflazione generale raggiunge il 4,2%.
A settembre 2026, secondo Ismea, le pesche erano quotate mediamente 0,74 euro al chilogrammo all’origine, le pere 0,95 euro, l’uva da tavola 0,62 euro. Rispetto a settembre 2025, i prezzi agricoli delle pere sono diminuiti del 19,6% e quelli dell’uva da tavola del 20,2%.
Nella rilevazione Ismea-NielsenIQ di giugno 2025, le zucchine scure erano quotate 0,51 euro al chilogrammo all’origine, contro 1,61 euro al dettaglio per la categoria zucchine; le pesche a polpa gialla 1,16 euro, contro 2,99 euro al dettaglio per la categoria pesche.
Confronti che riguardano fasi commerciali e categorie non sempre perfettamente coincidenti e che non rappresentano automaticamente il margine della distribuzione. Evidenziano però la necessità di comprendere come si forma il prezzo finale e quanto valore viene riconosciuto alla produzione.
Il comparto olivicolo è emblematico delle contraddizioni del mercato. Secondo i dati Istat riferiti al 2025, l’Italia ha prodotto circa 379 milioni di litri di olio d’oliva, ne ha esportati 298 milioni e ne ha importati 565 milioni: un volume di importazioni pari a circa una volta e mezza la produzione nazionale.
A settembre 2026, Ismea rileva per l’extravergine un prezzo medio all’origine di 4,81 euro al chilogrammo, in calo del 49,4% su base annua. Una media di mercato che non va confusa con la quotazione specifica dell’olio 100% italiano.
Secondo il rapporto Frantoio Italia, al 30 settembre risultavano inoltre 195.044 tonnellate di olio in giacenza, il 46,7% in più rispetto a un anno prima.
Un mercato nel quale convivono produzione nazionale di qualità, forti importazioni, esportazioni e giacenze importanti, mentre molte famiglie, alle prese con bilanci sempre più difficili, sono spinte a privilegiare il prezzo rispetto all’origine del prodotto.
“Esprimiamo piena solidarietà e sostegno agli agricoltori che stanno manifestando in tutta Italia. Le loro difficoltà sono anche le nostre. Non è una questione di sigle, appartenenze o bandiere: il problema riguarda l’intera agricoltura italiana”, dichiara Domenico Bomba, presidente di Cia Chieti-Pescara.






