CHIETI – Colpo di scena che ha del clamoroso alle elezioni suppletive per la Camera dei deputati nel collegio uninominale della provincia di Chieti, in programma domenica 15 e lunedì 16 novembre prossimi: ci potrebbe essere una sorprendente candidatura per il centrosinistra del 66enne Luciano D’Amico, ex rettore della università di Teramo e capo, più volte contestato per la scarsa efficacia della sua guida, della opposizione in consiglio regionale.

La investitura è vicina, visto che la direzione provinciale del campo largo di Chieti nella riunione di ieri sera ha dato il placet alla proposta.

Non c’è però il via libera definitivo perché, secondo quanto si è appreso, manca il sì del Movimento cinque stelle, spaccato tra la componente del consiglio regionale con Francesco Taglieri ed Erika Alessandrini nettamente favorevoli, e la componente della deputata Daniela Torto che è contraria. Ma la questione si dovrebbe risolvere.

Per il consigliere regionale, capogruppo del gruppo misto, originario di Torricella Peligna, in provincia di Chieti, sarebbe una nuova discesa in campo, questa volta per il Parlamento, dopo aver sfidato alle regionali del marzo 2024 l’uscente presidente della Regione Marco Marsilio, di FdI, che lo ha battuto con il 53,5% contro il 46,5% dei voti.

Gli altri in corsa per il centrosinistra alle suppletive sono stati il capogruppo del Pd, Silvio Paolucci, e anche il sindaco di Vasto, Francesco Menna, che però non si sono opposti all’ipotesi D’Amico: i due avrebbero fatto largo senza problemi al professore, molto probabilmente anche avendo visto la sua grande motivazione. Al posto di D’Amico in consiglio, in caso di elezione subentrerebbe Anna Bosco, prima dei non eletti nel 2022, oggi assessore comunale a Vasto. Da qui il placet di Menna e Paolucci, a cui Bosco è vicina politicamente. Bosco però potrebbe essere anche la candidata sindaco di Vasto a primavera 2027, visto che Menna sta concludendo il suo secondo mandato.

Secondo quanto si è appreso, sarebbe stato l’ex rettore a presentare la sua candidatura pensando di avere la forza e le motivazioni adeguate per vincere la mini campagna elettorale.

Per D’Amico, che ormai ricopre solo in teoria il ruolo di coordinatore del campo largo, mai coeso ed efficace, visto che è sempre più inascoltato e ininfluente, sarebbe l’occasione d’oro per cambiare aria e centrare quello che da sempre è stato il suo obiettivo: fare le valigie per il Parlamento in un seggio alla portata, anche se per pochi mesi, ma con la possibilità di riproporre la sua figura alle elezioni politiche del prossimo anno.

In questo caso senza il placet dei due big del Pd, il deputato ed ex presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, e il senatore Michele Fina, ex segretario regionale ed attuale uomo forte nazionale dei dem ricoprendo anche la carica di tesoriere nazionale.

Sfiderà, questo è certo, un candidato della Lega, visto che lo scranno parlamentare è stato lasciato libero dal deputato del Carroccio, l’economista toscano Alberto Bagnai, nominato componente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust). E i nomi in pole position sono i tre consiglieri comunali salviniani di Chieti, Mario Colantonio capogruppo e già candidato a sindaco, Liberato Aceto e Anna Lisa Bucci, e il coordinatore provinciale Maurizio Bucci, sindaco di Gamberale, nonché presidente dell’Ater di Lanciano e componente del collegio sindacale di Fs Engineering, società controllata del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane (Rfi).

Nel centrosinistra c’è aria di ottimismo e si considera la vittoria alla portata, dopo aver mantenuto il capoluogo Chieti con la vittoria di Giovanni Legnini a giugno, e alla luce degli stessi risultati delle regionali del 2024, dove il distacco tra Marsilio e D’Amico è stato più risicato rispetto alla media abruzzese, 51,5% contro il 48,7%. Come pure alle politiche del settembre 2022, quando la coalizione del centrodestra prese, a sostegno di Bagnai, il 45,9%, a conti fatti meno del campo largo, se si sommano le componenti che andranno questa volta unite: 22,1% del centrosinistra con Elisabetta Merlino, 20,3% del M5S con Carmela Grippa, 6% di Azione e Italia Viva con Luigi Fuiano.

Inoltre, nel centrodestra c’è l’incognita della concorrenza a destra, potenzialmente fatale, di Futuro Nazionale dell’ex generale in pensione ed eurodeputato, andato via dalla Lega da vicesegretario nazionale, Roberto Vannacci, dato all’8% e che potrebbe correre da solo, come nelle suppletive in Calabria, con possibile candidata l’ex consigliera regionale, anche lei ex Lega, la vastese Sabrina Bocchino.

Tornando a D’Amico, il già candidato presidente della Regione D’Amico, nei banchi dell’opposizione, è divenuto il coordinatore del campo largo, ma ormai non ha più il controllo della situazione, visto che, innanzitutto, il Partito democratico non ha intenzione di farsi dettare la linea da un parvenu della politica di estrazione civica, per quanto stimato e autorevole. In particolare, l’attrito è con il sanguigno consigliere dem Sandro Mariani, teramano, ma anche con i due consiglieri di Abruzzo Insieme, la lista di D’Amico alle regionali, Vincenzo Menna, vicesindaco di Atessa, e Giovanni Cavallari, anche lui teramano.

Momenti di particolare distacco si sono registrati quando D’Amico, per poi fare un passo indietro, si è detto d’accordo con Marsilio sul collegio unico regionale e pure sull’Asl unica, e per il suo atteggiamento troppo intransigente contro i cosiddetti fondi a pioggia e a discrezione, per lui mere marchette, ma che tanto comodo farebbero, in termini di coltivazione del consenso, ai consiglieri di opposizione, partecipando alla spartizione della torta con il centrodestra.

Ma il vero motivo del dissidio – si racconta nell’inquieto centrosinistra – è che D’Amico, che alla politica ci ha preso comunque gusto, ha avuto non certo da ora come obiettivo la candidatura in Parlamento a settembre 2027, oppure la ricandidatura alla presidenza alle regionali del 2029.

Si è trovato però la porta sbarrata, in particolare dal Pd, visto che per il Parlamento ci sono in pole position, già blindatissimi per la riconferma D’Alfonso e Fina. E per le regionali, anche se mancano tre anni, la fila degli aspiranti candidati è già lunghissima.

E dunque, un’eventuale elezione alla Camera approfittando delle suppletive sarebbe per D’Amico l’occasione di cambiare aria e un po’ come fare bingo.

Sarà onorevole per pochi mesi, visto che si tornerà a votare a settembre 2027, o forse anche prima, con le elezioni anticipate. Ma potrebbe in ogni caso essere un buon motivo per chiedere la ricandidatura anche al prossimo giro, partendo da una posizione di forza, essendo riuscito a battere il centrodestra e ribaltando l’esito delle regionali del 2024.

In ogni caso, il professore, in caso di elezione a novembre, non dovrà dimettersi subito dal Consiglio regionale e potrà attendere fino al massimo del tempo concesso dalla legge, sei mesi, prima di optare per una delle due cariche. In tal modo, potrebbe conoscere i tempi delle elezioni nazionali, che potrebbero essere indette, come detto, anche in primavera, e decidere. Un po’ come ha fatto D’Alfonso alle Politiche del 2018, eletto senatore a marzo 2018 e dimessosi da presidente di Regione ad agosto, optando per Palazzo Madama. (b.s. e f.t.)